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Opinioni e commenti
 

Conferenza programmatica – Enrico Buemi – Le istituzioni della democrazia: aprire una grande stagione costituent
Pubblicato il 31-10-2015


Enrico BuemiLe istituzioni della democrazia: aprire una grande stagione costituente

(Gruppo di lavoro con Marino Bianco, Giampiero Buonomo, Luigi Capogrossi, Pio Marconi, Vincenzo Iacovissi, Giorgio Panizzi, Gianrico Ranaldi)

La seconda Repubblica non ha dato vita ad un sistema politico stabile. Fra le cause c’è sicuramente il deficit di cultura politica che ha caratterizzato entrambi gli schieramenti che, almeno fino al 2013, si sono fronteggiati. Ma c’è anche l’incoerenza dei meccanismi istituzionali, che resta tale anche dopo il superamento del bicameralismo paritario.
La creazione del Senato delle autonomie non appare collimante con le modalità con cui opera il modello tedesco del Bundesrat, che è l’organo attraverso il quale i Länder partecipano alla legislazione ed alla amministrazione federale (nonché agli affari dell’Unione europea) e che al suo interno contempla il mandato imperativo rispetto alle istruzioni provenienti dagli Esecutivi regionali.
Inoltre la sostanza dello status costituzionale della Camera alta deriva principalmente dal suo diritto di codecisione, che se correttamente valorizzato comporterebbe il subentro nelle funzioni della conferenza Stato-regioni e, in prospettiva, la parlamentarizzazione del contenzioso costituzionale tra Stato e regioni.
Restano poi da regolare:
• l’ampiezza della cessione di sovranità nei confronti dell’Unione europea, che non può essere  definita solo dall’articolo 11 o dall’articolo 81 riformato;
• la razionalità degli assetti del potere locale, che non si può determinare solo con l’abolizione delle province;
• l’omogeneità fra sistemi elettorali locali e sistema elettorale nazionale, senza la quale si incentiva il cacicchismo anche in seno ai partiti;
• l’esondazione del potere giudiziario, che probabilmente è contenibile con legislazione ordinaria in relazione alla carcerazione preventiva ed alle intercettazioni, ma che richiede la partenza di una revisione costituzionale che si estenda, stavolta, anche al titolo IV della parte seconda della Costituzione;
• la legislazione di sostegno a favore dei partiti, che non può ridursi al taglio del finanziamento pubblico e che va inserita in un contesto di progressiva attuazione dell’articolo 49 e di disciplina delle attività di lobby, incrementando anche le guarentigie della politica mediante un ripensamento dell’articolo 68 della Costituzione.
Ce n’è abbastanza per aprire una grande stagione costituente. E  ce n’è abbastanza anche per revocare in dubbio il ruolo svolto dall’ingegneria elettorale nel ventennio, se è vero che avere troppo privilegiato il criterio della governabilità rispetto a quello della rappresentanza ha fatto sì che nove milioni di elettori, insoddisfatti dell’offerta politica, abbiano votato per Grillo (per non parlare degli astenuti).
Perciò proponiamo:
la modifica della legge elettorale per la Camera dei deputati ripristinando il premio di maggioranza alle coalizioni;
la riforma delle leggi elettorali locali per omogeneizzarle alle legge elettorale nazionale;
la revisione della forma di governo delle Regioni e degli enti locali, oggi di fatto presidenziale;
la riforma della legge elettorale per il Csm;
la revisione della legge Bassanini per riequilibrare il rapporto tra dirigenti della pubblica amministrazione ed autorità politica;
l’abrogazione della legge Severino;
l’approvazione di una legge applicativa dell’articolo 49 della Costituzione;
l’accorpamento di tutti i comuni inferiori ai 5mila abitanti.
Aggiungere: costi standard obbligatori per le regioni; revisione (o abrogazione) degli Statuti regionali speciali; debat public obbligatorio per le grandi opere; regolamento delle lobby; piano per la digitalizzazione dei servizi pubblici.


I suggerimenti legislativi:

La prosecuzione della “sessione costituente” – intrapresa da questo Governo – deve avvenire mediante le seguenti misure di completamento dell’architrave riformistico:

I) DI RANGO COSTITUZIONALE:

a) riforma del titolo IV della Costituzione, mediante l’unificazione delle Giurisdizioni, la diversa organizzazione della carriera requirente da quella giudicante, con maggiore gerarchizzazione della prima (vedi Atto Senato n. 1179) e con criteri trasparenti per la non obbligatorietà dell’azione penale (vedi articolo 2 comma 1 lettera f) dell’Atto Senato n. 1155);

b) metodologia del sorteggio per la scelta del Csm (vedi Atto Senato n. 1547);

c) revisione (e/o abrogazione) degli Statuti regionali speciali, riportando a diritto regionale comune le previsioni non dettate dall’adempimento di trattati internazionali;

e) revisione della forma di governo delle Regioni e degli enti locali, oggi di fatto presidenziale;

f) accorpamento di tutti i comuni inferiori ai 5mila abitanti, con procedura alternativa al coordinamento di area vasta, non rimessa alla libera scelta degli enti interessati, ma derivante da una valutazione oggettiva degli ambiti ottimali di esercizio delle funzioni pubbliche promossa dalle Istituzioni centrali. Tale procedura coattiva, a partire dalla modifica dei confini comunali nei casi di eccessiva polverizzazione municipale, potrebbe estendersi alla revisione dei confini regionali (vedi ordine del giorno G30.200 testo 2 Ranucci accolto dal Governo all’Atto Senato n. 1429-B) valorizzando anche il ruolo del nuovo Senato come organo di concertazione politica (tra i diversi livelli di governo del territorio) e prevenzione del contenzioso costituzionale;

g) sottrazione di Roma capitale alla normativa dei comuni, con diretto impegno dello Stato nella gestione amministrativa.

II) CON LEGGI ORDINARIE:

·  modifica della legge elettorale per la Camera dei deputati ripristinando il premio di maggioranza alle coalizioni;

· riforma delle leggi elettorali locali per renderle omogenee alla legge elettorale nazionale;

· l’abrogazione del decreto Severino, riportando al sistema interdittivo le incandidabilità e le decadenze dagli organi elettivi (vedi Atto Senato n. 1054);

· approvazione di una legge applicativa dell’articolo 49 della Costituzione che, sul modello del ParteienGesetz tedesco, vincoli un nuovo sostegno finanziario pubblico ad un ordinamento interno democratico e ricorribile al giudice in caso di violazioni statutarie;

· regolamentazione delle lobbies (vedi Atto Senato n. 643) e del conflitto di interessi (vedi Atto Senato n. 1319);

· revisione della legge Bassanini, per riequilibrare il rapporto tra dirigenti della pubblica amministrazione ed autorità politica prevedendo una valutazione negativa, ai fini della retribuzione di risultato dei dirigenti di tutti gli organismi, amministrazioni o enti pubblici:

1) per gli atti illegittimi istruiti;

2) per la violazione dei costi-standard (che vanno resi obbligatori per le regioni: vedi emendamento 7.0.8 all’Atto Senato n. 1577);

3) per la mancata attuazione del debat public (che va reso obbligatorio per le grandi opere);

4) per la violazione delle regole sulla trasparenza degli atti e degli emolumenti (vedi Atto Senato n. 1447);

·        piano per la digitalizzazione dei servizi pubblici (vedi emendamento 1.18 e 1.0.1 all’Atto Senato n. 1577);

·        separazione tra attività bancaria ed attività di impresa destinataria del credito.

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