sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Finisce il segreto bancario tra UE e Svizzera
Pubblicato il 27-10-2015


Segreto bancario-UE SvizzeraMentre in Italia infuriano le polemiche sulle strategie del Governo in merito alla lotta all’evasione fiscale dopo la decisione di innalzare da mille a tremila euro l’asticella per l’uso del contante, polemiche cresciute ancora di più dopo l’entrata in campo della direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi e la richiesta di dimissione da parte del sottosegretario al MEF, Enrico Zanetti, buone notizie arrivano dal Parlamento Europeo. L’Assemblea ha dato il via libera, con 593 voti a favore (37 contro e 58 astenuti) a una risoluzione che approva l’accordo raggiunto tra UE e Svizzera che renderà più difficile frodare il fisco del proprio Paese mettendoli al riparo da occhi indiscreti nelle finora molto accomodanti banche svizzere.

Un segnale importante perché dimostra che quell’accordo ha il sostegno politico della stragrande maggioranza delle forze parlamentari europee. Salta insomma definitivamente quel segreto bancario che, nel nostro caso, ha permesso a tanti concittadini di fare soldi in Italia, di usufruire di ospedali, strade e comunicazioni, ma di non tirare fuori neppure un centesimo da mettere nella cassa comune che serve a far funzionare il sistema. E la vicinanza geografica ha molto aiutato in questa pratica ignobile consentendo in passato di trasferire il denaro in contante anche affidandolo a persone di fiducia, gli ‘spalloni’, che nottetempo attraversavano il confine a piedi per arrivare alla prima agenzia disponibile dove depositarlo. Una pratica su cui la Svizzera ha costruito la sua fortuna, senza ovviamente andare tanto per il sottile quanto a provenienza e leicità del denaro depositato. Un Paese civile, amante della libertà e della democrazia, ha fatto così danni immensi agli altri Paesi per non dire di quanto accadeva durante la seconda guerra mondiale con i beni che i nazisti rubavano agli ebrei prima di ucciderli nei campi di concentramento.

Pecunia non olet, dicevano i latini, il denaro non ha odore, ma almeno da domani sarà meno facile tenere in tasca quello che puzza davvero.

“Non tollereremo – ha detto il relatore, il danese Jeppe Kofod di S&D (Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici) – che persone fisiche o giuridiche nascondano i propri beni per evitare di pagare le tasse. Ogni volta che qualcuno commette una frode fiscale, sottrae denaro che potrebbe essere speso per l’istruzione o la sanità. Porre fine al segreto bancario è un passo importante nella battaglia contro la frode fiscale e in favore della giustizia fiscale”.

L’accordo tra UE e Svizzera risale al 2015 e riguarda la repressione delle frodi fiscali e dell’evasione fiscale e si basa su un’iniziativa promossa dall’OCSE nel 2014. Una decisione scaturita soprattutto dalle enormi difficoltà emerse anche in Europa dopo la crisi finanziaria, ed economica, seguita al crack americano del 2008. E non è un caso se a muoversi in questa direzione, per mettere fine ai cosiddetti ‘paradisi fiscali’, sia stata per prima l’Amministrazione Obama che ha dato il ‘la’ al resto del mondo industrializzato. Più che un atto di resipiscenza insomma, una scelta difensiva per tappare le voragini delle finanze pubbliche.

L’UE e la Svizzera – informano dal PE – devono ora concludere l’accordo per tempo, in modo da consentirne l’entrata in vigore il 1° gennaio 2017. Il Parlamento è solo consultato in questo processo, e l’accordo dovrà anche essere ratificato dal Parlamento svizzero.

Nel frattempo anche l’Italia, e di questo va dato atto al Governo in carica, ha rotto gli indugi e si è mosso per mettere fine alla pratica dell’esportazione illegale dei capitali con un accordo firmato il 25 febbraio scorso con la Svizzera che consente così in cambio a questo Paese di uscire dalla black-list e agli imbroglioni italiani di avvalersi della voluntary disclosure. Un accordo che ha ancora falle da chiudere, come l’uso delle cassette di sicurezza in mano a fiduciari, ma che in ogni caso rappresenta davvero un passo avanti dopo un’interminabile stagione di silenzi e complicità.

C. Co.

il testo dell’Accordo tra UE e Svizzera sullo scambio automatico di informazioni fiscali

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