sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Eutanasia, la California
va avanti e noi?
Pubblicato il 06-10-2015


‘Non so cosa farei io in caso di prolungata e dolorosa agonia. Sono sicuro tuttavia che sarebbe un conforto poter considerare tra le opzioni quella contemplata in questo testo. E non vorrei negare a nessuno quel diritto’ è la parte più bella della lettera indirizzata oggi ai legislatori dal Governatore della California, Jerry Brown, dopo aver firmato il provvedimento sul suicidio assistito.

‘Negare agli altri un diritto’ è proprio questo il punto, impedire che siano altri a decidere per noi, garantire libertà e responsabilità alle nostre scelte, drammatiche o felici che siano.

Ieri sera ho riletto sul sito dell’Associazione Luca Coscioni racconti di dolore, esperienze di sofferenza, drammi e dilemmi che ogni giorno attraversano le coscienze e la vita di tante, troppe persone. Ho riletto più volte l’appello di un giovane “bloccato a letto a causa del dolore”. “Non voglio più stare in queste condizioni, a subire coltellate nel mio corpo e, forse ancora di più, nella mia anima” scriveva.

Non tutti abbiamo la stessa sensibilità, certo, ma qual è la ragione di imporre a questo ragazzo una tale sofferenza? Perché non possiamo consentire a un ventiquattrenne distrutto dal dolore di disporre pienamente della propria vita, di una vita che non è neppure più vita? Ce lo ha detto chi ha avuto il coraggio di chiedere a viso aperto di tornare in possesso del proprio corpo, di veder rispettata la propria volontà quando la speranza non è più di guarigione, di esercitare un diritto fondamentale, una libera scelta senza imporre nulla a nessun altro. Perché vietarlo come fosse un reato?

Da due anni la proposta di legge popolare sulla legalizzazione del testamento biologico e l’eutanasia giace alla Camera senza che le commissioni competenti ne abbiano deciso la calendarizzazione. A due anni dal quel deposito per la prima volta nella nostra storia si è formato un intergruppo parlamentare.

Qualche settimana fa, Marco Pannella, mi disse che la gente deve poterne discutere per capirne l’impronta di civiltà. In questi anni invece abbiamo scelto di non farlo. Eppure non esiste un prius politico superiore o un’agenda economica prioritaria, esiste un diritto all’autodeterminazione che va rivendicato ogni giorno, in ogni luogo, a qualsiasi costo. Chi sfiora lo strazio, capisce. Chi non conosce il terribile peso della sofferenza fisica inciampa nella superficialità.

Ciascuno di noi deve vedere rispettata la propria scelta e la propria dignità. Che c’è di male o di storto in questo? C’è riuscita la California, ce la faremo anche noi. Su questo noi il nostro impegno lo mettiamo.

Maria Cristina Pisani

 

 

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