sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Commercio mondiale,
via al TTP, ma la senza Cina
Pubblicato il 06-10-2015


Commercio mondialeVarato il TPP (Trans Pacific Partnership), il più grande accordo di libero scambio, dopo dieci anni di trattative con la firma, ad Atlanta, di 12 Paesi: Stati Uniti, Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Questi 12 Stati rappresentano il 40% della produzione economica mondiale. Per trovare definitiva attuazione, è ora necessaria l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti e dei governi dei Paesi firmatari.

Cosa prevede il TPP? L’accordo consente una maggiore velocità negli investimenti e negli scambi commerciali tra i Paesi membri abolendo le barriere commerciali. Intende poi stabilire regole comuni tra i 12 Stati firmatari a proposito di tutela dei lavoratori, ambiente e regolamentazione di e-commerce, comprendendo zone commerciali che il WTO, World Trade Organization, aveva tralasciato. Nello specifico il Trans-Pacific Partnership mira al libero commercio di molti prodotti, concentrandosi in particolare sui derivati del latte, ma anche sul settore automobilistico, cinematografico e sulla protezione di brevetti farmaceutici.

Ad essere esclusa dall’accordo è la Cina. Gli Stati Uniti di Barack Obama non a caso spostano la loro attenzione verso il Pacifico, così da contrastare la crescente espansione di Pechino. Il Presidente Usa, subito dopo l’accordo, ha infatti affermato: “Ho passato ogni giorno della mia presidenza a combattere per far crescere la nostra economia e rafforzare la classe media. In un momento in cui il 95% dei nostri clienti vivono fuori dai confini degli Stati Uniti, non possiamo far scrivere a Paesi come la Cina le regole dell’economia globale. Dobbiamo scrivere queste regole, aprendo nuovi mercati ai prodotti americani e allo stesso tempo fissare alti standard per proteggere i lavoratori e conservare il nostro mercato”.

Secondo cinaforum, portale di informazione e approfondimento sulla Cina contemporanea, “la Cina ha in cantiere una serie di iniziative di libero scambio ‘alternative’ alla TPP, nessuna delle quali però ha finora raggiunto il traguardo”. Secondo Pechino, la TPP fa parte di una precisa strategia messa in campo dagli Stati Uniti “dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale” con l’obiettivo “di perpetuare il loro ruolo dominante nel sistema economico globale”.

Intanto da noi il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Unione Europea, rallenta. Cecilia Malmström, la commissaria Ue al commercio, è ottimista: sostiene che la firma del TPP è “una buona notizia per il commercio mondiale e anche per i negoziati tra Usa e Ue in quanto, fatto il Tpp, saremo in grado di avere un approccio ancora più concentrato per i nostri negoziati sul Ttip”. Aggiunge poi che “la liberalizzazione del commercio è una buona cosa in un mondo dove abbiamo bisogno di crescita, occupazione e investimenti”. “Per l’Italia è un’ottima notizia”. Questo è quanto ha dichiarato Carlo Calenda, viceministro dello Sviluppo Economico, a Il Sole 24 Ore. “Questo accordo faciliterà i negoziati tra Stati Uniti ed Unione Europea e sarà inoltre difficile che i Paesi emergenti possano continuare a tenere dazi e dogane alti per i prodotti in entrata, come in atto per i manufatti industriali europei”, ha aggiunto.

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