venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Senato. Buemi: Prima competenze poi forme di elezione
Pubblicato il 22-09-2015


Senato-riforma-BuemiPrima di decidere come eleggere i senatori sarebbe opportuno decidere quali saranno le loro competenze. È quanto sostiene il senatore del Psi Enrico Buemi: “Le riforme costituzionali – ha detto – sono molto importanti nei destini di un Paese, quindi, è indispensabile che siano ben fatte. In questa logica sarebbe bene attribuire al Senato competenze chiare, vere, importanti ed efficaci, tali da favorire il superamento , almeno in parte, dei tanti mali italiani e giustificarne la sua esistenza”. “È pertanto, prioritaria la messa a punto delle competenze e poi prevedere coerenti forme di elezione o designazione dei suoi componenti”, ha concluso il senatore socialista.

Per ora, dopo la riunione della direzione del Pd di ieri, maggioranza e minoranza dem cercano di raggiungere un accordo su come tradurre in pratica il concetto di elettività e su come inserirlo nella riforma in un modo che non scontenti nessuno. Per questo da stamane tutta la maggioranza di governo sta lavorando a una mediazione su un testo scritto. Si lavora a una serie di emendamenti, probabilmente meno di dieci,  per introdurre, con uno di questi, nel ddl Boschi, un ‘lodo’ sulle modalità di elezione del nuovo Senato che possa venire incontro alle richiesta della minoranza Pd senza smentire l’impianto fin qui elaborato nei diversi passaggi parlamentari. Non solo modifiche sull’indicazione dei futuri senatori, al comma 5 dell’art.2, ma anche sulle funzioni del futuro Senato delle Autonomie. Gli emendamenti saranno presentati entro mercoledì alle 9. Nella stesura degli emendamenti sono impegnate, in prima battuta, il presidente della I commissione Anna Finocchiaro, il ministro Maria Elena Boschi ed il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda.

La maggioranza ed il governo hanno quindi deciso di presentare gli emendamenti alla riforma entro la scadenza del termine degli emendamenti senza aspettare la decisione del presidente del Senato Pietro Grasso. E in attesa che il presidente del Senato si pronunci sulla ammissibilità degli emendamenti, la minoranza Pd comunque è intenzionata a ripresentare le sue proposte di modifica. Per la minoranza del Partito democratico la soluzione migliore sarebbe la modifica del comma 2 dell’articolo 2, se il presidente del Senato Grasso deciderà che sarà emendabile. Per quanto il sistema per definire la composizione del futuro Senato l’orientamento sembra quello di un metodo con liste bloccate agganciate alle elezioni  regionali.

Ma per fare tutto questo si dovrà sciogliere il nodo dell’articolo 2 e della sua emendabilità, altrimenti si tratta solo di teoria. Si dovrà attendere la decisione del presidente del Senato Grasso. Il Psi aveva già posto il tema: se il nodo fosse stato già sciolto non si sarebbe perso tempo a discutere sul metodo da seguire tralasciando così il merito delle modifiche da apportare.

Ora si aspettano i testi che, per la minoranza, devono contenere, nero su bianco, in maniera inequivocabile che i cittadini decidono con il voto quali saranno i futuri nuovi senatori con una scelta che i consigli regionali ratificano come presa d’atto. Un principio, questo, che dovrebbe essere fissato in Costituzione, e disciplinato poi da legge ordinaria. “Se, come pare, la formula costituzionale usata sarà nella  sostanza usata quella secondo cui scelgono gli elettori e il consiglio regionale ratifica, o prende atto, noi avremo un Senato elettivo. Quello che io e altri chiediamo da mesi”, aggiunge Bersani. “Se sarà così bisognerà vederlo perché voglio credere che, dopo il passaggio di ieri, sarà il gruppo del Senato” a dover lavorare. E sull’Italicum Bersani aggiunge che  “non c’è nessun accordo” sulla sua modifica alla luce della possibile intesa sulla riforma del Senato. “Tutto quello che desse la possibilità di ragionare sulla legge elettorale sarebbe bene accetto”, ha aggiunto.

Ma dietro le quinte continuano gli scossoni ai partiti che, al centro, ridisegnano le loro geometrie. Se da Ncd esce Nunzia De Girolamo, per tornare in Forza Italia, da Fi Domenico Auricchio sarebbe a un passo dal lasciare il gruppo azzurro al Senato per approdare nel gruppo Ala di Denis Verdini.  Intanto l’iter della riforma è a un punto vivo con la discussione generale e già sono cominciate, in aula a palazzo Madama, le scaramucce soprattutto tra minoranza e presidente. Visto il numero di iscritti, infatti, il presidente Grasso ha annunciato che i 110 senatori in lista potranno parlare 10 minuti, e non 20, ciascuno. “Bel contingentamento”, ha replicato il M5S Alberto Airola mentre Roberto Calderoli ha rinunciato al suo intervento commentando: “E’ un contingentamento prematuro e riduttivo rispetto alla discussione. E’ giusto che il dibattito si svolga anche in questa sede ed è impossibile, come è accaduto, che il dibattito si svolga tutto in via del Nazareno, nelle direzioni del Pd. E’ una cosa inaccettabile”.

Ginevra Matiz

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