sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Francesco Meringolo:
Il senso dell’essere socialisti
Pubblicato il 23-09-2015


È da tempo che mi chiedo il senso politico di un impegno in un partito piccolo, come il nostro PSI; il senso politico del nostro stesso partito; il senso politico dell’essere socialisti, oggi, in un mondo che non ha più nulla a che fare con quello in cui siamo nati.

Leggevo, da qualche parte, che i socialisti dovrebbero rappresentare il mondo del lavoro e mi chiedo il senso di una affermazione del genere in una realtà dove il metalmeccanico con tessera FIOM vota Lega Nord.
Sono convinto che prima di ogni soggetto da rappresentare, in un partito, dovrebbero venire i valori su cui si fonda e, i valori su cui fondare un partito socialista, sono quelli della equità e della giustizia sociale, riassumibili a mio avviso nel concetto ampio e al plurale, di libertà: libertà di espressione e di vivere la propria vita come meglio si crede, ma anche libertà dal bisogno.

Viviamo in un’epoca in cui non ci sono più frontiere e dove gli stati nazionali sono delle goccioline di acqua di una immensa vasca. E occuparsi della singola gocciolina è un non senso. Il mondo vive un momento di crisi, ma nella accezione positiva crisi significa rinascita,  nuova opportunità e penso che i socialisti intesi in senso ampio, abbiano il compito di costruire i confini e i presupposti del “nuovo mondo”. Diciamocelo francamente, i socialisti, negli ultimi anni si sono accontentati di essere delle comparse e di giocare in uno spazio lasciato da altri. Tutto questo non è più possibile e su questo voglio lanciare anche un monito alle nuove generazioni che hanno il diritto/dovere di rimboccarsi le maniche, in un cantiere che è aperto.

Come si può difendere il lavoro (attenzione, non i diritti dei lavoratori, ma il lavoro) in un contesto in cui la produzione dei paesi occidentali subisce la concorrenza di altri paesi in via di sviluppo e dove questa concorrenza distrugge il salario?

Essere socialisti, ma anche solo di sinistra, tempo fa significava essere internazionalisti. Di certo in modo diverso nelle due accezioni di sinistra, ma certamente il fine era quello di un mondo con meno differenze, nel rispetto delle tradizioni, ma eguali. E la sinistra nel suo insieme, ma soprattutto i socialisti italiani hanno perso la loro mission. Mission, che Riccardo Nencini, racchiude alla perfezione nella sua intervista all’Unità prima della Festa dell’Avanti quando consiglia a Renzi di aprire una riflessione, dopo la riforma del senato, su che sinistra vogliamo costruire,  aprendo un dibattito con tutti i riformisti di questo paese.

Siamo piccoli e possiamo fare molto, ma è essenziale uscire dalla polemica continua che questa nostra piccola comunità soffre particolarmente. Non siamo il PSI che molti hanno conosciuto, siamo quello che ne rimane, unito a delle nuove generazioni che hanno studiato e che sanno riconoscere la differenza tra l’acqua e il vino. Forse è anche su questi che bisognerebbe contare e, allora, le risposte alle domande che pongo prima di tutto a me stesso, in questo mio scritto, avranno delle risposte più semplici di quanto si possa immaginare.

Francesco Meringolo

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Commenti all'articolo
  1. Purtroppo non ho letto l’intervista di Nencini che da quanto leggo dal tuo articolo ribadisce l’unità di tutti i “riformisti” parola che piace molto ai nostri dirigenti. Vorrei ribadire che personalmente non sono riformista ma SOCIALISTA e un Socialista fa riferimento alla GIUSTIZIA SOCIALE e alla LIBERTA’ come hai bene sottolineato nel tuo articolo. Questa premessa è per dire che per me renzi non è un progressista ma semplicemente un opportunista tutto teso alla conquista del potere e, qualora, riuscisse nel suo scopo: cioè il “partito della nazione” più italicum l’Italia diventerà come la Germania dell’est del 1960.

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