sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SPARSI PER L’EUROPA
Pubblicato il 22-09-2015


Migranti-smistamento

Migliaia di persone continuano a bussare alle porte dell’Europa che oggi ha cercato una soluzione con un incontro tra i ministri dell’Interno europei per trovare un accordo sulla divisione di 120mila migranti in quote da distribuire tra i 28.

Cruciale è stato il voto di oggi, tanto che il Consiglio dei ministri interni della Ue, vista l’impossibilità di raggiungere l’unanimità, ha votato a maggioranza qualificata approvando il documento sui migranti presentato dalla presidenza della Ue. Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno votato contro. Finlandia si è astenuta. Nella bozza del testo è inserito il numero totale dei 120mila profughi da ricollocare, e in due allegati il numero attribuito a ogni Stato, che sarà ridistribuito da Italia e Grecia. Del totale di 15.600 dall’Italia, 4.027 vanno in Germania e 3.064 in Francia. Il piano prevede quote obbligatorie per ogni Paese, stabilite sulla base di alcune variabili come il prodotto interno lordo, il tasso di disoccupazione e l’estensione geografica.

I ministri hanno voluto risolvere la questione prima che i leader Ue si incontrino domani per cercare di mettere fine a settimane di recriminazione ed implementare un programma comune per affrontare la crisi.

Se la Commissione europea non proporrà entro 12 mesi da chi ricollocare i 54mila richiedenti asilo, questi verranno redistribuiti da Italia e Grecia. Il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, ha chiesto “regole europee comuni, principi pensati da un paese contro l’altro non funzionano, mentre se sono pensati insieme sono assolutamente gestibili”. “Il comportamento dell’Ungheria nei confronti dei migranti – ha sottolineato Gentiloni – è quasi uno schiaffo in faccia per noi che abbiamo creduto nell’allargamento dell’Unione Europea”. “La strada della risposta politica non è quella della cancellazione ma della gestione del fenomeno. È necessaria una flessibilizzazione delle regole di Dublino, vanno difese ma senza distruggere Schengen”, ha concluso Gentiloni.

È stato difficile trovare una soluzione visto il “muro” a est dei ‘no’ alle quote vincolanti, ovvero il fronte dei contrari che arriva dai sei Paesi dell’ex Europa dell’est (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Lettonia), senza però proporre una soluzione alternativa. Per cercare una mediazione oggi a Praga il presidente di turno della Ue, il lussemburghese Jean Asselborn, ha incontrato i ministri degli esteri di questi sei Paesi.

“Vogliamo arrivare alla ripartizione dei 120mila rifugiati” e “abbiamo lavorato duro” sulla proposta messa sul tavolo del Consiglio straordinario di oggi e “c’è un testo che dovrebbe trovare il consenso”, ha detto Asselborn poco prima del voto Ue.

Anche il Consiglio Ue e la Commissione europea sono stati al lavoro per sbloccare l’intesa: la presidenza lussemburghese ha proposto di aumentare il contributo per ogni rifugiato accolto, elevando l’assegno da 6.000 a 6.500 euro: una volta che i Paesi di primo ingresso – Grecia e Italia – avranno registrato i migranti, riceveranno i 500 euro extra per pagare le spese di trasporto per il ricollocamento in un altro Stato dell’Ue.

Urge in ogni caso una soluzione per l’Europa che quest’anno “raggiungerà un livello senza precedenti di richiedenti asilo e rifugiati, salendo fino a un milione di procedure d’asilo”. A sostenerlo è l’Ocse, che nel documento sulle prospettive migratorie, presentato a Parigi, parla di “costi umani spaventosi e inaccettabili” determinati “dall’attuale crisi umanitaria senza precedenti”.

Per l’Ocse “l’impatto si concentra in pochi Paesi”. “Il più colpito è la Turchia che ospita attualmente 1,9 milioni di siriani e un importante numero di iracheni”. “Tra i Paesi dell’Unione europea – sintetizza il rapporto dell’organismo internazionale – Italia, Grecia e Ungheria sono in prima linea, ma i principali Paesi di destinazione sono la Germania, in termini assoluti, Svezia e Austria in termini relativi rispetto alla popolazione”.

Il vertice Ue previsto per domani potrebbe prendere in considerazione anche l’impegno di assistere i Paesi vicini alla Siria (Turchia, Libano e Giordania) che non possono più permettersi di mantenere i campi, affollati da milioni di rifugiati.
Ma per l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) anche solo la proposta Ue di riallocare altri 120.000 richiedenti asilo, oltre alla quota di 40.000 già concordata, non funzionerà a meno che le strutture di accoglienza non siano in grado di ricevere in qualsiasi momento decine di migliaia di persone.

“Un programma di ricollocazione da solo, in questa fase della crisi, non sarà sufficiente a stabilizzare la situazione”, ha detto la portavoce dell’Unhcr Melissa Fleming. Nel frattempo buone notizie arrivano dalla vicina Russia che oggi fa sapere che sosterrà la risoluzione su migranti e rifugiati proposta dalla Gran Bretagna e il voto al Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe svolgersi nei prossimi due giorni. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo, Ghennadi Gatilov, precisando che secondo Mosca la risoluzione “tiene conto di tutte le osservazioni e le proposte” russe nonché delle “preoccupazioni” di Mosca, “prima di tutto dovute al possibile uso della forza contro le imbarcazioni che trasportano i migranti”.

Esemplare la GIF lanciata ieri dal NY Times:

Maria Teresa Olivieri

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