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Opinioni e commenti
 

Dall’Anas all’Inps torna a galla la corruzione nelle PA
Pubblicato il 23-10-2015


Un fermo immagine tratto da un video della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta 'Dama Nera', Roma, 22 ottobre 2015. Protagonista Antonella Accroglianò, dirigente responsabile del coordinamento tecnico amministrativo di Anas, donna chiave della vicenda denominata la "dama nera"

Un fermo immagine tratto da un video della Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta ‘Dama Nera’. Protagonista Antonella Accroglianò, dirigente responsabile del coordinamento tecnico amministrativo di Anas, donna chiave della vicenda denominata la “dama nera”

Corruzione, voto di scambio e arresti eccellenti. Sono circa trecento i finanzieri impegnati nell’esecuzione delle ordinanze emesse dal gip del tribunale di Roma nell’ambito dell’inchiesta della Gdf denominata ‘Dama nera’ che riguardano gli appalti truccati dell’Anas. Complessivamente si tratta di dieci provvedimenti: cinque riguardano dirigenti e funzionari di Anas spa della direzione generale di Roma, tre sono a carico di imprenditori titolari delle società aggiudicatrici degli appalti, uno è scattato nei confronti di un avvocato e uno nei confronti dell’ex sottosegretario alle Infrastrutture, Luigi Meduri, che è stato anche governatore della Regione Calabria dal gennaio 1999 all’aprile 2000. Secondo la ricostruzione fatta dalle fiamme gialle Meduri era la pedina politica al servizio della ‘Dama nera’, il dirigente dell’Anas Antonella Accroglianò, considerata dagli investigatori al vertice dell’organizzazione all’interno dell’Anas.

I reati contestati ai destinatari delle ordinanze di custodia cautelare vanno dall’associazione per delinquere, alla corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri di ufficio, dall’induzione indebita a dare o promettere utilità al voto di scambio. Il gip ha disposto inoltre un sequestro per equivalente nei confronti di tutti i dipendenti pubblici per 200 mila euro. La Guardia di finanza ha inoltre eseguito questa mattina una novantina di perquisizioni in Lazio, Calabria, Puglia, Campania, Sicilia, Friuli, Toscana, Umbria, Piemonte, Veneto e Abruzzo. A piede libero, infine, risultano indagate altre 31 persone, in buona parte titolari di imprese che si sono aggiudicate appalti in virtù dei rapporti avuti con i dirigenti Anas finiti in manette.

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“Confido nell’aiuto delle procure, spero che l’azione di pulizia avvenga prima possibile, prima fanno e meglio è per me e per l’Anas”. Lo ha detto il presidente della società Gianni Vittorio Armani dopo gli arresti di questa mattina. “Credo che in Anas gran parte dell’azienda sia onesta e penso che possa uscire dal tunnel – ha aggiunto – pensavo che i problemi principali fossero organizzativi ma invece vanno risolti prima i problemi corruttivi, questa è la priorità sennò non c’è piano industriale che tenga”. “Al ripetersi di gravi episodi di corruzione, intanto si risponde con il sequestro dei beni del corrotto e con la rotazione obbligatoria dei dirigenti della pubblica amministrazione. Poi sarà decisivo il nuovo codice appalti, ormai in dirittura d’arrivo. Una domanda: ma i dirigenti del comune di San Remo dove hanno lavorato nel biennio scorso?”. Lo ha affermato il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini.

Il segretario del Psi fa riferimento al caso di Sanremo dove sono indagate 195 nell’ambito di una maxi inchiesta per assenteismo. L’indagine riguarda le timbrature illecite dei cartellini di dipendenti e funzionari del Comune. Le accuse sono, a vario titolo, truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e peculato.

Un nuovo filone d’inchiesta sulla corruzione sta interessando anche l’Istituto Nazionale di previdenza Sociale, “uno spaccato inquietante dello stato della pubblica amministrazione”, insieme alle inchieste su Anas e assenteismo nel Comune di Sanremo. Lo sottolinea a Napoli, in un’iniziativa di un ateneo privato, il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Si tratta di un’inchiesta chiamata “Mastrolindo” sulla costituzione di false aziende nel salernitano con migliaia di falsi rapporti di lavoro per ottenere erogazioni previdenziali e assistenziali dall’Inps indebite. I carabinieri di Nocera Inferiore insieme al Ris di Roma, stanno eseguendo un decreto di perquisizione nella direzione generale dell’Inps emesso dalla procura salernitana e notificando un ordine di esibizione di documenti alle direzioni regionali dell’istituto, per accertare eventuali responsabilità di funzionari Inps nell’ambito delle fasi di accertamento e verifica su aziende e imprese risultate fittizie. Al centro dell’inchiesta sarebbero finiti i benefit per 361 milioni di euro stanziati dalla Direzione generale Inps per accertamenti ed ispezioni nel biennio 2012-2013.

“Tutto questo – ha detto Cantone – pone una questione fondamentale, la necessità di intervenire da parte della pubblica amministrazione per stabilire chi non è degno di ricoprire certe cariche, così come prevede la Costituzione. La pubblica amministrazione non può nascondersi dietro il principio di dover aspettare l’esito dei processi. Ci sono casi che richiedono interventi veloci”. Quindi, uno strumento “preventivo”, a giudizio di Cantone, potrebbe essere proprio quello di “dimostrare che chi sbaglia, paga davvero. E paga nel modo più significativo, che per un pubblico ufficiale significa perdere il posto”.

Maria Teresa Olivieri

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