sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Alla Sala Umberto
in scena un crudele
‘Metodo’ di selezione
Pubblicato il 01-10-2015


'Il Metodo'Quando un bene scarseggia si fa di tutto per ottenerlo, a prescindere dal prezzo che si deve pagare. Postulato economico che diventa tanto più valido se a scarseggiare è proprio quel bene che ti permette di vivere, a volte di sopravvivere. E se il bene in questione è un posto di lavoro, per di più prestigioso in un’importante multinazionale, allora diventa tutto lecito. D’altronde i tassi di disoccupazione in Italia, come in Europa, hanno raggiunto picchi così elevati da non permettere più a nessuno di andare tanto per il sottile: quello che una volta era un diritto, oggi è merce rarissima che nessuno può più permettersi  di farsi sfuggire. Archiviate ormai da tempo le vecchie rivendicazioni sindacali sugli orari, le ferie, i licenziamenti, gli scioperi e le assemblee, che resistono solo per pochi “privilegiati”; smantellate gradualmente tutte le conquiste del secolo scorso; abbandonata definitivamente l’idea di un posto stabile e della conseguente stabilità economica, a chi cerca lavoro oggi si chiede di rinunciare anche ai propri principi, alla propria moralità, ai propri sentimenti.

Il Metodo alla Sala Umberto

“Il metodo” commedia dell’autore catalano Jordi Galceran in scena alla Sala Umberto

E’ il tema attualissimo della commedia dell’autore catalano Jordi  Galceran “Il metodo”, in scena alla sala Umberto di Roma, fino al 18 ottobre con la regia di Lorenzo Lavia e le brillantissime interpretazioni di Giorgio Pasotti, Fiorella Rubino, Gigio Alberti e Antonello Fassari. In una sala riunioni di un’azienda svedese di bricolage, si trovano, per l’ultimo colloquio “congiunto”, quattro candidati a un incarico di manager, disposti a tutto pur di ottenere l’unica cosa che per loro davvero conta: il solo posto disponibile. Non importa se  per raggiungere lo scopo finale bisogna sottoporsi a prove umilianti, mettere in piazza i propri sentimenti, imbrogliare, mentire, soffocare emozioni, cancellare il proprio privato.

Il lavoro, nuovo idolo del presente, viene prima di tutto e di tutti, e “il metodo” con cui verrà scelto il candidato si rivela presto una sorta di gioco crudele che conferma ed esalta la teoria hobbesiana dell’homo homini lupus. Tutte quelle che siamo abituati a considerare qualità che fanno di una persona una “bella persona”, tolleranza, comprensione, sincerità, si trasformano in difetti, mentre egoismo, cinismo e arrivismo sono le doti indispensabili per ottenere il posto: “Noi non cerchiamo un buono che si mostri come un figlio di puttana, ma un figlio di puttana che appaia come buono”. All’aspirante candidato non resta che adeguarsi, oppure ribellarsi, rispondere “no” alle ingiustizie e uscire dalla porta rinunciando al posto. E se alla fine fosse proprio questo che cerca l’azienda?

Cecilia Sanmarco

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