sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Polonia, vince la destra
antieuropea e xenofoba
Pubblicato il 26-10-2015


Beata Szydlo e Jaroslaw Kaczynski

Beata Szydlo e Jaroslaw Kaczynski

Col 39,1% (+ 3% rispetto ai già buonissimi pronostici) ‘Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwosc, abbreviato in PiS), il partito della destra antieuropea di Jaroslaw Kaczynski, ha vinto le elezioni politiche di domenica candidando a premier una donna, Beata Szydlo. Un’altra donna, il primo ministro uscente Ewa Kopacz di ‘Piattaforma civica’ (Platforma Obywatelska, PO) formazione di centro, di cui è stato leader l’attuale presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, è stata sonoramente sconfitta e il suo partito si è ridotto a un 23,4%.

Da domani dunque la destra che ha fatto tutta la campagna elettorale su toni antieruopei, populisti e xenofobi, potrà governare da sola con 242 seggi su 460 nel Sejm, il Parlamento polacco, mentre i centristi di Piattaforma civica, attualmente al governo, otterrebbero solo 133 seggi.

Il terzo partito – una sorta di Movimento 5 stelle se non altro per la rapidità e il modo in cui è nato – ‘Kukiz’15’ che prende il nome dal cantante rock che lo ha fondato, ha ricevuto un lusinghiero 9%: niente male per la prima volta.

Gli altri due partiti del Sejm saranno Nowoczesn.pl (Moderna) del liberale Ryszard Petru con il 7,1% dei voti e il Partito dei contadini (Psl) con il 5,2% delle preferenze. Restano fuori dalla Camera bassa, perché sotto la soglia di sbarramento dell’8%, il partito Sinistra unita (Zl) che ha avuto il 6,6%, la formazione di Janusz Korwin-Mikke con il 4,9%, e quella di sinistra sociale Razem (Insieme) di Adrian Zandberg con il 3,9%.
L’affluenza è stata del 51,6%.

Per la prima volta nella storia della Polonia post-comunista, nessuna forza di sinistra ha ottenuto abbastanza voti per entrare in un parlamento che ha avrà un colore politico soltanto, con sfumature che andranno dal centro alla destra estrema.

Il risultato del voto ha creato una sorpresa limitata, perché già previsto dai sondaggi, anche se la vittoria delle destra è andata oltre le previsioni. La campagna elettorale è stata giocata tutta sul piano scivoloso del nazionalismo xenofobo e del populismo.
In questo Paese che in dieci anni ha ricevuto aiuti fondamentali per il suo sviluppo dall’Europa (170 mld) e che non ha mai avuto un PIL negativo, il PiS ha fatto promesse come se avesse davanti a sé un futuro economico radioso: ha promesso meno tasse con l’aumento della soglia di esenzione per l’imposta sul reddito per agevolare le famiglie più povere, l’aumento del salario minimo orario a 12 szloti, l’aumento degli assegni familiari e l’abbassamento dell’età pensionabile da 67 a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne.

Il partito di Kaczynski e di Beata Szydlo ha annunciato nuove tasse per le catene della grande distribuzione e per le banche straniere e promesso di abbassare dal 19% al 15% la flat tax per le imprese più piccole. Per trovare i soldi, prevede di utilizzare le risorse della Banca centrale che dovrebbe iniettare nell’economia polacca 100 miliardi di dollari in sei anni.
Nello stesso tempo ha soddisfatto i desideri di vendetta della popolazione per gli scandali degli ultimi anni attaccando le banche e le imprese per l’evasione fiscale. Ma è la politica estera che promette forse di creare qualche problema in più. Da una parte si schiera con Washington a favore della linea dura sull’Ucraina contro il vicino russo, dall’altra tuona con l’invadenza dell’Europa da cui pure è dipeso il suo sviluppo e la sua prosperità. E mentre sembra aver dimenticato le paure che ‘l’idraulico polacco’ aveva generato appena qualche anno quando ‘esportava’ mano d’opera a basso costo divenendo essa stessa strumento di dumping sociale a danno dei lavoratori dell’UE, oggi invoca la durezza ‘ungherese’ sul tema dei migranti. Eppure la prossima neo premier Beata Szydlo non ha davvero neppure lentamente i problemi che ha il premier ungherese Orban: la Polonia ospita un misero 1% di immigrati, tra l’altro in gran parte vietnamiti risalenti agli anni del blocco sovietico, mentre Orban se la deve vedere con flussi dell’ordine delle decine di migliaia al giorno.
Non c’è dubbio dunque che le elezioni siano state vinte da una destra che, così come sta avvenendo in altri Paesi europei Italia compresa, non si fa scrupolo di sollecitare le paure più profonde degli elettori e di promettere sviluppo economico gratis ininterrotto per rastrellare voti. Il tutto casomai in una cornice di disintegrazione dell’Unione per un ritorno alle Piccole Patrie, il contrario esatto della direzione che ha preso il resto del mondo.

Da Mosca il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha detto che la Russia “certamente” rispetta “i risultati delle elezioni in Polonia”, ma “allo stesso tempo” si rammarica del fatto che “le relazioni bilaterali” tra i due Paesi “non sono nella forma migliore”.

Certo la campagna elettorale è una cosa e il governo un’altra, ma se Beata Szydlo dovesse davvero dar seguito a tutto quanto promesso, le tensioni con l’Unione europea non potranno che aumentare.

Alvaro Steamer

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