martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Djokovic e Muguruza
campioni in Cina
Pubblicato il 13-10-2015


Djokovic -PechinoLa corsa agli ultimi e pochi posti della Race, in vista del Master di fine anno a Singapore, si fa sempre più avvincente; soprattutto dopo il ritiro nel femminile di Serena Williams e gli infortuni di Simona Halep e Maria Sharapova, che mettono molto in forse la loro partecipazione a causa delle difficili condizioni fisiche. Così la situazione nel circuito Wta diventa più animata e (ri)mette in gioco tenniste che sono a ridosso delle prime 10, pronte a contendersi le nove postazioni previste dalla classifica mondiale per accedere al Master. Particolarmente articolata già per tutto l’anno, la scalata al ranking mondiale si è movimentata soprattutto in questo rush finale, in particolare dopo che si sono aperti nuovi scenari per giocatrici quali Garbine Muguruza. La spagnola, dopo la finale persa a Wuhan contro Venus Williams, sembra essersi davvero ben ripresa dall’infortunio alla caviglia destra ed è andata a vincere il Wta di Pechino, diventando n. 4 del mondo ed entrando a pieno regime nella cerchia delle tenniste aventi diritto di giocare a Singapore. Muguruza potrà così sancire un buon anno tennistico, coronandolo con questa qualificazione. Tra le italiane, l’unica azzurra presente sarà Flavia Pennetta che, dopo aver conquistato il titolo agli Us Open, dopo l’annuncio del ritiro a fine stagione e dopo le pressioni dei vertici affinché giocasse almeno sino al Master, ha chiesto due wild card in Cina per poter avere la certezza di poter partecipare al prestigioso torneo di Singapore da n. 8 del mondo.

ra le altre tenniste che vi troveremo avremo: la ceca Petra Kvitova (n. 5), ripresasi dopo un difficile inizio di stagione; la polacca Agnieszka Radwanska, n. 6 e arrivata in semifinale a Pechino, dove ha perso 6/4 3/6 4/6 proprio dalla Muguruza; la Safarova; la Kerber che si è fermata ai quarti a Pechino sconfitta dalla Radwanska; e la svizzera Timea Bacsinszki, finalista qui a Pechino. A ridosso ci sono anche Ivanovic (la serba è arrivata in semifinale a Pechino perdendo in tre set dalla svizzera col punteggio di 7/5 4/61/6) e Wozniacki.

Più netto il quadro in campo maschile. La Cina conferma il primato indiscusso di Novak Djokovic, che vince per la sesta volta a Pechino, regalando le briciole agli avversari, concedendo pochi games, sfiorando il record di colpi vincenti e di aces con percentuali altissime di prime di servizio che lo rendono imbattibile. Certo Roger Federer e Rafael Nadal (ed è stato lui l’avversario di Nole in finale a Pechino) ci sono; ma a questi livelli il serbo é ingiocabile. Padrone assoluto del campo, fa ciò che vuole degli avversari. Sorprende un buon Rafael Nadal, con l’80% di prime palle piazzate, 70 a 56 a favore del n. 1 al mondo, e con 23 vincenti per lui contro i soli 7 dello spagnolo; Rafa comunque dimostra di essere tornato in forma e questo fa piacere, come ha ben evidenziato lo stesso Nole, anche se nulla ha potuto contro di lui, tanto da non riuscire a concretizzare nessuno dei 5 break point a disposizione. Certo i risultati conclusivi dei match giocati dal serbo non saranno in toto veritieri dell’equilibrio delle partite, ma di certo fanno paura e soprattutto è incredibile la potenza al servizio del serbo. Doppio 6/1 a Simone Bolelli, che ha giocato un  incontro lodevole ad alto livello scambiando alla pari (anche in potenza) con il n. 1 al mondo e dimostrando di essere molto cresciuto e maturato tecnicamente; forse avrebbe dovuto fare qualche smorzata in più, ma Nole recuperava tutto, ogni colpo da qualsiasi parte del campo. Doppio 6/2 prima ad Isner e poi a Nadal che ha variato molto il gioco anche attaccando, stringendo gli angoli e allungando le traiettorie in profondità. 6/2 6/1 anche a Zhang e  6/2 6/3 in semifinale contro David Ferrer senza troppa lotta, in poco più di un’ora di gioco (del resto nessuna delle partite è stata lunga).

Campione incontrastato, Djokovic sembra davvero al top. In vista di Singapore, però, nella Race c’è anche Stan Wawrinka. Se compare anche Andy Murray, in forse tuttavia a causa di problemi alla schiena, lo svizzero mostra di essere pronto a lanciare la sfida al serbo. Forse è anche per questo che ha deciso di giocare in Giappone e non in Cina, per guadagnare punti e posizioni in classifica e non scontrarsi direttamente col n. 1. Missione compiuta per lui, che porta a casa il titolo, dominando facilmente in finale il francese Paire in due set netti per 6/2 6/4 senza storia. É andata male al padrone di casa lì Nishikori (che ha perso dal francese col punteggio di 1-6, 6-4, 6-2), che sembra vivere un momento di difficoltà: non per problemi fisici, ma per la fatica di ottenere risultati, come se gli mancasse ancora tecnicamente un pizzico di aggressività in  più per competere maggiormente alla pari col campione di Belgrado soprattutto, che sembra davvero l’unico avversario davvero temibile e da battere.

Comunque la Cina pare veramente avere raggiunto una rilevanza mondiale più preponderante. La curiosità, poi, che ha caratterizzato il torneo di Pechino, sia nel femminile che nel maschile, é che tennisti e tenniste hanno voluto parlare o scrivere in cinese; chi non vi è riuscito come avrebbe voluto, come la Basincszki, si è scusata amareggiata. Nole ha dominato anche in questo da poliglotta abile e poliedrico quale è: ha esordito nel discorso durante la premiazione salutando in cinese per poi scrivere sulla telecamera che riprendeva anche il suo nome in caratteri. La cosa della precisione cinese nell’organizzazione del torneo che ha convinto meno é stata, a nostro avviso, la settorialità costipata e costringente dei comparti in cui è stato suddiviso rigidamente lo stadio del campo centrale; a ripetere quasi l’inquadramento geometrico con cui sono posizionate le statue del famoso, tipico e caratteristico ‘esercito di terracotta’, emblema della cultura cinese e forse di una forma e di una concezione di arte completamente diverse. A non essere differente e dove non c’è dubbio é nel nome del vincitore delle ultime sei edizioni del torneo: Novak Djokovic. Sarà suo anche il Master? Vedremo se saprà confermarsi e rispettare le forti aspettative su di lui. Anche questo contribuisce a mettergli una forte pressione addosso difficile da gestire emotivamente; ma anche questo è roba per e da campioni come lui. La risposta la avremo presto a novembre, ormai alle porte.

Ba.Co. 

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