domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Boschi, la massoneria
e la sorella del Carneade
Pubblicato il 14-10-2015


Le tante indecenti sceneggiate che hanno contrappuntato il dibattito parlamentare sulla riforma costituzionale nell’aula di Palazzo Madama ridotto all’infimo rango, parafrasando il Sen. Buemi, di luogo di rissa permanente da osteria di periferia, susseguitesi sotto gli occhi dell’olimpico Pietro Grasso (sicuramente il peggior presidente di quella, un tempo definita Camera alta, che memoria d’uomo ricordi. Grazie Bersani), non potevano trovare più degna conclusione grazie all’ennesima provocazione verbale del capogruppo pro-tempore (si è perso il conto grazie al demenziale turn over che codesti dilettanti delle aule parlamentari si sono imposti) dei senatori grillini Carneade Castaldi, che non ha trovato niente di meglio, nella sua scombiccherata invettiva finale contro la Ministra Maria Elena Boschi e il Governo che evocare spregiativamente la Massoneria.
La giovane Ministra se n’è avuta a male e ha risposto a denti stretti: “massone lo dici a tua sorella!”.
Come se appartenere alla Massoneria fosse una cosa disdicevole o peggio un marchio d’infamia!
Al netto della comprensibile esasperazione della Ministra che per settimane ha dovuto sciropparsi, con pazienza certosina, ogni sorta di contumelie dai fascisti telematici che siedono in Parlamento, va detto che si è trattato di un a gaffe che, considerato il profilo che il Maria Elena Boschi ha sempre offerto di sé, avrebbe dovuto evitare, magari mordendosi la lingua.
Essere massone (chi scrive, a scanso di equivoci, non lo è e non lo sarà mai) è una scelta, qualunque siano le motivazioni che muovono chi decide di aderirvi, che deve essere rispettata per il solo fatto che la Massoneria, nel suo insieme non è né un’associazione a delinquere né un covo di cospiratori. Basti pensare che alcuni tra i più ammirati monumenti al mondo, La statua della Libertà a New York e la Tour Eiffel a Parigi sono edifici ch traggono ispirazione dalla Libera Muratoria.
Dunque se si viene apostrofati come massoni, e non lo si è, è sufficiente rispondere con un semplice “non è vero”. Perché il termine “Massone” non può essere considerato un insulto.
Certo, la nostrana e sguaiata vulgata cattocomunista, giacobina e giustizialista, agitando il fantasma della famigerata P2 di Licio Gelli, considera i massoni alla stregua di eversori, amici dei mafiosi, insomma la feccia della società.
Degni eredi dello spretato Giovanni Preziosi che, durante il ventennio, dalle colonne del periodico di Roberto Farinacci, inveiva contro “la congiura giudaico massonica” mondiale.
Per conoscere e valutare con serena obiettività la storia della massoneria, con le sue luci e le sue ombre, è sufficiente consultare un manuale di storia per licei o, dato che l’ ambiente ideale dei grillini è la rete, Wikipedia.
Sempre che costoro non considerino anche tali fonti farina di massoni eversori e, magari, anche un po’ giudei.

Emanuele Pecheux

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