venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

UN MILIONE
Pubblicato il 14-09-2015


Immigrati

Un milione di profughi in arrivo in Germania nel 2015, sono queste le stime fatte dal Vice cancelliere Sigmar Gabriel, in una lettera ai membri della Spd. “Ma è solo una previsione”, precisa un portavoce del ministero dell’Interno. Le stime del Vice cancelliere però non placano le polemiche sulla decisione della Germania di reintrodurre i controlli alle frontiere.
Le ferrovie tedesche stamattina hanno ripreso a funzionare normalmente dalla frontiera austriaca dopo che la Germania ha ripristinato i controlli alle frontiere.
“I controlli temporanei – ha affermato Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, nel corso di una conferenza stampa – non sono la stessa cosa di una chiusura delle frontiere. I rifugiati continueranno a venire in Germania e speriamo che ciò avvenga nel solco di un processo ordinato”.
E mentre continuano a registrarsi arrivi record nel “cuore” dell’Europa, il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann, critica Italia e Grecia per non aver sorvegliato le frontiere esterne dell’Ue. “Non ha senso, e soprattutto non è nell’interesse dei profughi, permettere un simile caos”, gli accordi di Schengen, ricorda Herrmann prevedono “l’obbligo di rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell’Ue”.
Il “ricollocamento” al Consiglio Affari interni Ue
Il Consiglio “si impegna a ricollocare altre 120mila” profughi (54.000 stanziati in Ungheria, 39.600 dall’Italia e oltre 66.000 dalla Grecia), si legge nella bozza di conclusioni del consiglio Affari interni Ue. Le quote proposte dalla Commissione costituiscono “la base” per un accordo sulla distribuzione, ma si prevede anche una certa “flessibilità” per gli Stati nell’attuazione della decisione. Il consiglio dei ministri dell’Interno Ue ha adottato la decisione dello schema di ricollocamento per 40mila profughi da Italia (24mila) e Grecia (16mila) in due anni. Riguarda i richiedenti asilo arrivati o che arriveranno tra il 15 agosto 2015 ed il 16 settembre 2017.
“A nostro avviso deve essere Frontex a fare i rimpatri. Deve essere una responsabilità europea e ci vogliono i soldi europei per organizzarli”, così il ministro dell’Interno Angelino Alfano al suo ingresso al consiglio Ue. Dopo la riunione dei 28, a margine si sono visti rappresentati della Commissione Ue e i ministri di Francia, Germania, Grecia, Italia e Ungheria. Sulla questione dei cosiddetti hotspot, i centri di identificazione dei richiedenti asilo da istituire nei Paesi di prima accoglienza, Grecia, Italia e Ungheria, quale pre-requisito per la redistribuzione dei richiedenti asilo all’interno dell’Ue. A Italia e Grecia è stato chiesto di presentare già domani il programma per la redistribuzione di 40 mila profughi (24 mila dall’Italia, 16 mila dalla Grecia) decisa a luglio dal Consiglio Ue su proposta della Commissione.
La Commissione europea giustifica i controlli tedeschi
Jean-Claude Juncker, ha telefonato la cancelliera Angela Merkel e ha giudicato il ripristino delle frontiere come un fatto eccezionale dettato dall’urgenza di dover gestire l’arrivo improvviso di 40mila richiedenti asilo in un solo giorno.
La Commissione Ue ha giustificato il ripristino dei controlli alla frontiera da parte della Germania per l’emergenza migranti, sottolineando che le norme di Schengen prevedono la possibilità di ripristinare i controlli temporaneamente e in caso di situazioni eccezionali, come in questo caso, la Commissione deve esserne tempestivamente informata.

L’Europa si trincera
Molti paesi europei, in particolare nell’est Europa, non solo sono contrari alle quote come Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia, ma hanno anche istituito le frontiere interne. Il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk venerdì ha tentato la mediazione forzata annunciando che, se lunedì non ci saranno risultati al termine della riunione, organizzerà un summit straordinario dei capi di stato e di governo.


Il ministro degli Interni della Slovacchia ha annunciato (come Germania e Austria) di voler introdurre controlli temporanei alle frontiere ai confini con l’Ungheria e con l’Austria, dove a rafforzare le frontiere con l’Italia è arrivato l’esercito. Mentre in Ungheria la polizia ha chiuso il principale punto di passaggio utilizzato dai migranti per entrare in Ungheria dalla Serbia, a Roszke. A guardia dei confini anche Repubblica Ceca, Olanda, Polonia e Francia. “Sono già state date disposizioni” per ristabilire i controlli alla frontiera francese con l’Italia “se si ripeterà una situazione identica a quella di alcune settimane fa”, ha affermato il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve da Bruxelles.

La guerra agli scafisti
L’Unione europea annuncia la guerra agli scafisti con la “fase2” dell’operazione Navofr Med, la missione armata della flotta europea contro gli scafisti, iniziata il 22 giugno, con il portaerei Cavour che ha soccorso i migranti in difficoltà, ma soprattutto raccogliendo informazioni sulle organizzazioni dei trafficanti, gli ormeggi e i metodi in azione.
Gli stati maggiori degli Stati dell’Unione si riuniranno mercoledì per concordare gli aspetti tecnici e logistici e l’Unione europea dovrà definire le regole di ingaggio dei militari. L’operazione dovrebbe cominciare all’inizio di ottobre. Le forze militari navali potranno sequestrare, far deviare le navi sospette di essere usate per i passaggi dei migranti, arrestare, ma senza mai entrare nelle acque territoriali libiche.
“In questi mesi siamo riusciti a determinare agenda urgente della Commissione”. Lo ha affermato il rappresentante Ue per la Politica estera Federica Mogherini a Bruxelles per il vertice Ue dei ministri degli Interni sull’emergenza immigrazione. “La nostra capacità di agire con i nostri partner internazionali – ha detto – dipende anche dalla forza e credibilità delle nostre decisioni interne. Mi aspetto – ha concluso – che tutti gli Stati membri si assumano le loro responsabilità in un senso di solidarietà così come è stato fatto sul fronte delle nostre politiche estere”.

Maria Teresa Olivieri

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