giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Francesco Castria:
Crema o cioccolato?
Se è obbligata, non è una scelta
Pubblicato il 14-09-2015


Gentile direttore, chiedo ospitalità all’Avanti per alcune riflessioni sullo stato della nostra comunità e sulle possibili prospettive, stimolate, tra l’altro, dagli argomenti discussi durante il Consiglio Nazionale, tenutosi nella cornice della bella Festa dell’Avanti svoltasi a Roma, nell’ambito del quale sono stati presentati i prossimi appuntamenti che, da qui all’inverno, interesseranno la nostra forza politica, dalla Conferenza Programmatica al Congresso Nazionale.

Mi permetta, innanzitutto, alcune considerazioni di carattere generale. Lo tsunami prodotto dal renzismo ha cambiato, in poco meno di due anni, lo schema di gioco e le logiche che avevano caratterizzato la politica italiana negli ultimi 20 anni, disarticolando e rimescolando, alleanze, forze in campo e posizioni che apparivano tanto consolidate, quanto immutabili.

Al di là delle tante considerazioni che si potrebbero svolgere in merito, limitandoci ad osservarle dal nostro punto di vista, possiamo affermare che il combinato disposto di queste mutazioni, alcune delle quali auspicabili, e dei nuovi sistemi elettorali, non solo l’Italicum, ma anche le leggi elettorali degli enti locali, mettono a rischio la stessa sopravvivenza della nostra comunità.

Il superamento del concetto di coalizione e la ricerca di un Partito della Nazione omnicomprensivo, infatti, riducono al centro, come in periferia, non solo la nostra utilità, ma anche i già modesti spazi di incontro e di dibattito politico tra il PD e le altre “forze minori”. Il rischio, quindi, non è più solo quello di non riuscire ad eleggere, ma addirittura, di non riuscire più a partecipare ai principali appuntamenti elettorali del Paese, sia a livello nazionale, che locale. Se il leitmotiv della politica italiana, plasmato dall’Italicum, divenisse, per semplificare, tutto il centrosinistra in un unico grande ed insipido rassemblement della nazione, guidato dal premier e dai suoi epigoni, il concetto di pluralità politica, storica, culturale, verrebbe ontologicamente meno, non ve ne sarebbe più né lo spazio, ma soprattutto non ve ne sarebbe più la ragione.

Tuttavia, questa reductio ad unum, indotta o meglio forzata, non mi convince affatto, come non mi convincerebbe una gelateria che vendesse solo panna e cioccolato, saranno i due gusti più venduti ed amati, ma a me personalmente non piacciono.

Dobbiamo in primis, quindi, cercare, facendo fronte comune con quelle altre forze che condividono questa nostra stessa preoccupazione, di indurre il PD a modificare l’attuale legge elettorale, riportando il premio dalla lista alla coalizione – d’altronde a differenza del Premier, non sarei così convinto che con tale sistema il suo partito possa vincere facilmente le elezioni, in particolare in caso di ballottaggio. Si tratta della conditio sine qua non per provare a concepire uno spazio per la nostra esistenza autonoma, cosa altrimenti semplicemente impensabile.

Fatta questa doverosa premessa, peraltro riguardante aspetti della politica che dipendono da noi solo marginalmente, passiamo a quello che possiamo invece cercare di fare, se vogliamo ritornare ad avere un ruolo nella politica italiana.

Attualmente la nostra condizione è quella di una piccola bottega del centro storico, che sotto l’insegna “Alimentari (PSI)”, un po’ sbiadita e malconcia, stante il passare degli anni, continua a vendere generi comuni alla storica clientela di “aficionados”, che per credo, abitudine, tradizione, continuano (per la verità sempre meno e sempre più invecchiati) a preferire il nostro piccolo negozio di vicinato, un tempo peraltro molto ben avviato, alle grandi superfici commerciali sfavillanti delle maggiori catene commerciali, di notevoli dimensioni e con centinaia di prodotti per soddisfare tutti ed i più diversi gusti ed esigenze (PD), che sono sorte, sempre più numerose e sempre più frequentate, in periferia.

Come fare a competere con questi grandi complessi commerciali, come fare ad attirare nuovi clienti per mantenere aperto il nostro negozio anche in futuro?

