mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Volkswagen e Ponte sullo Stretto
due imbrogli intollerabili
Pubblicato il 25-09-2015


L’efficienza, la serietà e la potenza economica della Germania di Angela Merkel hanno ricevuto un colpo terribile dalla vicenda della Volkswagen messa sotto accusa per i gas di scarico inquinanti che risulterebbero ‘corretti fittiziamente’ per permettere una concorrenza sleale della casa automobilistica tedesca con i concorrenti americani. Non si tratta di errori ma di ‘scelte strategiche’ messe in piedi per ingannare il mercato statunitense. Alla faccia dell’efficienza, della serietà e della potenza economica sbandierate ad ogni piè sospinto.

Qualcuno dirà che il gruppo automobilistico europeo, protagonista della vicenda, è un gruppo privato dimenticando che esso usa anche capitale pubblico e che lo Stato ha ‘poteri di veto’ sulla sua attività. Ma non risulta che questi poteri siano stati usati. Delle due una: o lo Stato tedesco non è stato capace di individuare la ‘porcata’ scoperta dagli americani o esso è stato semplicemente connivente. La vicenda che incrina l’immagine teutonica dinanzi al grande pubblico, ci spinge ad amare riflessioni che squarciano l’immagine sobria (come era stato dipinto dai media) al ‘più tedesco degli italiani’ che, senza vergogna, a differenza degli americani (pronti a denunciare l’imbroglio subìto) ha preferito chiudere gli occhi, delittuosamente, instaurando la stagione dei ‘compiti a casa’.

Non si sa quali argomenti siano stati usati per convincere il bocconiano Monti a cassare il Ponte e l’A/V, ma è certo che esso non ha perso tempo a sposare la tesi della Merkel aveva l’obiettivo di difendere il ruolo dei porti del Nord Europa che venivano considerati a rischio con la realizzazione del corridoio 1, più conosciuto come corridoio Berlino-Palermo, trasformato tout court in corridoio 5 Helsinki-La Valletta via Taranto. Operazione che ‘puzzava’ terribilmente, fin dal suo nascere, come operazione divisoria delle regioni meridionali, con Campania e Puglia tacitate con la promessa dell’alta velocità tra Napoli-Bari-Taranto e La Valletta, e col signor Monti pronto a ghettizzare siciliani, calabresi e lucani scorticati vivi dalle imposizioni fiscali e nel contempo impediti da ogni prospettiva di ripresa con l’isolamento logistico.

La prova è sotto gli occhi. Oggi in Lombardia circolano speditamente, come d’uso nei Paesi più avanzati, milioni di turisti, con affari d’oro per i sei mesi dell’Expo, che avviano la ripartenza socio-economica del Nord, mentre al Sud è buio pesto. La posizione succube all’imbroglio ci priva dell’Expò a vita del Ponte sullo Stretto con la perdita del prevedibile ricircolo turistico di milioni di persone all’anno, come la Torre Eiffel. Non solo, ma anche il flusso di teu-container limitato al solo gateway di Taranto è una sconfitta sonora per il nostro Paese, che resta escluso dal traffico d’oro della logistica integrata. Insomma in stato di guerra – che comunque esiste realmente, anche se mascherato – l’ex rettore sarebbe stato passibile di fucilazione alle spalle.

Intanto al Nord (altro compito a casa) si procede speditamente alla realizzazione del tratto Genova-Rotterdam con l’obiettivo di permettere alle merci destinate all’Italia di fare un percorso cervellotico come quello tra Suez-Gibilterra-Rotterdam con discesa postuma verso Genova. Proprio l’inverso di quello ipotizzato dai padri costituenti dell’Europa orientati ad accelerare i trasporti delle merci da e per l’Estremo Oriente abbattendo sensibilmente tempi e costi su un piano di scorrimento unitario dalla Sicilia al Brennero e all’Europa attraverso Ponte e Alta Velocità..

L’intera vicenda fa il paio con quella dei gas inquinanti della Volkswagen: stessi meccanismi, stesse motivazioni. Nascono entrambe da imbrogli a grappolo, come le devastanti bombe di oggi, e puntano a favorire alcune potenze, più una sorta di ‘Quarto Reich’, trasognato dalla Cancelliera e da quel popolo col vizietto del dominio. Oggi, però, la regina è nuda, sebbene tenti di ricoprirsi sacrificando qualche manager… Non così nuda è stata quando ‘le bombe’, sotto forma di spread, liquidavano il legittimo governo del nostro Paese insediando al suo posto governi fantocci facilmente manovrabili e disponibili ad operazioni anti italiane qual è stata l’eliminazione dell’Italia dal tavolo del business del trasporto ferroviario dei container.

Mentre gli USA reagiscono magari con multe salatissime, l’Italia non ha meccanismi che possono servire a penalizzare le ‘porcate’ perpetrate a suo danno. Se ancora vogliamo essere uno Stato non a sovranità limitata bisogna avere uno scatto d’orgoglio e puntare ad un nostro ruolo in un Mediterraneo ancora più al centro dell’economia marittima mondiale, che in atto dà scacco matto all’Italia perché il Sud è sguarnito dei sistemi infrastrutturali per catturarlo.

Il rimedio è la ‘Macro Regione del Mezzogiorno’, aggregazione non amministrativa, finalizzata alla programmazione coordinata nei settori target della mobilità (Ponti, Strade, Autostrade, Ferrovie), logistica (Porti, Interporti), energia (Elettricità, Gas, Rinnovabili, Efficienza energetica), ambiente (Rifiuti, Idrico), ICT (Banda larga e ultralarga, Smart Cities, Internet of Things), al fine di spingere fortemente in avanti l’economia dell’intero nostro Paese.

Giovanni Alvaro e Cosimo Inferrera

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