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Opinioni e commenti
 

Giubilo Expo: 21 milioni di visitatori. Ma l’incasso?
Pubblicato il 30-10-2015


Expo-file bigliettiDall’Expo arrivano buone notizie sul fronte degli ingressi in chiusura della manifestazione, ma rimane ancora da capire quanti biglietti sono stati venduti, insomma quanto ha incassato l’Expo e quale sarà il bilancio finale di questa manifestazione che è comunque costata un bel po’ di soldi alle casse pubbliche regionali e statali.

I visitatori, dicono, sono stati davvero tanti: 21 milioni. Un bel numero anche se alla vigilia dell’apertura (il 5 aprtile scorso) la cifra ‘obiettivo’ di biglietti venduti per arrivare al pareggio di bilancio era ben più alta: 24 milioni anche se oggi ne ricordano un’altra un po’ più bassa, 20 milioni. Sui conti, insomma, resta ancora una nebbia fitta condita di tante belle parole.

Dall’Expo informano che il numero dei visitatori che ogni giorno hanno varcato i tornelli di Expo è cresciuto progressivamente soprattutto a partire dal mese di agosto, quando sono arrivati oltre 3 milioni di visitatori. A settembre e ottobre, invece, i record: il 26 settembre si è arrivati a quota 259.093 mila visitatori, il 10 ottobre è stato toccato il picco assoluto, 272.785 mila persone in un solo giorno. Mentre la settimana-record è stata registrata dal 5 all’11 ottobre, con 1.243.701 ingressi in 7 giorni. La quota stimata degli stranieri si aggira tra i 6 e i 7 milioni, un terzo del totale.

“Dietro questo – ha spiegato parlando con i giornalisti il commissario unico, Giuseppe Sala – ci sono Milano e l’Italia, e un modello organizzativo nuovo pubblico-privato. Spero valga anche per il dopo e ho un suggerimento da dare a chi se ne occuperà. Se non si fa un’operazione pubblico-privato non si parte nemmeno”. Il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, parla di ‘successo’ – e come potrebbe essere altrimenti? – che è stato “prima di tutto un successo di popolo. La vera svolta è stata nel sentimento popolare che questa grande esperienza è riuscita a generare”. Nel coro degli entusiasti anche la Coldiretti secondo cui da una prima indagine risulta che gli italiani complessivamente hanno speso a Expo, o per Expo, 2,3 miliardi tra viaggio, alloggio, ingresso, consumazioni varie.
Sono più di 140 i Paesi che hanno partecipato ufficialmente all’evento insieme a tre organizzazioni internazionali. In tutto, 54 i padiglioni costruiti dai Paesi, più 9 cluster che hanno ospitato tutti i Paesi che condividono colture particolari (riso, cacao e cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio Mediterraneo, isole e zone aride). I cluster hanno radunato oltre 70 Paesi e sono la novità assoluta dell’esposizione milanese.

Nel corso dei sei mesi hanno visitato Expo circa 60 Capi di Stato e di Governo: da Putin alla Merkel, da Hollande a Cameron, da Netanyahu a Ban Ki-moon. In tutto le visite istituzionali sono state oltre 300. Il continente africano per la prima volta nella storia delle esposizioni universali è stato il più rappresentato, con 39 Paesi presenti, cioè circa un terzo del totale dei partecipanti. Sudan, Angola e Sudan con un loro padiglione, gli altri 36 nei cluster. A centinaia le gite scolastiche organizzate sul Decumano da scuole provenienti da tutta Italia. Alla fine in totale sono stati oltre 2 milioni gli studenti che hanno visitato Expo.

La cosa più incredibile di tutte è stata comunque l’attitudine degli italiani e degli stranieri a fare la fila. Ore e ore passate in coda alle biglietterie per entrare e fare nuovamente la fila per riuscire a vedere uno o due padiglioni, per immergersi in un’atmosfera da strapaese, da Festa de l’Unità 2.0 con tanto di bancarelle. E code anche per mangiare qualcosa a prezzi stellari, ingiustificabili altrove. Un fenomeno curioso che l’ufficio stampa dell’Expo – il vero vincitore indiscusso di questa manifestazione – ha gestito alla grande, trasformando un difetto enorme, che sarebbe risultato intollerabile in qualunque altra situazione, in un irresistibile richiamo subliminale: ‘Se tutti fanno ore di fila per entrare, vuol dire che ne vale la pena’.

Armando Marchio

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Commenti all'articolo
  1. In questo tipo di iniziative, sperare di guadagnare o pareggiare i conti si può ma è solo una speranza. Eppure ne è valsa la pena. File sì, c’erano. In tanti non le hanno fatte, io compreso. Eppure l’ambiente era piacevole. I prezzi dei pasti troppo alti? Ho trovato un’eccellente qualità e i prezzi erano corretti. Non era la “festa dell’Unita” e il personale non era fatto da volontari ma da giovani retribuiti.
    Paolo Grassi

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