domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Colf. Entro il 10 ottobre
il versamento all’Inps
Pubblicato il 01-10-2015


In vista della prossima scadenza del dieci ottobre 2015 del versamento dei contributi dovuti dai datori di lavoro domestico per il terzo trimestre solare di quest’anno, l’Inps, con un’apposita circolare interna, (la n. 23 del 10/02/2015) ha fornito gli importi da corrispondere e una serie di chiarimenti. Va subito precisato intanto che le nuove fasce di retribuzioni sono lievitate dello 0.2 per cento. L’incremento per il 2015 è stato pertanto abbastanza contenuto, discostandosi significativamente poco rispetto al 2014. Oltre all’aumento dei minimi salariali conseguenti al rinnovo del contratto (che interessa però più che altro il personale convivente) vi è da registrare il consueto rincaro dei contributi da pagare all’Ente assicuratore. L’innalzamento – si sottolinea – è direttamente collegato sia alla crescita delle retribuzioni convenzionali (variazione dell’indice del costo della vita: più 0,2 per cento) su cui viene calcolata la contribuzione, sia alla recente revisione dell’aliquota del fondo pensioni (più 0,30%) a carico dei dipendenti, voluta espressamente dalla Finanziaria 2008. Inoltre, sulla contribuzione dovuta per i rapporti di lavoro domestico, a partire dal 1° gennaio 2013, hanno effetto alcune novità introdotte dalla legge 28 giugno 2012, n. 92, in particolare l’art. 2 del citato provvedimento ha previsto che l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria (Ds) è sostituita dall’Assicurazione sociale per l’Impiego (Aspi) successivamente diventata Naspi.

Pertanto il finanziamento dell’indennità di disoccupazione involontaria già presente nella contribuzione per attività di collaborazioni familiari, è sostituito dal finanziamento all’Aspi/Naspi, ai sensi del comma 1 del predetto articolo 2, a cui concorrono gli oneri previdenziali di cui agli artt. 12, sesto comma (1,30%), e 28, primo comma (0,01%), della legge 3 giugno 1975, n. 160. La misura del contributo da corrispondere (con inclusa l’aggiunta numeraria dello 0,50 per cento per le lavoratrici non soggette alla tutela Cuaf) cambia naturalmente in base all’orario osservato dalla colf.: se inferiore alle ventiquattro ore settimanali, l’onere assicurativo è commisurato a tre diverse fasce di retribuzioni; se invece è superiore la quota numeraria dovuta, per tutta la durata del servizio remunerato, è fissa. Il pagamento dell’obbligazione previdenziale – si ricorda – va effettuato con cadenza trimestrale, in particolare: dal primo aprile al dieci aprile, si versano gli oneri contributivi corrispondenti al primo trimestre dell’anno; dal primo al dieci luglio quelli riferiti al secondo trimestre; dal primo al dieci ottobre, quelli relativi al terzo trimestre; dal primo al dieci gennaio dell’anno successivo, i contributi del quarto ed ultimo trimestre dell’anno. Se però il rapporto di lavoro cessa prima del termine di versamento stabilito, l’obbligo assicurativo prescritto deve essere tassativamente assolto entro dieci giorni dalla data della sua risoluzione. Per quanto attiene l’Inail, poi, l’assunzione di una collaboratrice domestica, va di norma comunicata allo stesso Ente antinfortunistico entro le ventiquattro ore successive all’avvenuto impiego.

Il versamento

La corresponsione dell’obbligo assicurativo può essere effettuata, a scelta, con uno dei seguenti mezzi: 1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”; Il pagamento è disponibile, senza necessità di supporto cartaceo, presso: – le tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps” ; – gli sportelli bancari di Unicredit Spa; – tramite il sito Internet del gruppo Unicredit Spa per i clienti titolari del servizio di Banca online; – a partire dalla fine del 2011, inoltre, il versamento senza bollettino può essere praticato anche presso tutti gli sportelli di Poste Italiane, con le modalità prefigurate per il circuito Reti Amiche. 2) online sul sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, utilizzando la carta di credito; 3) utilizzando il bollettino Mav – Pagamento mediante avviso – inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it, nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, pagabile senza commissione presso le banche oppure presso gli uffici postali, con addebito della commissione; 4) telefonando al Contact Center numero verde gratuito 803164, impiegando la carta di credito. Si ricorda per ogni opportunità che qualunque sia la modalità scelta, segnalando il codice fiscale del datore di lavoro e il codice rapporto di lavoro, è proposto l’importo complessivo per il trimestre in scadenza, calcolato in base ai dati comunicati all’assunzione o successivamente variati con l’apposita segnalazione. I dati esposti (ore lavorate, retribuzione, settimane) e il conseguente importo, determinato automaticamente, possono sempre essere modificati: – dichiarando i dati da sostituire all’operatore, se la corresponsione avviene tramite Reti Amiche o Contact Center; – facendo ricorso alla procedura a disposizione sul sito Internet per corresponsioni online o per generare un nuovo Mav stampabile. Soltanto nel caso di rapporti di lavoro a carattere temporaneo, occasionale e di breve durata, è possibile ricorrere alla modalità di versamento tramite i buoni lavoro (voucher). Di seguito si riporta la tabella dei contributi relativi all’anno di riferimento 2015:

