mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Anche all’Italia
serve una sinistra riformista
Pubblicato il 14-10-2015


Nel giro di un anno l’Unione ha assistito all’ascesa di Podemos, che si è pienamente affermato nel panorama spagnolo e che in questo momento avanza nei sondaggi; alla marcia di Syriza, che ha vinto le elezioni di gennaio ed è stata confermata al potere il mese scorso pur con significative contraddizioni, e all’affermazione come leader dei laburisti inglesi di Jeremy Corbyn, sostenitore dichiarato del ruolo pubblico in economia e della redistribuzione sociale delle ricchezze (e del potere!) attraverso il sistema fiscale.

I socialisti in Portogallo, dopo le ultime elezioni politiche, sembravano destinati a entrare in una grande coalizione con la destra sul modello tedesco, in cui la socialdemocrazia sembra, come nel “Faust” di Goethe, avere venduto l’anima a Mefistofele (la Merkel…) e, quindi, alla brutale austerity che sta distruggendo i cittadini europei. Ma dopo un giro di consultazioni approfondite con le forze della sinistra cosiddetta radicale, il leader dei socialisti António Costa ha annunciato di aver trovato convergenze: “La nostra preoccupazione principale è quella di trovare una soluzione stabile, credibile e coerente che possa esprimere la volontà della maggioranza dei portoghesi e rispondere ai bisogni del Paese, che sono la difesa dei servizi pubblici, il cambiamento rispetto all’austerità e il rispetto degli impegni internazionali del Portogallo”. La nuova sinistra, dal canto suo, considera l’alleanza come realizzata.

Insomma, in Europa, parafrasando Galileo “eppur si muove” la sinistra.

Come ha evidenziato l’ex ministro socialdemocratico delle Finanze tedesco Oskar Lafontaine, in una lettera aperta “alla sinistra italiana” pubblicata dal quotidiano “il manifesto”, nella ripresa della sinistra in Europa l’Italia appare la grande assente, con la costituzione per aggregazioni di pezzi di parlamento, di un nuovo blocco centrista, sotto la coltre del cosiddetto “Partito della Nazione”, che dovrebbe lasciare solo schegge minoritarie a destra, di tipo populista e xenofobo, e a sinistra legate ad un antagonismo sociale senza vocazioni riformatrici e di governo.

Scrive Lafontaine: “Lo sviluppo in Grecia e in Spagna, in Germania e in Francia, dimostra come la frammentazione della sinistra possa essere superata non solo con un processo di unificazione tra i partiti di sinistra esistenti ma soprattutto con l’incontro di tante energie innovative fuori dal circuito politico tradizionale. Solo una sinistra sufficientemente forte nei rispettivi Stati nazionali potrà cambiare la politica europea. La sinistra europea ha bisogno ora di una sinistra forte in Italia”.

Serve una sinistra nel nostro Paese che sia riformista e di governo, alternativa al blocco neocentrista in formazione, a cui la storia, la tradizione la cultura e ciò che è in campo della organizzazione politica del socialismo italiano diano un contributo fondamentale.

Maurizio Ballistreri

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