mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Angelo Santoro: Pregiudizi e immigrazione
Pubblicato il 29-09-2015


Sono anni che si parla di immigrati, immigrazione, emigrazione, esodi di massa, migranti con la patente A, quelli con la patente B, e poi ci sono pure quelli che la patente non ce l’hanno; la domanda me la sono posta guardando in televisione tutte le persone che scappano da guerre scatenate per difendere gli interessi di pochi, e camminano verso la speranza di trovare una vita migliore. La cosa curiosa, però, è che poco si parla dei beneficiari di questi conflitti.
E invece ci dilunghiamo sulla opportunità o meno di accettare persone che affrontano viaggi senza fine per salvare e migliorare la qualità della loro vita: un dibattito odioso che mette in apprensione queste donne e questi uomini armati della loro fede e del loro coraggio; altro che scongiuri o riti sciamani, sfogliano pazientemente le margherite dell’incertezza: mi accolgono, non mi accolgono.
Per un po’ ho seguito i dibattiti, ascoltato gli esperti e perfino gli espertissimi. Debbo dire che a fasi alterne ho seguito il rimpallo dei discorsi sui campi pittati di verde speranza tifando un po’ per tutti i “sentimenti”, ma alla fine ho optato per la paura. Una posizione comoda che mi ha lasciato un buon sapore in bocca. Finalmente avevo deciso: meglio aiutare quelle persone nei loro Paesi con un bel versamento di due euro da addebitare sul telefonino.
Mai stato tanto convinto, tranquillo, finalmente mi ero messo l’animo in pace. Ma la vita, si sa, è ricca di cose curiose che modificano d’un tratto il nostro pensare. A me è successo. Dovevo andare a Roma, relatore per conto di Interessi Comuni, in un convegno presso la Biblioteca Nelson Mandela, non potevo assolutamente mancare l’appuntamento.
L’unica possibilità di raggiungere in orario la città capitolina era con partenza da Reggio Emilia via Bologna, ma dalla vecchia stazione reggiana, non dalla nuova e bellissima Alta Velocità modellata da Santiago Calatrava.
La cosa mi aveva disturbato non poco per il vociferare di situazioni indecorose e pure pericolose che avevo letto e ascoltato in giro per la città: risse e scippi sembravano essersi impadroniti del territorio della vecchia stazione ferroviaria, una sorta di Bronx vestito a festa per il divertimento di extracomunitari sbandati e criminosi.
Ma non avevo alternative. Tolta la cravatta e l’orologio, mi sono avventurato in stazione per prendere un treno da un luogo così infame che avrebbe potuto segnare la mia vita: infatti, è avvenuto proprio così.
Vuoi per la fretta, vuoi per la paura, sono sceso dall’auto e mi sono precipitato in mezzo a tutti quegli extracomunitari. Quand’ecco che, nella spasmodica concitazione dettata dall’ansia di raggiungere più velocemente possibile il treno che mi attendeva, non vengo frenato non già da qualche pericoloso africano, piuttosto da un brutto capitombolo. Mi ritrovo steso per terra, con il volto contro la pensilina e il mento sanguinante per l’urto subito. Pochi secondi, il tempo di realizzare quanto accaduto e mi accorgo della presenza di quattro ragazzi neri dal volto pulito e gli occhi puliti, mentre i nostri connazionali filavano via, vuoi per la fretta, vuoi per l’indifferenza. Questi “angeli” erano lì ad aiutarmi dopo quella rovinosa caduta provocata dalla mia insensatezza, dai miei pregiudizi. Mi hanno sollevato nell’indifferenza dell’europeo che mi camminava sopra. Questi nuovi amici, invece, mi hanno accompagnato fino all’auto che mi aspettava per riportarmi a casa, e hanno persino rifiutato i cinquanta euro che gli ho offerto, malgrado ne avessero bisogno.
Ebbene, nel breve viaggio verso la mia abitazione ho ripensato al coraggio dei migranti mentre io ero lì intimorito per uno sciocco incidente, e perfino sul punto di rinunciare ad un appuntamento importante per un paio di escoriazioni.
Disinfettato a modo le ferite sono tornato in stazione, ed ho preso il primo treno diretto a Roma per andare a parlare ad una platea che era in attesa. Al prossimo pregiudizio…

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Caro Angelo a volte è dall’esperienza diretta che si formano le opinioni. Non generalizziamo però. Non è vero che tutti gli extracomunitari siano come quelli che hai incontrato e non è vero che tutti gli italiani sono come quelli che ti hanno schivato. Certo i pregiudizi sono tutti negativi e soprattutto sconfinano nel razzismo. Attribuire a un razza o a una nazionalità il vizio di uno lo è.

Lascia un commento