domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Conferenza programmatica – Oreste Pastorelli – Riprendiamoci la nostra storia
Pubblicato il 31-10-2015


Oreste Pastorelli – Riprendiamoci la nostra storia

Care Compagne e Cari Compagni,

Come prima cosa, desidero ringraziare tutti coloro che ieri hanno partecipato al tavolo sul territorio: sia i relatori, sia i rappresentanti delle federazioni regionali e provinciali che sono intervenuti.

Nel corso del dibattito, riguardante la promozione di un cambiamento del territorio, le idee e gli spunti di riflessione sono stati maggiori dei problemi legati a questo macro-tema; e sappiamo quanto quest’ultimo sia problematico.

Comincio da quest’aspetto per sottolineare la proficuità di questa conferenza programmatica, dove non ci si è abbandonati ad inutili polemiche.

Al contrario, le proposte e le visioni che si sono avvicendate nel corso dei lavori hanno confermato una volta di più l’unicità del nostro Partito, dotato di una forte sensibilità ambientale, in grado di influenzare ogni aspetto della sua proposta politica.

La direzione, ampiamente condivisa da tutti gli intervenuti, è quella di valorizzare il tema dell’ambiente e di tutti gli aspetti ad esso connessi, ponendolo al primo posto dell’agenda parlamentare e amministrativa del Partito.

Del resto, l’assunto di base è il seguente: la sensibilità per l’ambiente è connotato caratteristico e originario della visione Socialista – si è parlato non a caso di eco-socialismo –, risultando strettamente connessa alla nostra idea di libertà e di progresso sociale.

In questo quadro politico, è chiaro che una parte rilevante del dibattito è stata occupata dalle così dette politiche di conservazione programmata e preventiva del patrimonio artistico e ambientale; com’è noto, quest’ultime esistono da tempo nel nostro ordinamento, ma la loro realizzazione pratica deve necessariamente passare attraverso una modernizzazione delle istituzioni ad esse preposte.

Quest’ultimo dunque deve essere il principale obiettivo del Partito, realizzabile solo attraverso un ripensamento delle strutture statali, e in primis di quelle ministeriali.

In questo senso la proposta di creare un nuovo Ministero dell’Ambiente e del Territorio nel quale, in un’ottica di semplificazione, far confluire le competenze degli attuali Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dei beni culturali, rappresenta una battaglia politica sulla quale il Partito deve investire energie e competenze, le quali, come abbiamo visto, non mancano.

La conservazione tanto del patrimonio artistico che di quello ambientale, anche per l’alto grado di reciproca compenetrazione che li caratterizza, richiede una “visione d’insieme” in grado di coordinare gli aspetti burocratici, giuridici e più propriamente tecnici legati ad ogni singola opera di conservazione.

Un esempio per tutti: finora si è ragionato in termini di “vincolismo”, limitando fortemente le iniziative di recupero pubbliche e private; tale approccio, in realtà, ha solo desertificato e mummificato i centri storici, lasciandoli in stato di completo degrado.

L’abbandono di questa impostazione deve però coniugarsi con una progettualità moderna e ordinata, non potendosi concepire uno sviluppo, al contrario,  anarchico dei centri urbani.

Accanto alla questione più propriamente organizzativa, vi è dunque anche la necessità di aggiornare l’attuale quadro normativo anche con riguardo agli strumenti di tutela del territorio; non è infatti tollerabile che quest’ultima sia  ancora oggi affidata a leggi e a decreti risalenti al periodo fascista.

Appare, poi, chiaro che il tema delle infrastrutture e quello dell’ambiente siano tra loro intimamente connessi: si guardi al problema del rischio idrogeologico.

La soluzione di questo non può certo prescindere da un ripensamento delle tecnologie costruttive e di recupero del patrimonio edilizio privato e pubblico; di qui l’ulteriore conferma che solo un nuovo Ministero dell’Ambiente e del Territorio, supportato da un’adeguata normativa di settore (che tenga conto della complessità del concetto di territorio e delle esigenze ad esso connesse), potrà far fronte a queste sfide, facendo recuperare al Paese decenni di ritardo.

Non solo, con riguardo al rischio idrogeologico occorre mettere in campo ogni anno risorse con le quali mettere in sicurezza il territorio: del resto, la destinazione annuale di una quota fissa del PIL appare l’unica soluzione seria per questo tipo di problemi.

C’è poi il tema del consumo del territorio: dal dibattito di ieri è emerso che l’attuale normativa vigente non stia di fatto raggiungendo l’obiettivo del “consumo zero”.

Nonostante se ne parli molto, l’edificabilità dei territori non sembra infatti essere diminuita: vi è quindi anche in questo caso la necessità di normative ben collegate alle concrete condizioni del territorio.

Molto spesso invece ci si trova di fronte a territori fortemente antropizzati, i quali solo successivamente, e in modo del tutto inutile, sono sottoposti a vincolo.

Le stesse procedure autorizzative devono essere semplificate ulteriormente: si pensi ai tempi lunghissimi e incerti per il rilascio di pareri da parte della Soprintendenza dei beni culturali.

