domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Senato, dal Pd voto unanime per Renzi
Pubblicato il 21-09-2015


Direzione PD-Renzi

Al centro della direzione del Pd il nodo dell’elezione diretta dei futuri Senatori nel momento in cui a Palazzo Madama inizia una settimana decisiva per il disegno di legge costituzionale del Ministro Boschi sulle riforme. Una direzione che si è conclusa con il voto unanime del partito che ha approvato la relazione del segretario Matteo Renzi sulle riforme. Al voto non hanno però partecipato gli esponenti della minoranza Pd. “Abbiamo detto con chiarezza – spiega Alfredo D’Attorre – che le riforme si votano in Parlamento non in direzione”.

Tra gli assenti di peso Bersani. E in attesa della decisione del presidente del Senato il segretario del Psi Riccardo Nencini ha commentato: “Certo, se il Presidente Grasso ci facesse sapere come intende trattare l’art. 2 molte cose si semplificherebbero. Non è un thriller”. Ma per Renzi “l’elezione diretta dei futuri senatori non può sussistere” perché c’è già stata una “lettura in doppia conforme”, ma si può pensare ad un meccanismo di indicazione dei senatori sul modello “della Legge regionale Tatarella del ’95” ha detto Renzi. “Se il presidente del Senato Pietro Grasso dovesse aprire a modifiche all’art.2 “si dovrebbero convocare i gruppi (del Pd ndr) di Camera e Senato perché saremmo davanti ad un fatto inedito” ha detto ancora parlando della decisione del presidente del Senato sull’emendabilità dell’art.2”. “Siamo a un passo dal traguardo – ha detto ancora -chiunque decida di interrompere questo percorso lo deve dire motivando le sue ragioni”.

Parole che per Bersani suonano come una apertura. “Mi pare – ha detto – che Renzi abbia fatto un’apertura significativa. Voglio essere chiaro ancora una volta – ha spiegato l’ex segretario Pd – se si intende, come mi pare di avere capito, che gli elettori decidono, scelgono i senatori, e i consigli regionali ratificano, ne prendono atto, va bene, sono d’accordo. Perché è la sostanza di quello che abbiamo sempre chiesto. Decidono gli elettori, i senatori non li si fa in una trattativa a tavolino. Meglio tardi che mai, se è così”.
“Adesso – ha detto ancora – vedremo al Senato come verrà tradotta questa indicazione, questa apertura e se è così si può andare avanti senza bisogno di Verdini, perché quando
ci mettiamo d’accordo – avverte – non c’è bisogno di nessuno”.

Per l’esponente della minoranza Pd Gianni Cuperlo la discussione sulle riforme non deve essere “ridotta a un braccio di ferro, una prova muscolare”. Cuperlo, nel ribadire la sua posizione favorevole alla proposta Chiti, ha auspicato che si possa uscire “da questa condizione con una soluzione che unisca Pd, allarghi il fronte parlamentare a sostegno della riforma, e soprattutto consegni al Paese un sistema più equilibrato. Non può essere una battaglia puramente numerica. “Sono ottimista – ha detto Cuperlo -. Mi sento di dire che si è fatto un passo avanti. Sia in apertura che in conclusione mi sembra vi sia stata la disponibilità del segretario al confronto”. Bisogna vedere quanto il presidente del consiglio sia disposto a cedere. Dipende dai numeri della maggioranza che oggi è stata rafforzata da un altro dissidente , Francesco Amoruso, uscito da Fi e approdato al gruppo dei verdiniani.

Per il deputato della minoranza Pd Roberto Speranza, interpellato al termine della direzione “se ‘metodo Tatarella’ significa che il voto dei cittadini e’ quello decisivo e vincolante per la scelta dei futuri senatori-consiglieri e i Consigli regionali prendono atto di quella scelta, siamo effettivamente di fronte ad un passo avanti”.  “Ora bisognerà leggere bene i testi – aggiunge – perché sulla Costituzione non ci possa essere nessuna ambiguità e nessun pasticcio”.

D’accordo sulla necessità di non fare diktat si è detto Alfredo D’Attorre della minoranza. “Nessun diktat, ma in questi mesi chi è che ha utilizzato diktat facendo filtrare veline che dicevano o si fa così o si va al voto? Niente diktat, va bene, ma non drammatizziamo il fattore della doppia copia conforme”.
“Prendiamo le cose dal lato della politica e non delle forzature, se faremo così ci sarà ancora lo spazio per un accordo”, ha aggiunto facendo presente che “con un accordo” tra minoranza e maggioranza, “sarà possibile anche superare lo scoglio” dell’elettività’ dei senatori.

Redazione Avanti!

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