venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un’Amnistia Finanziaria
per non vendere l’anima
al Diavolo
Pubblicato il 24-09-2015


amnistia finanziariaChiedere e concedere l’Amnistia Finanziaria, ecco uno dei tanti perché. Tempo fa ad Interessi Comuni venne recapitata con autorizzazione alla sua pubblicazione, la lettera di Marco Morini, un piccolo imprenditore  reggiano che, a causa della crisi, era stato segnalato alla Centrale Rischi e quindi “segregato” a vita dal suo istituto di credito “nella remota isola caraibica della Guyana francese”.

Perso il lavoro, e quindi non più nelle condizione di mantenere la famiglia, si rivolge ad un amico per essere ascoltato prima ancora di essere aiutato un’ultima volta! 

… Ti ho scritto così spesso che è come se ti conoscessi da una vita, quella vita che invece sento non scorrere più dentro di me. Non sono più in grado di parlare a voce della mia stramaledetta situazione.Apprezzo sinceramente l’entusiasmo che metti nell’espormi nuove opportunità o nuovi scenari di possibili attività. Per questo non me la sento, ogni volta, di interromperti per ricordare le mie priorità che oggi sono: esigenze vitali!

Forse non ci metto abbastanza enfasi nell’esprimermi, complice il mio innato pudore. Ma ciò non minimizza la drammaticità di ciò che sto vivendo, e se valeva per ieri immagina oggi come il “dolore” si sia acuito maggiormente. Spero di potermi spiegare meglio: è come se io avessi al massimo sette giorni di vita per farmi operare, altrimenti muoio! Ho bisogno di questo intervento, immediatamente. Dopo di che, se riesco a salvarmi, avrò la assoluta necessità di curarmi costantemente e con le medicine più adatte al decorso post-operatorio.

Non è mia intenzione responsabilizzarti di una situazione che non ti appartiene, però lascia che io possa esprimere all’amico tutto il mio disagio, tutto il mio malessere.

Passo il tempo a menar fendenti (curriculum vitae) a destra e a manca come Brancaleone da Norcia, sto telefonando a chiunque possa trovarmi un lavoro regolare e anche non… Ormai finito alla Bastiglia, in quanto segnalato alla Centrale Rischi, non posso fare nemmeno il calzolaio perché, sia io che mia moglie, siamo interdetti a vita ad entrare dentro ad una banca.

Tornando a noi ed alla tua proposta di lavorare con un computer è preferibile che andare a pregare a Santiago di Compostela per ritrovare quella fede fuggita, anche lei, dalla mia “malattia”, ma non posso permettermi investimenti di tempo: sto agonizzando!

E’ vero, il lavoro sarebbe a costo zero ma la vita non è a costo zero e la mia di vita, in particolare, parte già da sotto zero! Per questo mi danno l’anima all’idea delle giornate e delle settimane che passano in attesa di ricevere notizie. Mi sento come il protagonista del libro di Garcia Marquez, “Nessuno scrive al colonnello”. Tutta la mia esistenza era nella mia piccola attività storica e per un po’ ho vissuto di illusioni. Ho promesso alla mia famiglia che entro inizio estate ce l’avremmo fatta a ripartire. Poi è arrivato Luglio. Adesso siamo a fine estate. Nessuno ha alcuna intenzione di mettere soldi nella vecchia attività, questa è la mia idea, né in una forma né in un’altra. E via così, passano i giorni e le settimane ed i progetti sono sempre da venire, sempre tutto più lontano. Ma io non posso aspettare un “organo compatibile” per sopravvivere, devo fare l’operazione chirurgica subito perché non ho più tempo, scusa la mia ossessione ma sto morendo! Sono disposto a qualunque cosa, e lasciami il pudore di non approfondire troppo, se nulla accade ho deciso: venderò l’anima al Diavolo.”

Come è noto, infatti, il Diavolo è goloso di anime. In questo libero mercato il bene e il male si contendono il primato dalla notte dei tempi, uno scontro titanico dagli esiti talmente incerti che perfino gli scommettitori londinesi non giocano all'”esorcista”.

Nel nostro Paese le banche invece si espongono, predicano, fanno la morale, si sostituiscono alla “giustizia” e dispensano pene a vita. Negli ultimi anni trovano particolarmente divertente condannare le persone colpite dalla crisi alla Centrale Rischi: danno una sfoltita al mercato degli uomini come fossero rami secchi. Ed infine ci rovinano la reputazione e rischiano i nostri soldi (a differenza degli inglesi) all'”esorciccio”: ricordate il divertente film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia?

Un esercito di cinquantenni usciti dal mercato del lavoro sono allo sbando, una alternativa per sopravvivere potrebbe essere quella di aprire un conto corrente per avere un bancomat: minimo sindacale per tornare alla vita. Invece non possono, perché le banche hanno pensato bene di offrire a questi nuovi “poveri” un biglietto di sola andata per l’inferno; il numero dei “deportati” alla Centrale Rischi è così alto che addirittura si fa fatica a trovare un posto in piedi. Anche alla Guyana? Anche alla Guyana!

Governatore Visco, Presidente Patuelli, dott. Capoccioni, rinfoderiamo il linguaggio oxfordiano e confrontiamoci sulla Amnistia Finanziaria: meglio che vendere l’anima al Diavolo, no?

Angelo Santoro

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