mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IMU. Ue a Renzi: non togliete quella tassa
Pubblicato il 28-09-2015


Tasse casa-UESecondo l’Europa togliere le tasse sulla casa è sbagliato e le imposte da ridurre sono quelle sul lavoro. E non è la prima volta che la Ue lancia questo avvertimento all’Italia. Questa volta è scritto nero su bianco nel rapporto della Commissione europea che analizza le riforme fiscali dei vari paesi. Per il rapporto il sistema fiscale negli Stati membri della Ue “tende a basarsi fortemente sulla tassazione del lavoro che può deprimere sia l’offerta che la domanda di lavoro”. Pertanto è giustificato, secondo l’esecutivo europeo, concentrare l’attenzione “sui  modi appropriati per spostare il carico fiscale dal lavoro e  ad altri tipi di tassazione che sono meno dannose alla  crescita e all’occupazione come i consumi, la proprietà e le  tasse ambientali”. La risposta del presidente del Consiglio non si è fatta attendere. E’ arrivata da New York dove Renzi sta partecipando ai lavori dell’assemblea generale dell’Onu.  “Confermo – ha detto – che nella Legge di Stabilità ci sarà l’eliminazione della tassa sulla prima casa da ora e per sempre. Ricordo alla Ue che il compito della Ue non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno Stato”. “Non deve decidere al posto dei singoli governi quali scelte fiscali vanno fatte. Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate”, ha aggiunto Renzi.

Il rapporto della commissione continua affermando che molti Stati, tra cui l’Italia, “appaiono avere sia una necessità potenziale di  ridurre il carico relativamente alto della tassazione sul lavoro sia lo spazio potenziale per aumentare le imposte meno  discorsive”. Gli altri Stati sono Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Lettonia, Ungheria, Austria, Portogallo, Romania, in   minore misura Germania, Estonia, Croazia, Lituania, Olanda,  Finlandia e Svezia.   Nel rapporto sulle riforme fiscali in Europa, gli economisti della Commissione indicano che in Italia come in Belgio, Bulgaria, Estonia, Francia, Croazia, Malta e Regno Unito, sono già state ridotte le tasse sul lavoro con misure mirate a  particolari gruppi di lavoratori inclusi quelli a basso reddito e ai lavoratori con figli.

Per l’Italia viene segnalato il credito fiscale permanente per i bassi redditi, la piena deduzione dei costi del lavoro dall’Irap (tassa regionale sulla produzione) e i tre anni di sgravio per le imprese che assumono con contratti permanente. Inoltre il regime fiscale semplificato per i lavoratori autonomi e  l’introduzione della cartella delle tasse precompilata accessibile online a 20 milioni di contribuenti. Per la Commissione europea lo spostamento delle tassazione sulla proprietà  della casa è una delle vie per aumentare le entrate senza effetti collaterali negativi sulla crescita economica (non tenendo in considerazione l’estensione della proprietà della casa nei vari Stati membri che può determinare impatti diversi sulle scelte di consumo e di   risparmio). Tuttavia, gli economisti di Bruxelles riconoscono  che si tratta di una scelta fiscale “che attualmente genera solo una proporzione relativamente piccola del totale delle  entrate fiscali” per cui aumentare l’imposizione sulla  proprietà immobiliare nelle sue varie forme “potrebbe essere  una strategia potenziale per governi che devono consolidare  le finanze pubbliche, devono finanziare lo spostamento del carico fiscale dal lavoro o ridurre le tasse sulle transazioni sulle proprietà, che sono più discorsive”.

Per il deputato della minoranza Pd Alfredo D’Attorre “finalmente il presidente del Consiglio Renzi si mostra consapevole che nella governance dell’eurozona c’è qualche problema democratico, come in diversi abbiamo provato vanamente a dirgli durante il semestre italiano di presidenza Ue e poi nel corso della vicenda greca. Senz’altro un passo in avanti. Peccato che questo avvenga solo per difendere una misura sbagliata come l’abolizione della tassa sulla prima casa per tutti, famiglie benestanti e possessori di immobili di lusso compresi”. “E’ necessario invece – aggiunge – un altro ordine di priorità nel programma di riduzione fiscale, nel segno della giustizia sociale e del sostegno al lavoro. Così si può sostenere con maggiore forza e coesione in Europa una giusta battaglia per l’allargamento dei margini di flessibilità nel bilancio e per il rispetto dell’autonomia democratica del nostro Paese”.

Oggi è arrivato anche un dato positivo: quello della fiducia. Un dato finalmente positivo: infatti famiglie e imprese italiane iniziano a credere nella ripresa. A settembre, secondo le rilevazioni Istat, l’indice del clima di fiducia dei consumatori balza a 112,7, il livello più alto da oltre 13 anni (marzo 2002) quando toccò 114,4. Anche l’indicatore delle imprese registra un deciso progresso raggiungendo 106,2, il top da otto anni (novembre 2007) quando segnò 107,1. Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori aumentano, con un incremento più consistente per quella economica (a 143,2 da 133,1) ma anche per quella personale (a 103,6 da 101,4), quella corrente (a 108,0 da 104,0) e quella futura (a 122,0 da 117,7). Migliorano nettamente anche i giudizi e le attese sull’attuale situazione economica del Paese (a -47 da -61 e a 14 da 6, i rispettivi saldi). Per quanto riguarda le imprese, si registrano progressi su tutti i fronti: quello del settore manifatturiero (a 104,2 da102,7), quello delle costruzioni (a 123,3 da 119,5), quello dei servizi di mercato (a 112,2 da 110,0) e quello del commercio al dettaglio (a 108,8 da 107,8).

Nel commercio al dettaglio migliorano i giudizi sulle vendite correnti (a 16 da 14) ma peggiorano le attese sulle vendite future (a 28 da 29) e in calo sono giudicate le giacenze di magazzino (a 10 da 12). Tutti segnali che, per il governo, confermano che la strada intrapresa è quella giusta. “I dati sui consumi, sulla fiducia e perfino sul mercato immobiliare ci dicono che il Paese ricomincia a credere in se stesso – afferma il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio – abbiamo sempre detto che lavorando ogni giorno sui problemi cercando di mettere avanti le soluzioni con disciplina si poteva riacquistare la fiducia della gente, delle famiglie e delle imprese”. Meno entusiasta la reazione delle associazioni dei consumatori. Per Federconsumatori e Adusbef, i dati Istat”sicuramente non fanno riferimento all’Italia. L’ottimismo non aiuta il Paese e allontana le riforme necessarie”. Per ilCodacons, invece, si tratta di “un vero e proprio ‘tesoretto’, di cui il Governo deve fare buon uso, evitando di sperperare propensioni positive e aspettative di famiglie e aziende”.

E Confesercenti incalza il governo: “Adesso la fiducia va premiata”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. L’Europa ha ragione. Bisogna ridurre rapidamente il debito. Renzi ci porterà alla rovina e noi Socialisti dobbiamo smetterla di reggergli la coda per qualche “sediola” nella portineria del Nazareno in attesa che qualche “figuro” ci sberleffi.

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