In quel caso un semplice chiarimento legislativo circa i margini di applicabilità del meccanismo del “silenzio-assenso” aiuterebbe gli stessi enti locali nella gestione dei titoli edificatori; non solo, anche l’utilizzo di nuove tecnologie da parte della P.A. per il monitoraggio del territorio appare cosa urgente.

“Piccole-grandi” misure che richiedono, però, una visione d’insieme e una conoscenza delle reali esigenze del territorio: solo così sarà possibile far funzionare le procedure già esistenti ma non pienamente efficaci.

Molto deve essere fatto, poi, con riguardo al recupero dei beni demaniali per l’housing sociale: occorre snellire la filiera istituzionale in grado di incidere sull’utilizzo di tali beni, chiarendo le competenze di ciascuno, e riflettendo volta per volta sui costi di tali interventi che comunque devono essere fatti.

E’ venuto poi alla nostra attenzione il tema degli enti locali: qui si deve fare una riflessione aperta sull’attuale disciplina riguardante le competenze e le funzioni dei comuni, specie in materie di gestione e controllo del territorio.

Data la dimensione generalmente medio-piccola dei comuni in Italia, c’è da chiedersi se non occorra risalire a livelli di governo superiori (quali le Regioni) per l’elaborazione e l’attuazione di programmi di valorizzazione o di tutela del territorio.

Altro profilo emerso con forza dai lavori di ieri è il collegamento tra il tema del territorio e quello dello sviluppo: questo aspetto è in grado di caratterizzare l’intera offerta politica del nostro Partito, distinguendo quest’ultimo rispetto agli altri soggetti politici: un tema e una proposta – mi riferisco al ministero del territorio – sulla base dei quali aggregare consenso politico.

Per fare tutto ciò, occorre abbandonare l’ottica formalistica delle procedure per abbracciare quella più concreta delle strategie, a medio e lungo termine, ed è chiaro che il nuovo modello di Ministero dell’Ambiente e del Territorio che proponiamo dovrà esprimere proprio questa visione: un neo-territorialismo in grado di elaborare ecosistemi urbani, e di garantire la compatibilità e la sostenibilità delle attività umane con l’ambiente nel quale si svolgono.

A quest’ultimo riguardo, mi preme sottolineare come in questo discorso svolga un ruolo fondamentale l’attività agricola: il rilancio di questa attraverso misure a sostegno dell’agricoltura sociale ed ecosostenibile (specie se svolta da giovani imprenditori) rappresentano strumenti fondamentali per la ripresa economica (in particolare nei piccoli centri), per la cura del territorio e la conservazione dell’ambiente; sono già molte le iniziative parlamentari del Partito su questo tema, il che conferma quanto si è detto sin qui, ma occorre proseguire su questa strada, investendo sempre di più sulla green economy.

Finora, infatti, lo sviluppo economico non sembra abbia coinciso con lo sviluppo del territorio e la cura dell’ambiente: questo perché quelle sinergie inter istituzionali, da più parti auspicate negli ultimi 50 anni, non hanno funzionato, non hanno prodotto quei frutti, quelle strategie in grado di salvare il nostro territorio e di farlo crescere.

In questo senso, c’è la necessità di ritornare anche sul titolo V della costituzione, così come sulla disciplina urbanistica, per ripensare competenze e percorsi decisionali, in grado di intervenire in primis sul futuro delle nostre città.

Da quanto è emerso nel corso dei lavori, c’è la necessità dunque di un’interpretazione dell’ambiente “culturalmente diversa”, all’avanguardia rispetto a quanto sinora proposto dai vari soggetti politici: su questo punto, insisto, il Partito socialista si colloca in posizione di forte vantaggio politico, avendo compreso prima degli altri l’importanza di questi temi.

I problemi sinora citati, e affrontati nel corso del dibattito, appaiono tutti tra loro collegati, anzi intrecciati: quelli del consumo del territorio, del divario tra nord e sud, della carenza delle reti, del rischio idrogeologico, del risparmio energetico sono tutti problemi che si rincorrono tra loro e che con il tempo si sono ingigantiti.

Dinanzi a questo quadro occorre allora un approccio “sistemico”: l’unica chiave di lettura in grado di elaborare soluzioni efficaci; si pensi ad esempio alle potenzialità della portualità italiana rispetto alle principali tratte commerciali presenti nel mediterraneo: se dietro un porto italiano non c’è un’adeguata “retro-portualità” (snodi autostradali e ferroviarie, etc.), non si possono realizzare tutte le potenzialità ad esso connesse, facendo così perdere importanti occasioni all’intero sistema Paese.

Ebbene, le riflessioni emerse nel dibattito, tutte estremamente ricche di spunti, anche operativi, testimoniano di una grande vivacità culturale del Partito e delle persone che lo animano.

Ho potuto apprezzare la sinergia fra le diverse esperienze, competenze e saperi delle compagne e compagni intervenuti.

Il percorso parlamentare da intraprendere appare quindi ben illuminato ma è indispensabile che apporti di questo tipo si mantengano costanti nei prossimi mesi, realizzando così un dialogo proficuo e produttivo, in grado di supportare l’attività parlamentare del Partito.

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