sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TORMENTONE RIFORME
Pubblicato il 08-09-2015


Riforme-Senato

Ricomincia, dopo la pausa estiva, il cammino delle riforme. E come avviene sempre per gli appuntamenti importanti, i posizionamenti iniziano ben prima dei lavori in Aula. Il punto cardine è l’articolo 2, che riguarda la composizione del Senato quindi uno dei pilastri dell’intero provvedimento. Il Premier dal comodo salotto di “Porta a porta” aveva, nella serata di ieri, aperto a qualche modifica ma, aveva aggiunto: “Ma nessuno pensi di ripartire da capo”. Un messaggio rivolto soprattutto al suo stesso partito.

Oggi è arrivata la risposta di Bersani che guida la minoranza del Pd e che si è sentito tirato in causa e dai microfoni di “Radio Anch’io”, ha gelato il Capo del Governo: “Sulle riforme tra Renzi e la minoranza Pd “Non mi risultano tentativi di mediazione.  Ho letto – sostiene l’ex segretario del Pd – di ipotesi che mi sembrano prive di sostanza. Non si può scrivere una cosa sul listino su un articolo della Costituzione e poi poco dopo scriverne un’altra. Bisogna decidere seriamente su quale ruolo dare agli elettori”.

E ancora: “Non c’è necessità di prove di forza”.  “Sull’elezione per il Quirinale – ricorda Bersani – c’è stata assoluta lealtà. Se si parla, e se Renzi decide di parlare con i Senatori, lo farà con gente leale. Io – ribadisce –  sono per il sì e non per il no. Non è in gioco il superamento del bicameralismo perfetto, perché tutti vogliono una riforma. Qui è in gioco se dopo la legge elettorale che Renzi ha voluto, possiamo avere in Italia un Parlamento tra Camera e nuovo Senato, in cui  grandissima parte dei membri viene nominata o scelta a tavolino. Qui non c’é Bersani, ma il libero convincimento di alcuni Senatori con cui bisogna discutere e trovare una soluzione”. E poi l’affondo finale: “Non si tocca l’art. 2 della riforma? Renzi ha ragione a chiedere che non si apra un vaso di Pandora, ma poi c’è il libero convincimento. Non si può chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione. Non si è mai fatto in nessun partito”. Parole pesanti soprattutto se arrivano da chi ha sempre cercato di smussare piuttosto che alimentare lo scontro.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini ricorda che “È dalla conferenza di Rimini del lontano 1982 che i socialisti lavorano per superare il bicameralismo perfetto. C’é innanzitutto un nodo da sciogliere nella riforma del Senato. Le funzioni e i poteri che gli si attribuiscono. Un Senato rappresentativo dei territori, alla maniera del Bundesrat, è la soluzione migliore, – ha aggiunto Nencini – tanto più oggi che stiamo rivedendo il Titolo V della Costituzione e necessitano soluzioni istituzionali compatibili con il nuovo assetto dei poteri dello Stato. Un organo siffatto può essere composto anche senza utilizzare l’elezione diretta”.

I Senatori della minoranza del Pd sono 28. E in una maggioranza sempre meno blindata come quella del Senato ogni voto in più o in meno più far la differenza. Gli emendamenti, assicurano, restano tutti. Assicurano che “Una intesa nel Pd sulla riforma del Senato è possibile solo se si modifica l’articolo 2 del ddl” tenendo quindi il punto a poche ore dall’assemblea del gruppo con Renzi. I 28 si sono riuniti in mattinata: “Alcuni erano in commissione, altri, come Chiti e Corsini, erano all’estero. Ma non ci sono defezioni annunciate. Continuiamo a essere in 28 a sostenere gli emendamenti per l’elettività diretta dei futuri senatori”. “Ascolteremo questa sera Matteo Renzi. Ma per una questione di chiarezza – spiega uno dei 28 senatori – noi restiamo fermi sulla richiesta di modificare l’articolo 2: la chiarezza non può mancare quando si modifica la Costituzione. Da parte nostra resta però la disponibilità a trovare una soluzione unitaria all’interno del partito. Se Renzi apre a una modifica dell’articolo 2, l’intesa non solo è possibile ma è anche molto più vicina di quel che appare”.

Chiusura totale arriva dal Senatore della minoranza Pd Vannino Chiti secondo cui “la maggioranza e il governo, che ha un interventismo sulla Costituzione che non dà centralità al Parlamento, purtroppo rifiutano un confronto vero. Senza modificare l’articolo 2 non è possibile un’intesa: non per pregiudiziali ma per serietà e rispetto della Costituzione. Ed
anche per rispetto dei cittadini. Non si può avere un Senato semi elettivo. Non si può chiedere ai cittadini di partecipare a mezzo servizio, senza contare e decidere. Noi abbiamo fatto uno sforzo per un compromesso degno della Costituzione: purtroppo ad ora abbiamo trovato un muro, una chiusura tanto dogmatica quanto assurda rispetto alle coerenze che deve avere la Costituzione”. Dalla maggioranza del Pd però la posizione non cambia. “Discuteremo fino all’ultimo – dice il vicesegretario Guerini – con il principio inderogabile che non si può tornare al punto di partenza. Qualsiasi intervento che si possa immaginare, si prosegue e non si torna al punto zero”.

Anche dall’opposizione arrivano chiusure totali. Soprattutto quella di Forza Italia che potrebbe mettere a rischio il ddl. È da vedere infatti se il soccorso di Verdini sarà sufficiente come stampella a cui appoggiare l’intero progetto di riforma. Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia afferma che “La posizione di Forza Italia sulle riforme è chiarissima. L’abbiamo decisa all’unanimità al nostro ultimo Consiglio nazionale del 4 di agosto. Vogliamo l’elettività del nuovo Senato, e vogliamo il cambio della legge elettorale, l’Italicum, con il premio di maggioranza alla coalizione e non più alla lista. Fuori da queste due condizioni non c’è nessuna possibilità perché Forza Italia voti a favore delle cosiddette riforme di Renzi. Cosiddette perché il combinato disposto delle sue riforme porta al regime”.

Posizione del tutto legittima, resta comunque una domanda. Perché Forza Italia ha votato a favore dello stesso identico testo alla prima lettura e perché ha fatto lo stesso sulla legge elettorale?

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Queste riforme il popolo italiano le respingerà in toto perché promulgate da un Parlamento di nominati eletto con una legge elettorale dichiaratamente – dalla Corte Costituzionale – incostituzionale.

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