                                                     I CONTRIBUTI 2015

Retribuzione oraria          Contr. orario con Cuaf     Contr. orario senza Cuaf*  

fino a 7,88 euro                                       1,49 (0,35)                      1,50 (0,35)

da 7,88 euro fino a 9,59 euro                 1,68 (0,39)                       1,69 (0,39)

oltre 9,59 euro                                         2,05 (0,48)                       2,06 (0,48)

più di 24 ore settimanali                        1,08 (0,25)                        1,09 (0,25)

N.B. Le cifre in parentesi costituiscono la quota a carico della lavoratrice. * Mentre l’esclusione dal versamento del contributo Cuaf (Cassa Unica Assegni familiari) è prevista soltanto nel caso di rapporto di lavoro tra coniugi e tra parenti o affini non oltre il terzo grado che siano conviventi (pareti: figli, fratelli o sorelle e nipoti; affini: genero, nuora e cognati).

Inps a porte aperte. La previdenza dei diplomatici 

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. In questa sezione, raggiungibile dall’home page del sito istituzionale (www.inps.it), vengono pubblicate informazioni che chiariscono le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto e di quelle categorie di lavoratori che usufruiscono di particolari regole contributive e previdenziali. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento. Proprio di recente è stata pubblicata una scheda informativa sulla previdenza dei diplomatici. I diplomatici godono di un trattamento particolare soprattutto per quanto concerne la valorizzazione ai fini pensionistici delle indennità riferite all’impiego all’estero. Il personale della carriera diplomatica è iscritto alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (Ctps), istituita il 1° gennaio 1996 come gestione separata dell’Inpdap, la cui soppressione, dal 1° gennaio 2012, ha determinato il trasferimento dei Fondi gestiti all’Inps. La Ctps è gestita contabilmente in maniera unitaria, senza evidenza contabile separata per categorie di iscritti/pensionati. Pertanto, non è possibile esporre alcun dato sulla situazione economica e patrimoniale per i soli dipendenti civili dello Stato appartenenti alla carriera diplomatica. Le principali differenze con il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (Fpld) possono essere così sintetizzate:

 fino al 31 dicembre 1992:

  1. la pensione era calcolata sulla base della retribuzione tabellare dell’ultimo giorno di servizio, maggiorata del 18%;
  2. non esistevano tetti retributivi, che sono stati parzialmente introdotti dal 1993 ed integralmente allineati a quelli in vigore nel Fpld nel 1998.

 L’aliquota di rendimento è del 2,33% fino al 15° anno di anzianità e dell’1,80% dal 16° anno in poi. Tali aliquote si applicano:

o fino al 31 dicembre 2011 per chi ha almeno 18 anni di anzianità di servizio al 31.12.1995;

o fino al 31 dicembre 1995 per chi aveva anzianità inferiori a tale data.

 L’anzianità contributiva effettiva viene maggiorata (dal 1998 fino ad un massimo di 5 anni) in relazione ad un particolare status dell’iscritto o in base alla natura del servizio svolto (residenze disagiate o particolarmente disagiate per condizioni di vita o di clima, per la notevole distanza dall’Italia). Alcune simulazioni compiute documentano come le pensioni di vecchiaia e anzianità del personale della carriera diplomatica si rapportano con le prestazioni che sarebbero state erogate applicando il metodo contributivo. Sebbene il campione sia ridotto si nota un decremento medio dell’ordine del 29% sulla pensione lorda. La scheda completa relativa alla previdenza del personale della carriera diplomatica – si ricorda – è disponibile nella sezione “Inps a porte aperte” sul sito www.inps.it, insieme a tutte le altre già pubblicate.

