venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

‘Tracce’ nel vuoto,
nel pieno. La mostra
di Patrizia Borrelli
Pubblicato il 29-09-2015


'Mare Nostrum'

‘Mare Nostrum’

‘Tracce nel vuoto, nel pieno, nel colore’. Questo il titolo della personale di Patrizia Borrelli per far conoscere gli ultimi otto anni di creatività e ricerca dell’artista romana. Curata da Gastone Raniero Indoni e Francesco Giulio Farachi, la retrospettiva – comprensiva di dipinti e sculture – sarà presentata il 30 settembre da Carla Mazzoni al Museo Venanzo Crocetti di Roma. «Per tracce – racconta all’Avanti! l’artista romana – si intende sempre qualcosa che può diventare un suggerimento, per me e per gli altri, verso un progetto, una visione. Noi stessi viviamo e lasciamo tracce». Tracce nel vuoto e nel pieno perché nella scultura con il filo di ferro, per esempio, circoscrive lo spazio, dunque il vuoto; con il modellato, invece, lo occupa. Tracce nel colore perché le sue sculture sono sostenute dal colore. «Questi tre elementi – spiega Borrelli – intervengono e si intersecano anche con l’apporto di mosaici e smalti».

LA RETROSPETTIVA ROMANA – Nella mostra personale si potranno ammirare le creazioni degli ultimi anni di produzione artistica che vedono l’intrecciarsi – in vari modi – della pittura e della scultura: acquarelli, tempere, oli e pigmenti in polvere, ma anche sculture, caratterizzate da un forte impatto e capaci di rivelare, con forza, l’interiorità, l’anima. In ‘Mare Nostrum’ (foto) Borrelli affronta il fenomeno dell’immigrazione, calando nel fondo marino la nostra angoscia per le perdite spropositate di vite che cercavano vita. «I nostri occhi si agganciano al buio del mare profondo dove è arenata la carcassa di una imbarcazione – spiega l’artista – Seguono corpi e resti fluttuanti dal profondo – verso la superficie più ingannevolmente azzurra – con abbandono e dispersione tra la nostra coscienza consapevole e il nostro oblio che ne è la seconda, dopo il mare, lapide».

'Cristo Blu'

‘Cristo Blu’

In “Cristo blu” (foto) – recente composizione mista di materiali eterogenei – Borrelli raffigura Gesù dipinto su una lastra di piombo con inserti di interventi materici. In particolare, la presenza del legno – «che ha subito traumi paragonabili alla flagellazione – diventa parte integrante della creazione, in parte dipinta e in parte costruita» illustra l’artista, sottolineando che l’opera «focalizza il dolore fisico della flagellazione e della morte, la pietas umana di chi lo ha amato e lo ama nei molti modi d’amore. La Maddalena, non visibile – spiega Borrelli – gli prende le mani abbandonate sul grembo con un gesto di accoglimento fra le sue, come una consolazione e tenerezza inesprimibili altrimenti. Gli altri intorno a questa deposizione si pongono con il corpo e le mani ognuno con il proprio essere di dolcezza e forza».

L’ARTISTA – Formatasi all’Accademia d’Arte di Roma via Ripetta – e successivamente alla Libera Accademia di Belle Arti di Roma, l’University of Fine Art – l’arte di Patrizia Borrelli è stata recensita da importanti critici quali Vittorio Sgarbi, Paolo Levi, Joan Lluis Montané, Ennio Calabria e Alfio Mongelli. Le sue procedure artistiche arrivano a sfiorare dimensioni volte a cogliere l’espressività e l’espressionismo di stati emotivi, sensazioni, stati dell’essere. «L’anima crea non solo con pennelli su un’area piana – confida l’artista – ma con la punta delle dita e con la forza misteriosa che le mani imprimono al ferro – poco domabile – sottomettendolo a flessioni che circoscrivono lo spazio».

Silvia Sequi

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