lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Hashish e prostituzione.
La via olandese
Pubblicato il 29-10-2015


Women Soliciting Customers in Amsterdam's Red Light District
De Wallen, conosciuto dagli abitanti come Rossebuurt, è il quartiere a luci rosse più grande di Amsterdam e uno dei più famosi in tutto il mondo. Sorge nel cuore antico della città e Oudeizijds Achterburgwal ne è la strada principale. Qui, in quasi 300 appartamenti, prostitute vendono ogni giorno decine di prestazioni sessuali. Insieme ad altre due aree, nei quartieri Singel e Pijp, forma il Red Light District, così chiamato per le luci al neon nelle vetrine dove le donne si mostrano a clienti, turisti e curiosi. C’è invece chi collega il nome della zona ad una leggenda: proprio lì, un tempo, le prostitute attiravano a sè i pescatori con luci e stoffe rosse per farsi riconoscere.
Quando si attraversano i vicoli stretti del quartiere e si osservano ragazze e donne adulte seminude – è proibito mostrarsi interamente senza veli – intente ad accaparrare più clienti possibili, la sensazione che si ha è quella di trovarsi in un circo. Una miriade di uomini, molti dei quali turisti, scruta le vetrine e sceglie il corpo che preferisce. La possibilità di scelta è pressoché illimitata: bionde, more, magre, grasse, quasi tutte con seni e labbra prosperosi per mezzo della chirurgia plastica. Hanno un’età che va dai 18 ai 60 anni. Si stima che nel paese siano in 25 mila.
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La prostituzione in Olanda è legalmente accettata fin dal Medio Evo, dichiarata legale dal 1815 e tassata dal governo Olandese dal 1996. Dal 1 ottobre del 2000 è decaduto il divieto generale di esercizio delle case di prostituzione. E‘ stato stabilito infatti che “i sex club, l’esercizio della prostituzione in locali dotati di vetrina, i club privati e le agenzie che offrono servizi di accompagnamento (escort) sono imprese legali a tutti gli effetti fintantoché si attengono alle norme e ai regolamenti in vigore all’interno del Comune in cui esse sono stabilite. Grazie a questa legalizzazione, i Paesi Bassi sono uno dei primi paesi al mondo i cui la prostituzione volontaria esercitata da persone maggiorenni viene formalmente considerata una forma di lavoro retribuito, come ricorda l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma.  L’articolo 273a del Codice penale olandese, invece, si interessa di punire lo sfruttamento di una persona ai fini della prostituzione nonché altre forme di sfruttamento sessuali. Sono poi puniti: la prestazione coatta od obbligatoria di attività lavorative o di servizi; la riduzione in schiavitù; l’esercizio di pratiche assimilabili alla schiavitù o alla servitù; il traffico di organi.
I controlli nelle case non mancano. Le stanze nelle quali le lavoratrici del sesso operano devono essere igienicamente sane, dotate ognuna di un lavabo. Lo scopo è quello di ridurre al minimo il rischio che prostitute e clienti si infettino con malattie sessualmente trasmissibili, come l’AIDS.
prostitutaL’Olanda dimostra in molti ambiti, dalla vendita di sostanze stupefacenti alla prostituzione, una grande liberalità. Vanta sullo scenario europeo di essere uno Stato assai progredito, in cui molteplici settori sono efficienti, in grado di offrire un livello considerevole di benessere ai propri cittadini.
La prostituzione, “il mestiere più antico”, può essere dunque riconosciuta, legalizzata, rappresentata e in questo i Paesi Bassi sono un esempio da analizzare se si decide di affrontare seriamente questo tema. Ma proprio il caso olandese, con le sue vetrine che espongono la ‘merce’ in vendita, ci dice quanto sia complesso rispondere alle domande che solleva e a una contraddizione di fondo: se la vogliamo considerare un’attività degna di rispetto come altre, l’esposizione di donne in vetrine come corpi destinati solo a procurare piacere, non mercifica e offende l’immagine delle lavoratrici nello specifico e delle donne in generale?
Francesca Fermanelli
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