Certamente non possiamo competere sulla varietà dei prodotti, sull’enorme mole di pubblicità, sull’ampiezza del parcheggio. In primis non né abbiamo le risorse economiche, forse peraltro non né saremmo culturalmente capaci; poi, diciamocela tutta, il sapore dei beni alimentari che vendono è piatto, i gusti praticamente simili, formaggi e salumi si assomigliano tutti; noi abbiamo un palato più fine, ci è sempre piaciuto il sapore forte e particolare delle specialità.

Per competere, allora, dando per scontato che non abbiamo i mezzi per fare concorrenza alle grandi catene generaliste, dobbiamo innanzitutto individuare quale sia il target di riferimento a cui vogliamo rivolgerci, poi dobbiamo individuare i prodotti che possono interessare a questi nostri potenziali clienti, quindi vedere quale sia la modalità migliore per proporglieli e farglieli comprare. Peraltro orientandoci ad una vendita di prodotti di qualità, Dop, Doc ed IGP, i nostri generi alimentari oltre ad essere buoni e particolari, faranno anche bene ai nostri acquirenti, consumatori per loro formazione e cultura attenti e molto informati.

Fuor di metafora, l’attuale PD renziano appare impegnato, con alterne fortune, quale alfiere del cambiamento in campo economico, sociale, istituzionale.

Pur apprezzando lo sforzo del Premier e dei suoi sodali, tuttavia, non possiamo non notare come molti dei provvedimenti, pur condivisibili nei titoli e nelle intenzioni, pecchino in molti casi di genericità e di approssimazione, oltre ad essere di frequente diluiti ed annacquati dai necessari equilibri di una forza sempre più corposa e satolla, che contiene al proprio interno clericali ed anticlericali, liberisti e statalisti, conservatori e riformatori, pezzi di establishment pubblico e privato e parvenù, giustizialisti e garantisti, in un mix instabile e spesso appiccicoso.

Distinguiamoci allora per la qualità, l’approfondimento e la nettezza delle nostre proposte ed iniziative legislative, politiche e parlamentari. Quattro dei temi principali li ha brevemente illustrati il nostro direttore dal palco, per riassumere: 1) Democrazia-Istituzioni; 2) Lavoro e Sviluppo; 3) Sicurezza – Giustizia; 4) Libertà – Diritti.

Sviluppiamo intorno a questi temi della proposte innovative, anche tranchant, per parlare a quella parte del Paese più attenta e preparata che ha ben chiaro come o si attuano delle riforme vere e profonde, modificando alle fondamenta l’immutabile status quo, pensiamo soltanto alla Riforma della Giustizia, oppure la competitività del nostro Paese verrà compromessa per sempre.

Per farlo, utilizziamo bene i prossimi due appuntamenti, della Conferenza Programmatica e del Congresso Nazionale.

La prima deve rappresentare un momento di confronto ed elaborazione non tanto interno, ma aperto alle intelligenze, collettive ed individuali, di quell’Italia laica e liberale, oltre che naturalmente socialista, che esistono nel nostro Paese, ma che non hanno una platea in cui esprimersi. Abbiamo bisogno, infatti, di rinforzare le nostre proposte programmatiche anche attingendo a chi non gravita sovente nella nostra organizzazione, ma che, per affinità culturali ed ideali ovvero per trascorsi passati, può rappresentare un importante compagno di riflessione, oltre che di viaggio. Le proposte prima di essere diffuse vanno elaborate; è sempre il pensiero che precede l’azione, non dimentichiamolo.

Il secondo, vale a dire il Congresso Nazionale, deve essere un momento rilancio dell’azione politica volta a far gemmare intorno alle proposte programmatiche un’aggregazione liberal-socialista che, rivolgendosi alla parte più attiva ed attenta del Paese, punti a superare agevolmente lo sbarramento del 3% e dia l’avvio ad una stagione di generosità e rinnovamento che consentano, ai vecchi ed ai nuovi socialisti, di assumere insieme l’impegno di fare uno sforzo comune per radicare anche nel XXI secolo, una forza che ha saputo nel secolo scorso fare della riforme e della giustizia sociale un binomio proficuo, che ha caratterizzato le migliori fasi di sviluppo e crescita dell’Italia; il tutto lontano da vecchi rancori, antiche ripicche ed incomprensibili gelosie.

Una grande responsabilità, sulle nostre piccole spalle.

Francesco Castria

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