venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Stefano Longo:
La scomparsa del compagno Ninòn
Pubblicato il 08-09-2015


Quando cominciai a frequentare la Val Taro erano gli anni ’70 e mio padre era un giovane socialista che con mia madre e amici portava me e mia sorella in Appennino a pescare e a prendere il sole, anche perché ai tempi non si navigava nell’oro e il Taro era il nostro mare. Mio padre si innamorò subito di quella valle ancora sconosciuta anche a tanta parte dei parmigiani. So di non offendere nessuno se dico che ai tempi quando dicevo che andavo in vacanza a Compiano vicino a Bedonia in tanti a Parma non sapevano dove fosse. Per i parmigiani la Provincia finiva a Borgo Taro. Cominciammo con l’andare in affitto sotto il castello di Compiano per poi comprare una vecchia casa di campagna cadente a cui mio padre lavorò al punto da renderla abitabile.

Era la Val Taro cattolicissima e democristianissima del ministro ed ex partigiano cattolico Marcora, ma era anche la terra dove aveva combattuto anche il socialista Fernando Santi, terra che tanto gli deve e che ancora lo ricorda e lo ama. In quegli anni di gioventù dalla fine anni ’70 e inizio anni ’90 ho passato gran parte delle mie estati e lì ho conosciuto quello che sarebbe diventato il compagno Ninòn. Bedonia, che si trovava a 2 km dalla “mia” Compiano, era il paese di Luigi Serpagli, detto Ninòn, nome che aveva ereditato dal padre. Entrambi erano Ninòn. Ci conoscemmo in un contesto non proprio simpatico, ossia durante una delle classiche liti in una delle piccole discoteche del luogo. Piano piano cominciando da qualche partita di calcio amichevole tra noi di Compiano e lui e i suoi di Bedonia (lui era bravo a giocare io ero una schiappa, lui giocava nel Bedonia e io in cortile) iniziò la nostra amicizia. A Bedonia lui frequentava la sezione Santi (curiosamente a Parma anche io frequentavo la Santi di Parma) posta al centro del paese, indiscusso feudo democristiano dove però proprio a causa di questo strapotere si erano forgiati socialisti come Ninon e tanti altri.

Non era facile essere socialisti in quel contesto e questo rendeva più entusiasmante esserlo. Un grande vecchio compagno, il dottor Berni che a lungo è stato consigliere provinciale aveva capito subito chi era Ninòn. Per un periodo piuttosto lungo siamo stati amici ignorando di essere io socialista a Parma e lui a Bedonia. L’incontro avvenne quando ci fu lo scoppio di Tangentopoli. Io avevo costituito i Cobas socialisti e avevo occupato la federazione di Parma chiedendo una Costituente e nella mia battaglia per salvare il PSI girai tutta la Provincia. In quella occasione ci ritrovammo. Io ero sempre stato alla Sinistra del partito, mentre Ninon era più autonomista, ma tutto diventò irrilevante quando si trattò di battersi per non far scomparire il partito. Nel 1995 io lasciai il SI di Boselli per seguire Spini. Lui rimase. Per anni non ci vedemmo. Continuai ad andare nella mia Val Taro, ma sempre meno e anche Ninòn lo persi di vista. Sapevo che aveva avuto seri problemi di salute, ma non pensavo fosse stato fortemente segnato. Pochi anni fa ci incontrammo nel corso principale di Bedonia, avevo lavorato in Romania tre anni e poi in giro per l’Italia del nord e sempre più rare erano diventate le mie visite alla mia amata val Taro.

Discutendo al bar mi chiedeva sempre cosa succedeva nel partito e non mancava mai di ricordarmi che così come sempre era vissuto da socialista da socialista se ne voleva andare. Io deviavo dal discorso ma lui un giorno mi inchiodò a una promessa: portargli una bandiera del partito perché non avrebbe voluto morire senza di essa al suo fianco. Io rimasi commosso e un po’ spaventato da quella affermazione al punto da chiedergli di non scherzare sulla vita. Mi chiese di giurare. Giurai, ma non feci in tempo. Pochi giorni fa ci ha lasciato. Ma una promessa è una promessa e la bandiera rossa del PSI Ninòn l’avrà al fianco della sua lapide lassù nel cimitero della sua Bedonia bianco democristiana, ma con la bandiera socialista che Ninòn e altri tenaci compagne e compagni hanno saputo tenere alta. Ninòn si porta con sé parte della mia storia, ma non il ricordo di un grande compagno che fino all’ultimo, malgrado le sofferenze, abbia avuto nel cuore il partito socialista. Io non sono credente, ma non posso credere che l’anima di persone così possano dissolversi come il corpo umano. Una cosa è certa: i ricordi migliori, come il sorriso del buon Ninon che ci ha lasciato in terra, non lasceranno mai il nostro cuore. Arrivederci Ninòn. La tua bandiera sarà al tuo fianco presto. Viva il Socialismo e un saluto a pugno chiuso.

Stefano Longo

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