giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Contraffazione alimentare. Un giro d’affari da 60 mld
Pubblicato il 05-10-2015


Coldiretti-made-in-ItalyOltre 60 miliardi di euro di fatturato con quasi due prodotti di tipo italiano su tre in vendita sul mercato internazionale che – in realtà – nulla hanno a che fare il contesto produttivo nazionale. Questi gli allarmanti dati emersi da un rapporto di Coldiretti divulgato durante un incontro – dal titolo ‘La lotta alla contraffazione e alla pirateria’- svoltosi a Palazzo Italia all’Expo. La pirateria alimentare colpisce soprattutto formaggi e salumi, ma anche altri prodotti, come oli, vino e conserve. 

Parmigiano-reggiano

COLDIRETTI: ‘CLONATI’ TUTTI I DIVERSI PRODOTTI – Secondo quanto emerso dall’indagine di Coldiretti, a essere contraffatti sono, in misura diversa, tutti i differenti prodotti: nell’ambito dei formaggi, il Parmigiano Reggiano (venduto negli Usa con la dicitura “Parmesan” è in realtà prodotto in Wisconsin o in California) e il Grana Padano sono in testa a una classifica per non invidiabile, cui seguono prodotti caseari come il Provolone, il Gorgonzola e il Pecorino romano fino ad arrivare a specialità norcine come il Prosciutto di Parma e il San Daniele. Oltre ai formaggi e ai salumi, a essere ‘clonati’ sono anche «oli extravergine e le conserve come il pomodoro San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Usa». Inoltre, secondo la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, «a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia».

coldiretti

L’‘ITALIAN SOUNDING – Oltre alla contraffazione e alla pirateria alimentare, esiste un altro fenomeno ancora più ingannevole e per nulla facile da individuare: il cosiddetto ‘italian sounding’, ossia una contraffazione mascherata da parte di chi «importa materia prima (latte, carni, olio) dai Paesi più svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani senza lasciare traccia attraverso un meccanismo di dumping che danneggia e incrina il vero ‘Made in Italy’, perché non esiste ancora per tutti gli alimenti l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta». Una lacuna normativa che deve essere colmata il prima possibile auspica Coldiretti, a distanza di quasi un mese dalla doppia manifestazione in difesa del ‘Made in Italy’.

Siria Garneri 

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