giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tsipras due, ovvero la rivincita
Pubblicato il 21-09-2015


Bertinotti era mio amico. Ero con lui nell’ufficio di presidenza della Camera che il leader di Rifondazione presiedeva. Era misurato, sorridente, rispettoso del parere di tutti. Lo avresti definito un liberale, sia pur di sinistra. Poi, quando vestiva l’armatura ideologica, si trasformava. E diventava un comunista intransigente. Fece cadere Prodi nel 1998, aprendo di fatto la strada alla vittoria di Berlusconi. Volle formare un cartello di estrema sinistra dieci anni dopo e finì come sappiamo. Fuori dal Parlamento coi suoi compagni. Era afflitto dalla sindrome del “più a sinistra”. Se tu gliela concedevi diventavi suo amico anche se eri di destra.

È quel che accaduto anche recentemente in Grecia. Gli intransigenti di Syriza che volevano mettere all’angolo il traditore Tsipras non solo non gli hanno impedito di vincere, ma sono finiti loro fuori dal Parlamento con una percentuale irrisoria. Il popolo ha deciso così. D’accordo, ha votato poco più della metà degli elettori, molto di più di quelli che hanno votato in Emilia-Romagna, ma il gruppo scissionista del “più a sinistra” non ha saputo convincere neppure questi ultimi, che hanno preferito non recarsi alle urne piuttosto che votare il partito di Lazafanis, sostenuto anche dal mitico Varoufakis.

Tsipras vince perché alla sua politica non c’è alternativa credibile. Perché si può fare la voce grossa in Europa, ma quando si è pieni di debiti e con un rapporto deficit Pil che è il più alto, si deve fare una scelta. O in Europa ci si sta o non ci si sta. E in effetti l’alternativa di Varoufakis era il ritorno alla dracma, al quale del resto puntavano anche le destre tedesche. Un’alternativa decisamente bocciata dal popolo greco. Che dire dei tsiprasiani italiani, che al leader greco avevano intestato la loro lista europea? Cambieranno nome, non c’è dubbio. E lo faranno sopratutto perché Tsipras ha vinto. Loro stanno sempre coi perdenti. Hanno in cruccio la Germania perché grazie alle riforme del socialdemocratico Schroeder ha ripreso a correre. Sono stati invece ammaliati dalla Grecia e dal suo debito storico, dalla sua dipendenza dagli altri.

Un segnale dovrebbe pure arrivare loro da Atene, che di segnali al mondo ne ha mandati a migliaia. E cioè che la sinistra che vince è quella che si assume responsabilità nei momenti più delicati e difficili, ma che riesce e suscitare speranza per il futuro. Come fece il governo Craxi con il taglio della scala mobile. Imponeva sacrifici economici in cambio del calo dell’inflazione. Era solo una promessa, ma i cittadini credettero a quell’impegno che poi puntualmente si verificò. E Craxi vinse il referendum contro i comunisti. Il tempo dei teorici dell’isola del tesoro, della favola della terra promessa, di un indecifrabile sol dell’avvenire, è finito. La democrazia, nata in Grecia, è potere del popolo e il popolo ha parlato chiaro. Preferisce riforme e sicurezza. Tsipras due è diventato un socialista europeo. Ne prenda atto.

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Commenti all'articolo
  1. In Europa non sono riusciti a farlo fuori. Ora Tsipras è di fronte ad un bivio. O si adagia sulla linea politica dettata d Bruxelles, oppure, forte del successo, come ha detto, inizia la lotta all’austerità.
    Ma se viene lasciato solo, stavolta, lo fanno fuori per davvero.

  2. E noi!?
    Noi facciamo il DEF a debito lasciando una cambiale alle prossime generazioni anzi ai pensionati perché secondo la “nouvelle vague” politica di casa nostra la pensione l’abbiamo rubata. In compenso tutti a gridare la sinistra “l’è morta” viva la sinistra. Non sarebbe il caso di darci una svegliata? Abbasso renzi e il suo governo di nuovi reganiani.

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