martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il balletto ‘Giselle’
e la tragedia dell’amore
al Teatro dell’Opera
Pubblicato il 21-10-2015


kageyama_img_1250In prima nazionale ha debuttato ieri sera 20 ottobre al Costanzi di Roma – con repliche fino al 2 – il balletto in due atti “Giselle”, che andò in scena la prima volta a Parigi il 28 giugno del 1841. Le coreografie di Patricia Ruanne, a partire da Coralli-Perrot, e  la musica di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, hanno permesso all’Opera di Roma di mettere in piedi un allestimento i cui fondali emanano aria bucolica e realtà contadine entro i quali si svolge tutta la vicenda.

Eleonora Abbagnato, direttore del corpo di ballo, non ha tralasciato nulla acciocché questo lavoro delicato e romantico potesse dare emozioni e bellezza interpretative. I ruoli principali di Giselle e Albrecht sono stati rispettivamente sorretti da les étoiles dell’Opéra di Parigi, Amandine Albisson e Mathias Heymann, bravissimi entrambi che hanno catalizzato il partèer con grazia ed eccezionale esecutività dei movimenti, coralmente uniti a tutto il corpo di ballo che li ha supportati, affiancati da  Claudio Coviello, primo ballerino del Teatro della Scala di Milano. Nei ruoli principali, durante le repliche, si avvicenderanno Gaia Straccamore, Alessandra Amato, Manuel Paruccini, Rebecca Bianchi, Susanna Salvi, Alessio Rezza, Giacomo Luci.

Il balletto si compone in due atti. Il primo riguarda la vicenda di Giselle che culmina nella sua morte. Il secondo narra la leggenda delle Villi e l’amore di Giselle per Albrecht nel tentativo di ridargli la vita, anche se il sentimento è stato la principale causa della sua morte. Si svolge tutto nel Medioevo in un villaggio della Renania durante la vendemmia. La fanciulla ama ballare e darebbe la vita per questa sua passione. Entra in scena un giovane vestito da popolano, Loys, che abita nei pressi ma che in realtà è Albrecht, principe di Slesia. I due si innamorano e danzano gioiosamente nonostante i continui richiami della madre di lei che l’ammonisce  per le sue precarie condizioni di salute e perché è ossessionata dalla leggenda delle Villi (creature fatate femminili della mitologia slava) e diffida istintivamente del giovane, temendo di vedere un giorno la figlia trasformata in una Villi. Il resto è semplice da capire: l’amore trionfa.

L’importanza attribuita a questo balletto classico è dovuta soprattutto alla sua originalità. I balletti di Giselle rappresentati prima non hanno quasi niente di originale, di composto su misura. Molti sono orchestrati con brani simili ad altri o addirittura presi in prestito. Le musiche attuali sono cucite su misura, rispettando  l’intenzione e l’originalità del coreografo e dell’autore e mostrano ben poche somiglianze con la musica del tempo. Ci sono sette temi principali in Giselle e le scene e i costumi di Anna Anni le enucleano perfettamente. Scenografa indiscussa a livello internazionale, la Anni  ha servito i più grandi registi e firmato costumi e scene di oltre cinquanta allestimenti, alcuni dei quali entrati nella storia della messinscena novecentesca con registi come Orson Welles, Franco Zeffirellidi  ed altri fino a Raymond Rouleau.

Per la cronaca, come già detto, oggigiorno le produzioni di Giselle sono danzate sopra brani considerevolmente lontani da quelli originali di Adam. Le modifiche furono dapprima fatte da Marius Petipa nel 1884, poi nel 1887 e successivamente nel 1899. Attraverso le centinaia di rappresentazioni lungo tutti questi anni, le musiche integrali sono state vittima di alterazioni, aggiunte e tagli. Parte di quelle che possiamo ascoltare nei moderni allestimenti sono state attribuite ad altri compositori, incluso Lèon Minkus, conduttore dal 1872 al ‘91 del Teatro Imperiale di San Pietroburgo. David Garforth, alla bacchetta, dirige impeccabilmente. Al termine, ballerini e Maestro hanno riscosso applausi tutti ampiamente meritati.

Guerrino Mattei

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