venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fotografia: il Macro
riflette sul presente
e sulle relazioni
Pubblicato il 10-10-2015


FOTOGRAFIA_Paul Graham 53rd Street  6th Avenue 6th May 2011 2 41 26 pm 2012 (2)Dal 9 ottobre 2015 al 17 gennaio 2016 il MACRO ospita la XIV edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma promosso dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzato da Zètema Progetto Cultura, con la direzione artistica di Marco Delogu. Il Festival ha scelto quest’anno ‘Il Presente’ come proprio focus tematico, a partire dal quale è possibile elaborare una riflessione, mediante il mezzo fotografico, circa le molteplici dinamiche di comunicazione, interazione e relazioni che caratterizzano il vivere contemporaneo. In un mondo in costante e repentina accelerazione, la pratica fotografica – i cui meccanismi di produzione e di distribuzione sono ormai pressoché immediati – si presenta come arte privilegiata per fissare e definire il presente, per osservarlo e per delimitarne i confini.

Il Presente è quindi il tema centrale che funge da filo conduttore delle varie sezioni del Festival. Oltre alla collettiva principale – dedicata al presente della fotografia italiana – si segnalano le mostre personali di Paul Graham, Rachel de Joode, Kai Wiedenhöfer, Giovanni Cocco & Caterina Serra, Joachim Schmid, Martin Bogren, Mohamed Keita, e la XIII Commissione Roma affidata quest’anno a Hans-Christian Schink e Paolo Pellegrin. Prosegue l’impegno del Festival nella promozione di giovani talenti e nuovi linguaggi fotografici con i numerosi premi e call: Open Call for Artists, Premio Graziadei per FOTOGRAFIA, Little big press, PhotoTales – Call for Multimedia Projects, Premio IILA. Anche quest’anno FOTOGRAFIA contribuisce a consolidare a Roma un forte circuito dedicato alla fotografia contemporanea, con una serie di mostre collaterali che coinvolgono sia Accademie di Cultura straniere – importante quest’anno la collaborazione con l’American Academy in Rome e l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo – sia spazi espositivi istituzionali e gallerie private.

Una sezione del Festival è inoltre interamente dedicata al presente dell’editoria fotografica nazionale con una selezione tra i più interessanti editori, librerie e autori di pubblicazioni self-published italiani, che presentano le loro pubblicazioni durante i primi tre giorni inaugurali. La collettiva di questa edizione, curata da Marco Delogu e Alessandro Dandini de Sylva, presta particolare attenzione al presente della fotografia italiana con l’esposizione dei lavori fotografici di importanti artisti nazionali. Come Olivo Barbieri, da sempre attento alle trasformazioni metropolitane e al rapporto tra reale e virtuale. Per questo nuovo progetto si rifà al lavoro realizzato per la Commissione Roma 2004. Allora ha fotografato da un elicottero la città usando la tecnica del fuoco selettivo, partendo dall’idea che la città, vista da lontano, appare come un grande plastico in scala, dominata da un tempo immobile che pure è il nostro presente. Collegandosi a questo progetto, Olivo Barbieri propone a FOTOGRAFIA 2015 il suo nuovo lavoro site specific_ROMA 14 che fotografa dall’alto il plastico della città di Roma che si trova presso il Museo della Civiltà Romana.

Oppure Giovanna Silva che con Lo sguardo segue i ritmi delle trasformazioni locali e geopolitiche che stanno riplasmando il nostro mondo. Come nei racconti di viaggio di fine Ottocento, le sue fotografie sono un atto di ricerca consapevole e al tempo stesso un’esplorazione degli accadimenti della realtà contemporanea. Negli anni, Giovanna Silva ha viaggiato e fotografato nei paesi in guerra o in crisi, creando un’antologia di storie per immagini di quelle nazioni attraverso i loro paesaggi. Ed ancora, Francesco Neri che da anni lavora con il grande formato 8’ x 10’, realizzando ritratti e fotografia d’ambiente. Nella serie dei contadini, Neri riesce nel suo proposito di fotografare i luoghi a lui vicini, producendo immagini che rinnovano una tradizione del ritratto ben radicata nella storia della fotografia, soprattutto americana, senza dimenticare la lezione di Sander. I ritratti di Neri ci mostrano come il corpo di questi anziani contadini e delle loro mogli, con le posture che hanno assunto davanti all’obiettivo, sia stato modellato da anni di faticoso lavoro della terra, da consuetudini di vita e di relazione.

Allegra Martin, per la quale la fotografia isola frammenti di realtà e li consacra ad un eterno presente, che si rinnova continuamente, ogni qual volta l’immagine viene visitata. Le fotografie sono per natura ambigue e sospese; non riproducono la realtà, ma la mistificano, la alterano, ne ripropongono una versione parziale e selettiva, ma che contiene molto di più di ciò che è visibile. Con questa serie che ritrae A.M., ragazza incontrata alla fermata dell’autobus, Allegra Martin evoca uno spazio intimo e un tempo sospeso, presente, in cui avviene il tentativo di riconoscersi l’una nell’altra, di ritrovare quello che è perduto e quello che non è ancora stato. E tanti altri artisti coloreranno le sale del Macro in questi mesi, “liberando” la fotografia e facendoci comprendere che, come disse Edoardo Albinati, in occasione della prima edizione del festival, “una fotografia è una fotografia, nient’altro che una fotografia: non è un testo ma nemmeno un commento, non è un oggetto né un concetto, non ha valore intrinseco, non parla, non suona, non cola o si svuota o sporge o evapora o viene mangiato, non fuoriesce da se stessa, non ha dimensioni date ne temporalità. Le cose che appaiono nella sua immaginaria cornice, anche se si riferiscono a ciò che è stato e non sarà più, appaiono per la prima volta nella storia del mondo”.

Gioia Cherubini

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