giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Conferenza programmatica – Roberto Sajeva, Giovani e socialisti
Pubblicato il 30-10-2015


Roberto Sajeva, Giovani e socialisti

Questa è la prima conferenza programmatica dopo la presa di coscienza italiana della crisi del PSE.
Il Partito del Socialismo Europeo era nato in Italia come sintesi tra le esperienze socialiste democratiche e comuniste, come speranza di una rinnovata unità del fronte popolare finalmente dalla parte giusta della Storia: il riformismo.
Tangentopoli però non segnò il rallentamento solo del fronte italiano, in quegli anni tutto il Socialismo Mediterraneo entrò in crisi e oggi non è più possibile tacere come questo abbia segnato drammaticamente la Storia Europea.

L’egemonia delle socialdemocrazie gotiche e la forza della terza via blairista hanno legato il socialismo europeo alla realizzazione di una Unione Europea complice del cordone sanitario anti russo che causa la maggior parte delle tensioni tra la Russia ed i suoi vicini.
Inoltre l’Unione Europea a trazione tedesca non è certo risultato della Merkel semmai del compagno Schroder.
Mentre l’Europa si allargava ad est, ed il PSE accoglieva al proprio interno gli ex apparati comunisti scopertisi atlantisti per necessità e ost-blairisti per vocazione, il Mediterraneo restava una questione marginale dell’agenda europea.

Il Mediterraneo, continente liquido, e di conseguenza l’Italia, è divenuto “geograficamente dispersivo”, follia geopolitica alla radice di una trascuratezza e approssimazione che ha portato la Primavera Araba ad incenerire buona parte degli avanzamenti arabi ed a rallentarne la restante parte.
L’Italia, da avamposto europeo nel mediterraneo, è stato trasformato in un’appendice in buona parte scomoda del continente solido.

La fine del nostro ruolo centrale di unica forza autonoma italiana, ed il sorgere di forze miopi o ascare, ha permesso che l’Italia si gettasse a pesce in questa agenda suicida per i propri interessi.

Dopo la fine del Berlusconismo ecco il risorgere di vecchi equivoci a destra come a sinistra che però hanno rimesso al centro del dibattito due temi fondamentali: la Sovranità e la Vocazione.

La vocazione è quella mediterranea di cui abbiamo parlato, ed il Psi è stato il primo partito a rispondere allo tziprasismo rimettendo sul piatto il Socialismo Mediterraneo, espressione carica di valore e visione e missione, mentre Socialismo Europeo è oramai una mera, metternichiana, espressione geografica.

La Sovranità, al di là degli equivoci, non potrà più essere quella di un tempo, ma questo non vuol dire che dovremo rilanciare su di un europeismo che va per lo meno messo sotto osservazione. L’equivoco a destra come alla nostra sinistra sta nel fatto che non è da rafforzare o indebolire la sovranità dello Stato, qui bisogna rafforzare la sovranità della Società, mirare a quella sociocrazia che è il centro del nostro canone eretico: Ordine senza potere.

Ordine è la parola d’ordine.

Quando in questi anni abbiamo parlato di crisi di missione ma anche di ragione sociale, era l’Ordine che cercavamo.
E qui viene in campo il centro del mio discorso. Ordine e organizzazione.

È un po’ la differenza tra Architettura e Ingegneria. L’ingegneria è struttura, l’architettura è concezione dello spazio. Abbiamo già iniziato un lavoro in termini organizzativi che porterà il Partito ad essere più efficace in una società che riempie le piazze solo per urlare il proprio deserto e che invece affolla, intimamente ed individualmente i social network dove sempre più si vanno formando le coscienze politiche e antipolitiche.

Ancora oggi le forze democratiche e progressiste riempiono la rete di comunicati stampa evanescenti che andavano bene per accompagnare via radio gli uomini alla guida e le donne nel tinello in un’Italia da fresco dopoguerra.

In un’epoca di seduttori, convertitori, infiammatori e in generale di modelli di leadership poco laici, Internet è diventata la fucina di coscienze sociali schizoidi dove le vecchie ubbie e paure italiane hanno trovato conferme inaffidabili. Mentre parliamo l’Italia si vaccina sempre meno, guarda le scie degli aerei con sempre più sospetto, si convince sempre più che i grandi del mondo abbiano il controllo su tutto.

Questa paura del controllo globale è un’ingenuità assoluta. Nessuno ha il controllo di niente, questa è la triste verità, più gli uomini vanno in alto più aumenta la vertigine e meno controllo hanno e questo mondo politico allucinante, diviso fra affamati d’oro e assetati di sangue ne è la dimostrazione.

I cittadini urlano al complotto, all’inciucio ma l’indignazione nasconde una complicità e una speranza, sperano terribilmente che qualcuno abbia il controllo ma è tutto fuori controllo.

Se il problema è la mancanza di controllo la soluzione non è il controllo. La soluzione è l’ordine. Ordine senza potere.

Dobbiamo cavare dall’alto, dall’ideale la nostra Missione rinnovata, mettere in campo un’offerta che renda libera la gente dalla paura che è esistenziale prima che materiale. La crisi materiale del ceto medio ha fatto impazzire la società italiana perché sta perdendo quel po’ di controllo che avevano sulle loro vite, sul loro futuro.
La missione italiana è stata sostituita da alcuni obbiettivi e parametri, come se una grande nazione formata da grandi uomini e donne possa stare fissa in dei parametri meramente economici.

Siamo qui per riformulare e rinnovare la nostra offerta e dobbiamo farlo tenendo a mente che deve esserci un filo conduttore, una coerenza ideale in tutto quello che andremo a produrre nelle prossime ore di lavoro.

Dobbiamo mettere in ordine ciò che ancora non è in disordine diceva qualcuno e la FGS ha iniziato proprio dal Disordine Professionale, la campagna nazionale sul lavoro che presenteremo al giusto tavolo nel pomeriggio. Liberalizzazione degli ordini professionali, parità retributiva, estensione delle tutele del lavoro autonomo e via cantando.

L’organizzazione che rappresento è un’organizzazione, è una struttura che, finalmente e son contento di annunciarlo qui, è di nuovo presente in tutte le regioni italiane, è ben rappresentata nella nostra comunità internazionale, nelle principali piattaforme studentesche e del terzo settore italiane, eccetera eccetera. Non siamo meno rappresentativi di altre organizzazioni giovanili.

Non è una struttura grande e non illudiamoci che la militanza sarà nuovamente quella dei grandi cortei, ma qui annuncio anche che proveremo anche a fare qualcosa del genere.
Nel frattempo questo novembre inizieremo la collaborazione con Mondoperaio per un seminario universitario sull’istruzione, perché dopo la scuola di Patria postrisorgimentale, dopo la scuola di classe fascista, dopo la scuola di cittadini sessantottina,  ecco che dobbiamo ora creare la scuola dell’Uomo, per rifondare l’Italia su di un umanesimo sempre più latitante.

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