giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sondaggi. Grillo incalza
Renzi in caso di ballottaggio
Pubblicato il 08-09-2015


Sondaggi politici-Grillo-PdPer quel che vale – il campione scelto dall’Istituto Piepoli per l’ultimo sondaggio è di appena 500 persone – per il Partito democratico non tira una buona aria e anche la nuova legge elettorale, come direbbe Woody Allen, ‘non sta tanto bene’.

Si sa poi che i sondaggi sono una cosa e le elezioni vere tutt’altra; la lezione è stata impartita più volte da Silvio Berlusconi che alla fine ha sempre ottenuto dei risultati assai migliori di quelli che venivano pronosticati dimostrando che una buona campagna elettorale può anche capovolgere le attese.

Dunque l’ultimo sondaggio di Piepoli conferma un PD in testa con il 33% dei voti e un + 0,5% che pare interrompere la serie negativa degli ultimi mesi, ma che comunque fa apparire molto lontane le Europee di appena un anno fa col suo fantasmagorico 41%, quando venne ‘pensata’ la nuova legge elettorale. Con un sostanzioso distacco, seguono il M5s con il 25,5%, la Lega con il 15% mentre Forza Italia sta più sotto col 10%.
Con la legge elettorale in cantiere, l’Italicum, siccome nessuno superebbe la soglia del 40%, si andrebbe al ballottaggio e qui si conferma una sensazione che molti hanno da tempo, quella di una sfida temeraria: se avesse come avversario il M5s, il Pd con Renzi candidato a Palazzo Chigi, arriverebbe al 55% con Beppe Grillo antagonista diretto e al 54% se al suo posto ci fosse Di Maio.

Dieci punti di differenza sembrano tanti, ma contarci sopra potrebbe rivelarsi un disastro. È già successo – a esempio nel 2006 – che un distacco di poco inferiore prima delle elezioni, finisse annullato in una parità sostanziale.

Dunque il PD ha bisogno di raccogliere attorno a sé gli alleati, operazione quasi impossibile col premio di lista, se non vuole correre il rischio di arrivare secondo perché, non è impossibile, che in uno scontro col M5s, la tendenza alla polarizzazione favorisca il movimento di Grillo che potrebbe contare non solo sui voti di destra, ma anche sull’enorme bacino degli astensionisti proprio per la sua carica ‘eversiva’ rispetto all’antagonista. In piccolo è già successo a Parma e a Livorno.
Non ci sarebbe invece partita se a confrontarsi con il PD ci fossero Berlusconi o Salvini.
Nel primo caso, se sfidasse Fi con Berlusconi leader il Pd prenderebbe il 60%, Fi il 40% mentre con Salvini il Pd scenderebbe leggermente al 58% e la Lega prenderebbe il 42%.

La questione è ben chiara a tanti e oggi l’ha ripetuta anche il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri segnalando la disponibilità di Forza Italia a votare la riforma del Senato in cambio di una modifica alla legge elettorale. FI vorrebbe che i senatori non fossero solo ‘nominati’, ma anche eletti, ma gli preme che soprattutto il premio di maggioranza vada alla coalizione e non alla lista. In questo modo Berlusconi avrebbe una chance in più di correre con Salvini per un buon secondo piazzamento, scavalcando il M5s senza il rischio di restare tra gli ultimi come quarta forza. Ma nel sostenere questa posizione Gasparri dice una cosa ovvia: “Con il premio alla lista – ha detto, nel corso di ‘Radio anch’io’- c’è il rischio che esso sia attribuito a un partito che al primo turno non ha avuto numeri sufficienti e rappresentativi”, insomma che si ripeta in grande quanto avvenuto a Livorno con un M5s minoritario, che al secondo turno scavalca il primo arrivato.

In tutti casi, tornando al sondaggio, la quota degli indecisi resterebbe attorno all’11% / 12%.
Quanto ai risultati del primo turno, SEL raggiungerebbe il 4% come FdI mentre l’NCD si fermerebbe al 2,5%. Gli ‘altri’ del centrosinistra prenderebbero tutti insieme l’1% mentre quelli di destra lo 0,5%.
I partiti  fuori dai due schieramenti verrebbero votati dal 4,5% degli elettori.

Redazione Avanti!

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