martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Erdo… can?
Pubblicato il 12-10-2015


Dopo la strage di Ankara, che ha seminato oltre cento morti tra giovani che proclamavano i diritti dei curdi, in molti chiamano in causa il presidente Erdogan, il quale, a sua volta, accusa quegli stessi terroristi islamici che aveva per tanto tempo appoggiato proprio contro gli stessi curdi. I mazzi di garofani gettati nel giorno dei funerali sulle bandiere rosse che avvolgevano le bare sono richiami a una tradizione di pace e di giustizia. Secondo il Partito democratico del popolo di matrice filo curda “il governo ha le mani sporche di sangue”, anche se i due kamikaze individuati pare siano più vicini allo stato islamico. Questo non vieterebbe di ritenere ugualmente gravi le responsabilità di Erdogan, che si appresta a fronteggiare elezioni per lui particolarmente difficili in una Turchia che appare più laica e democratica del suo presidente.

Quest’ultimo si era guadagnato i voti, dopo ottant’anni di regime laico ataturkiano, per i gravi problemi economici e sociali e per la necessità di sottrarre potere ai generali, più che per la propensione del popolo turco ad instaurare un regime di natura islamica. Oggi le responsabilità di Erdogan sono troppo evidenti perché la comunità internazionale possa tacerle. L’esplicito appoggio all’Isis in funzione anti curda e il libero passaggio sul suo territorio dei volontari che si arruolavano nell’esercito dello stato islamico fanno il paio con le bombe paritarie sganciate sull’Isis e sui curdi che hanno generato anche sorrisi di compatimento.

Il professor Baykar Sivazliyan, che vive in Italia, ma che è nato a Istambul, ha sostenuto, a proposito dell’eventuale ingresso della Turchia nell’Unione europea: “La Turchia deve necessariamente affrontare con serenità alcuni dei suoi atavici problemi che si chiamano diritti umani, Cipro, questione armena, riconoscimento dei genocidi, rispetto delle minoranze islamiche. Ovviamente tenere in prigione molti giornalisti, farli bastonare o assassinare non facilita la scelta dei governanti europei”. Si capisce bene perché finora gli americani siano andati coi piedi di piombo. La Turchia è paese Nato, che ospitò i missili puntati contro l’Urss, è paese di confine tra le repubbliche ex sovietiche e il Medio Oriente, strategicamente irrinunciabile per la Casa bianca. Ma il mondo dovrà prima o poi porsi il problema dell’indipendenza del Kurdistan. Basta il fatto che quest’ultimo sia un territorio denso di petrolio e che interessi diversi paesi, oltre alla Turchia, l’Iran e l’Iraq, molto meno la Siria, per negargli il diritto all’autodeterminazione?

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