domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Portogallo: i socialisti, la sinistra e il golpe bianco
Pubblicato il 27-10-2015


Elezioni-Portogallo-passos-coelho

Pedro Passos Coelho, esponente del Partito socialdemocratico lusitano

È passato quasi sotto silenzio la decisione del Pre­si­dente della Repub­blica por­to­ghese Anni­bal Cavaco Silva di conferire l’incarico di formare il nuovo governo a Pedro Passos Coelho, entrambi esponenti del Partito socialdemocratico lusitano, che, a dispetto del nome, è una forza politica di tendenza conservatrice.

Eppure, tale decisione avrebbe dovuto fare gridare allo scandalo tutti i sinceri democratici, oltre che i socialisti e gli esponenti della sinistra in genere, poiché il blocco di centrodestra portoghese non ha i numeri in parlamento, mentre si era costituita dopo le elezioni politiche un’alleanza politica di centrosinistra, guidata dal Partito socialista con il Bloco de Esquerda (Blocco di Sinistra) e il Partito comunista che, messi insieme, hanno la maggioranza dei deputati.

La giustificazione addotta dal presidente portoghese risiede nella circostanza che “In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dall’appoggio di forze politiche antieuropeiste, […] di forze politiche che chiedono di abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Patto di crescita e di stabilità, lo smantellamento dell’unione monetaria e di portare il Portogallo fuori dall’Euro, oltre alla fuoriuscita dalla Nato. […] Dopo aver affrontato il programma di assistenza finanziaria, con pesanti sacrifici, è mio dovere, e rientra nei miei poteri costituzionali, fare tutto ciò che è possibile per prevenire l’invio di falsi segnali alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati”.

Insomma, è andata in scena una replica del “caso greco”, in cui le istituzioni europee, con la Banca centrale europea e la Commissione in prima fila, hanno piegato il governo di Syriza democraticamente eletto ai loro diktat.

Questa è l’Europa dei popoli? Gli Stati Uniti d’Europa sognati da Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Adriano Olivetti? No certamente! Questa è l’Europa delle banche, fondata sul monetarismo e sull’austerity contro il popolo sovrano, egemonizzato dalla Merkel, basti pensare che dopo il primo clamore la gravissima vicenda Volkswagen sembra essere stata rimossa, a testimonianza che, come nel romanzo del grande scrittore socialista libertario George Orwell, “La fattoria degli animali”, “qualcuno è più eguale degli altri”.

Quanto è avvenuto in Grecia e Portogallo, e potrebbe avvenire in Spagna se socialisti e Podemos si alleassero, in altri tempi, quando la sinistra senza tentennamenti si assumeva il compito di rappresentare i ceti popolari e difendere la democrazia, si definiva “golpe bianco”, il sovvertimento delle istituzioni liberamente elette senza il ricorso alla forza di apparati militari (paradigmatico in questo senso quello brutale di Pinochet in Cile nel 1973, contro il governo di sinistra presieduto dal socialista Salvator Allende), attraverso la loro manomissione e con il sostegno di forze internazionali.

Maurizio Ballistreri

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