venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Rendere attraente l’Irpinia
Pubblicato il 25-09-2015


Ringrazio Jacques Attali, che mi ha fatto capire di non essere strampalato quello, che avevo   intenzione di scrivere.  Il consigliere di due Presidenti della Francia ha dichiarato: “Quando voglio cogliere l’avvenire di un Paese in modo rapido e sintetico, mi baso sulla sua demografia, segno della forza vitale; la sua gastronomia, indicatore della propensione alla gioia, e la musica, prova della capacità di pensare . Ecco perché attribuisco poco avvenire alla Cina, che ha solo la forza della gastronomia, e molto all’India, che le ha tutte e tre”. Inoltre, per Attali è più importante prevedere che conoscere. Prevedere, implica la possibilità di intuire e di influire sulle tendenze; conoscere significa pensare che tutto sia preordinato, immutabile, e questo permette solo fatalismo e rassegnazione. E’ stato automatico, per me, il cercare di utilizzare questi concetti per meglio capire l’Irpinia.

Vediamo se i tre elementi sono presenti  in  Irpinia e come. La demografia irpina gioca un ruolo negativo.  L’Alta Irpinia, territorio  non marginale, vede la popolazione diminuire e invecchiare. L’altra parte alleva giovani  che poi cede ad altre zone lontane. Quindi, la forza vitale tende a diminuire e ad andare “fuori luogo”.  La gastronomia, indicatrice della propensione alla gioia, è fortemente presente, ma il suo potenziale stenta a diventare energia. Siamo abituati a “mangiare da soli”  e non invitiamo (a pagamento), in modo intelligente, i forestieri a venire a mangiare . Noi ce la suoniamo e noi ce la sentiamo.

Le centinaia di Sagre sembrano occasioni simili a quelle, che si vivevano  quando si uccideva il maiale in casa,  non come   contorno di iniziative culturali, con forte capacità attrattiva. Grazie a due irpini, non aiutati dalle istituzioni e dagli operatori politico-sindacali, si sono accese due “lampadine” culturali. Il fatto che i due irpini si siano formati altrove, conferma la staticità mentale e il fatalismo dei residenti. Per cui, possiamo dire che il terzo indicatore (“la musica”) è presente, ma non organizzato.  Prevedere il futuro dell’Irpinia, ci obbliga a valutare come i tre elementi devono essere amalgamati per avere una previsione rosea. Come prima cosa non bisognerebbe perdere tempo a valutare le proposte dei “fatalisti”, che partono e si fermano alle cose conosciute ( Lioni –Grottaminarda,  Strada Ferrata, Dilemma Avellino–Benevento o Avellino-Salerno – Piazze e marciapiedi), senza valutare i loro effetti fututi sull’economia irpina.  Avvicinare, per esempio, Avellino a zone attraenti  può diventare un suicidio. Bisogna puntare a far ridiventare affascinante e attraente la nostra Irpinia.  Secondo me, l’Irpinia, per essere  più India che Cina, deve uccidere la staticità mentale. Non possiamo, dopo decenni, ripetere gli stessi concetti e fare politica con gli stessi riti. C’è qualcuno, che attribuisce valore strategico all’orientamento scolastico e alla riqualificazione dei corsi di studio?

Come mai, abbiamo tanti laureati, che non trovano la possibilità di utilizzare  la sudata Laurea?  Si sentono sempre le stesse richieste. Sentiamo solo scontri verbali e attacchi personali. Si individua, ad esempio, nello stesso politico il responsabile dei mali attuali e non ci si rende conto che quel politico è la conseguenza di una causa, che risiede  nella non abitudine a sognare (prevedere) del popolo.

Luigi Mainolfi
Avellino

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