Riforma pensioni e pensione anticipata. Le ipotesi in campo 

Il punto nodale è trovare soluzioni sostenibili per promuovere la flessibilità in uscita e quindi la pensione anticipata: è intorno a questa questione che si coagula il dibattito sulla nuova riforma della previdenza. Anche l’ex ministro Elsa Fornero si è ora dichiarata favorevole (“le condizioni di emergenza nelle quali nacque la riforma sono in parte superate”), presentando una propria ipotesi di prepensionamento in cambio di una riduzione dell’assegno del 3-3,5% l’anno. La proposta Fornero si inserisce nell’alveo tracciato dalle altre sul tavolo da mesi, come quelle del presidente della commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano o del presidente Inps Tito Boeri, cui si aggiungono le prime formulazioni avanzate dall’esecutivo negli ultimi giorni. Vediamo in breve di cosa si tratta.

Proposta Damiano: decurtazione progressiva

Come noto, c’è una proposta di legge alla Camera di Damiano che prevede la possibilità di uscita dal lavoro anticipata a 62 anni, con almeno 35 anni di contributi,  una penalizzazione sulla parte retributiva dell’assegno che in pratica corrisponderebbe nel caso più oneroso a un 8% dell’intero trattamento di quiescenza. Mentre sulle ipotesi di toccare le pensioni Damiano esprime un no secco: “non bisogna mettere in discussione il sistema di calcolo delle prestazioni previdenziali in essere, non mi sembra il caso di inquietare 14 milioni di pensionati e le loro famiglie”.

Proposta Boeri: ricalcolo contributivo

La supposizione di rideterminazione contributiva delle pensioni per supportare la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro (pensione anticipata con penalizzazioni), contenuta nella proposta di Riforma delle Pensioni prospettata dall’Inps, ha focalizzato l’attenzione sulla effettiva decurtazione dell’assegno, stimata dal presidente Tito Boeri in un 3% circa ma dai sindacati intorno al 35% per quelli più poveri. Al riguardo sono state rese note, alcune simulazioni di PensioniOggi.it elaborate su dati Progetica, che considerano un lavoratore (uomo) con stipendio di 2mila euro netti al mese. In caso di ricalcolo contributivo:

– 60 anni – con ingresso nel mondo del lavoro a 20 anni la decurtazione sarebbe del 19,9%; con ingresso a 25 anni del 7,4%.

– a 50 anni decurtazione del 9,9% e del 4,9%rispettivamente.

– a 40 anni decurtazione del 1,7% nel primo caso, nulla nel secondo.

– sotto 40 anni nessuna decurtazione perché avranno comunque l’intero assegno calcolato con il sistema contributivo.

Si muove il governo

Nelle ultime ore, si registra una novità di rilievo rispetto a questa linea. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha affermato che la flessibilità in uscita “non deve essere per forza a costo zero”. Il che vuol dire che non si pensa più soltanto a misure che si autofinanziano (in sostanza, a carico di pensionati e  aziende), ma anche a coperture da parte dello Stato. Allo stato, non ci sono ancora sue indicazioni concrete: Poletti si è limitato a sottolineare che in ogni caso non si può tornare alle regole pre-Fornero. Alcune proposte tuttavia sono arrivate dal sottosegretario all’Economia Paolo Baretta, secondo cui rendere flessibile l’età dell’andata a riposo porterebbe lo Stato – nel medio-lungo periodo – non a spendere di più ma addirittura a risparmiare. Baretta Si riferisce al taglio progressivo: un taglio del trattamento non più pari al 2% per ogni anno di anticipo, come nella sua proposta iniziale con Damiano, ma che sale più velocemente: il 5% dopo due anni, l’8% dopo tre ecc. Ma non è l’unica idea di “meccanismo” in discussione: un’altra prefigura che si possa legare la diminuzione della rendita al livello del reddito: “Se prendi una pensione da 1.500 euro – ha spiegato Baretta in una recente intervista al Corriere – ti riduco l’importo del 2%, se ne prendi 2.500, a parità di altre condizioni, ti taglio un pò di più. Oppure si potrebbe introdurre la flessibilità in modo graduale: Nel 2016 consenti di uscire con un anno di anticipo, nel 2017 con due anni di anticipo, nel 2018 sali fino a tre. E così via”.

La proposta Cisl

Da segnalare, infine, una proposta di legge popolare della Cisl, “Per un fisco più equo e più giusto”, che propone un bonus fiscale di mille euro per i pensionati (e anche per lavoratori dipendenti, autonomi, giovani collaboratori) e l’estensione ai pensionati del bonus di 80 euro al mese già previsto per i lavoratori dipendenti.

Carlo Pareto 

                                                         

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