venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sulle pensioni, un fiume
di chiacchiere e bugie
Pubblicato il 09-09-2015


INPS-pensioniFinalmente a forza di chiedere chiarimenti e di sviluppare polemiche sono riuscito, speriamo che sia la volta buona, a fare chiarezza almeno con me stesso sulle proposte che riguardano le pensioni. Sembra caduta l’ipotesi, se lo dice Boeri dobbiamo crederci, della rinuncia alla linea del ricalcolo con il tutto contributivo. Sembra anche declinare l’idea del costo zero che si è, sin dalle prime battute, dimostrata solo una provocazione. Boeri è andato fino a Bruxelles per riproporci la sua ormai nota ricetta sulla base delle quale si potrebbe andare in pensione pagando per ogni anno di anticipo sulla data fissata dalla legge una multa piuttosto salata.

Boeri parla di un’ipotesi basata su una multa del tre percento per ogni anno di anticipazione. Se rimaniamo fermi al calcolo ipotetico di un’anticipazione di quattro anni, significa il dodici percento di riduzione della pensione. Il Presidente dell’Inps afferma con molta chiarezza che non si tratta di una riduzione del trenta percento che era la percentuale indicata nel caso che si procedesse al ricalcolo senza pro rata e con tutto contributivo.

Credo che a nessuno sfugga il fatto che la situazione che si presenta davanti ai nostri occhi è davvero tale da far perdere la calma anche al più sereno e tranquillo degli osservatori. Il panorama che si ha di fronte è davvero allucinante.

Poletti dimostra chiaramente di ritenere che il suo compito sia quello di tranquillizzare e di tenerci a riparo dalle brutte notizie. Padoan non perde occasione per dirci che le cose domani andranno meglio. Boeri dice e non dice e soprattutto sembra non capire che la matematica, che non è un’opinione, ci dice che tre per quattro fa dodici e che il dodici per cento in meno su una pensione che non supera i limiti della sopravvivenza significa semplicemente un disastro. Sembrano però tutti tranquilli e beati perché tanto arriva Matteo Renzi che con la formula “un po’ meno di anni di lavoro e un po’ meno di pensione” e con l’affermazione che purché tutto avvenga a costo zero ci manda tutti a letto tranquilli. Quello che si capisce ormai con chiarezza è che alla fine non se ne farà assolutamente di niente e che rimarranno sul tavolo i problemi che tutti davano già per risolti nei mesi scorsi: quello degli esodati e quello dell’aumento dell’età pensionabile delle donne. Si aggiunga qualche tentativo di pasticcio ancora all’ordine del giorno per coloro che si trovano senza lavoro e senza pensione, con il rischio che facendo confusione tra esodati e senza lavoro si finisca per scegliere qualche forma di elemosina per chi, in quanto esodato, ha un diritto previdenziale da far valere e non già una elemosina da richiedere in quanto cittadino in grande difficoltà.

Rimarrà sicuramente sulla testa di tutti noi la minaccia del passaggio al ricalcolo con il contributivo che come detto più volte rappresenterebbe una soluzione disastrosa e del resto impossibile da realizzare.

Si aggiunga a tutto questo che con la sentenza di Tar e Cassazione si apre anche la partita dei ‘tetti’ delle pensioni erogate dalle casse previdenziali dei professionisti. Una bella gatta da pelare che serve oltretutto a richiamare la nostra attenzione sulla constatazione del fatto che una legge nazionale sulla previdenza non esiste davvero più. Tutto questo ci obbliga a essere addirittura patetici nell’invocare da politici, tecnici e sindacalisti un sussulto di serietà.

Se all’epoca della Legge Dini avessimo scelto la strada di assegnare ad ogni cittadino un conto previdenziale collegato ad un codice previdenziale unico, avremmo già oggi tutti i cittadini sullo stesso piano. Non ovviamente con la stessa pensione, ma con i medesimi sistemi di calcolo. L’Inps non sarebbe più chiamata a farsi carico di contribuzioni che per vari motivi vengono scaricate su di essa, il bilancio previdenziale sarebbe trasparente e leggibile e tutti, anche il sottosegretario Morando, dovrebbero prendere atto che l’affermazione che in Italia si spende troppo per la previdenza e troppo poco per l’assistenza e per altre voci è solo una balla colossale. Quello che appare auspicabile è che deputati e senatori socialisti e riformisti si assumano il compito di fare chiarezza mettendo sempre in fila proposte e numeri e soprattutto l’indicazione degli obiettivi che si intendono perseguire.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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