lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Chi decide sul corpo delle donne
Pubblicato il 22-10-2015


L’Unità, nell’edizione online, ha pubblicato un articolo sull’anoressia e l’uso di modelle eccessivamente magre, in questo caso la copertina del settimanale Marie Claire, che ha innescato un dibattito. Sul tema è intervenuta la portavoce del PSI, Maria Cristina Pisani.


Vi scrivo per rispondere all’articolo di Alessandra Serra “Anoressica a tua sorella” comparso sulle pagine del suo giornale. Già il titolo promette  male. Lo trovo a tratti surreale, a tratti offensivo.

È abbastanza ovvio che la polemica di queste ore non sia il peso della modella apparsa sulla rivista MarieClaire quanto l’utilizzo in copertina di una foto troppo distante da un’idea di bellezza vitale, forte, indifferente ai canoni della moda degli ultimi anni.

Innanzitutto sarebbe utile capire quando e dove è successo che l’universo ha deciso che una donna con l’espressione teatralmente infelice sia una bellezza ideale. Una giovane ragazza dallo sguardo perso, le spalle basse, la posa stanca non è l’immagine di una femminilità sana, felice.

È vero, come scrive Alessandra Serra,  che un patrimonio delle donne contemporanee è quello ‘di avere capito che la bellezza sta nelle forme più diverse del nostro corpo, sia esile, sia abbondante, sia rugoso, sia smagliante’. Sottoscrivo e proprio per questo trovo triste e fuori luogo l’invito a fregarsene perché è tutta questione di invidia. Io sono appena una taglia 38, ho una corporatura esile, non ho le forme di una diva sexy ma la mia magrezza non è quella magrezza e francamente, detto tra donne, non credo che una taglia 46 abbia qualcosa da invidiarmi.

Non è una guerra tra ragazze esili, normopeso o obese. Il corpo di quella ragazza non è immortalato in copertina per testimoniare che esistono anche donne con la taglia 38. E’ usato per comunicare al mondo che la rassegnazione, la debolezza, la tristezza sono gli ingredienti per una nuova tipologia di femminilità. A tal proposito, sui danni alla salute di certi modelli estetici, che pure ci dovrebbe riguardare, basta farsi un giro sui siti online che trattano la materia.

Qualche giorno fa ho scritto pubblicamente che la scelta della direttrice di MarieClaire è irresponsabile. In Francia è stata approvata alla Camera una legge che impone alle agenzie un indice minimo di massa corporea per le modelle. Una modella con 91 cm di fianchi non può essere rifiutata perché troppo grassa. Sa cosa mi è stato risposto? ‘Parli proprio tu che sei così magra’. Ecco, qui è l’errore in cui paradossalmente, a mio avviso, molti sono caduti. Non parliamo di magrezza, ma di modelli e canoni che contribuiscono a ampliare un mondo spesso poco conosciuto come quello dell’anoressia e della bulimia.

“Più ci costringete a perdere peso, più gli stilisti realizzeranno vestiti che si adattino alle vostre misure, e più le giovani ragazze si ammaleranno” ha scritto pochi giorni fa, una modella inglese, dopo l’ennesimo invito della agenzia a perdere peso. È tutto qui, nelle parole di  Charli Howard, 23 anni.

Non cadiamo in questi errori. Non c’entra nulla la taglia 38. Qui parliamo di una rivista dove le scelte delle immagini hanno ricadute forti, differenti. Certo, uno può anche scegliere di dire che un corpo deperito è bello, ma poi se ne assume la responsabilità e non perché le femministe (che poi se si usasse un po’ di rispetto verso  il femminismo non sarebbe male, anche perché se non fosse stato per le nostre madri noi oggi staremmo ancora a parlare esclusivamente di punto a croce) ‘avrebbero plaudito alla scelta di un’immagine finalmente “normale” e piacevolissima.

Io credo che il racconto di un corpo femminile qualunque esso sia,  debba essere diverso, debba contenere e trasmettere l’immagine di una femminilità felice, consapevole, sia in una taglia 38 che in una 48.

Con un po’ di onestà dovremmo ammettere che quella foto non trasmette nulla di tutto ciò. Almeno tra donne, dovremmo avere il coraggio di dircelo.

 

Maria Cristina Pisani

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