venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IL BALLO CONTINUA
Pubblicato il 05-10-2015


Grasso-riforme-Barani

Dopo il deprecabile gestaggio di Barani in Aula nel giorno della discussione e approvazione al Senato dell’articolo 2 con il parapiglia che ne è seguito, arrivano le sanzioni. Il Consiglio di presidenza ha infatti “punito” Barani con cinque giorni di sospensione dalle sedute. Stessa sanzione per Vincenzo D’Anna. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama ha anche deciso di sospendere per un giorno il senatore del Movimento 5 Stelle Alberto Airola responsabile, secondo il Consiglio, di aver insultato alcuni esponenti del governo e della segreteria d’Aula.  A finire sul libro dei cattivi e ad essere punito anche se con una sanzione minore, quella della censura, l’intero gruppo della Lega, per aver sventolato in Aula dei soldi per denunciare quella che per loro è stata la “compravendita dei senatori verdiniani”. Censura anche al capogruppo del M5S, Gianluca Castaldi. Una decisione che alcuni definiscono troppo timida. Tra questi Laura Bottici, senatrice M5S che ha ricordato che quando protestarono i grillini per lo Sblocca Italia i giorni furono 10. Sembra di leggere le decisioni del giudice sportivo dopo una partita di calcio ai limiti (e oltre) del regolamento…

La polemica è continuata con un susseguirsi di dichiarazioni e di attacchi con il tentativo di scaricarsi uno sull’altro le responsabilità di quanto accaduto. Una polemica poco costruttiva: evidentemente quando il livello all’interno delle istituzioni scende e diventa così basso  la figuraccia è collettiva.  Il presidente del Senato Pietro Grasso annunciando in Aula le sanzioni ha affermato che gli episodi accaduti in Senato sono stati “di tale gravità” che “hanno offeso persone e senatori” ed hanno “minato la credibilità delle istituzioni”.  Ma “da questo momento – ha detto ancora Grasso – nessuna deroga al principio di correttezza verrà tollerato in Aula”. Grasso ha poi chiesto la “collaborazione” dei capigruppo per evitare ulteriori “condotte poco consone” ad un’aula parlamentare.  Il Consiglio di Presidenza – ha aggiunto Grasso – approfonditi gli episodi svoltisi nel corso della seduta dell’Assemblea di venerdì 2 ottobre, deplora in modo fermo tutte le condotte poste in essere da senatrici e senatori appartenenti a diversi Gruppi, che hanno turbato l’ordine dei lavori e assunto verso l’istituzione, la Presidenza, i senatori Segretari, atteggiamenti e usi di linguaggio censurabili e deplorevoli”.  “Da questo momento – ha proseguito – non sarà consentita alcuna deroga ai principi di correttezza dovuti al Senato e a ciascuno dei suoi componenti. I Capigruppo dovranno collaborare con la Presidenza perché condotte poco consone non abbiano più a ripetersi”. “Nel corso della stessa seduta – ha detto ancora il presidente del Senato – si sono verificati fatti specifici di inaccettabile gravità, che hanno offeso la dignità di persone e istituzioni e minato l’autorevolezza e la credibilità dell’intera Assemblea, proprio nel momento in cui i lavori si concentravano su uno dei temi più alti e significativi dell’attività parlamentare, quale è la riforma della Costituzione. La volgarità di alcuni gesti e di alcune espressioni è al di fuori di ogni regola di civiltà. Sono state offese le istituzioni, le donne e gli uomini, dentro e fuori dal Senato”.
Insomma nell’Aula del Senato sono tornati a ripersi gesti che, per bassezza, si sperava non dover rivedere. Come non dimenticare nel 2008 le fette di mortadella mangiate voracemente per festeggiare la caduta del governo Prodi? Ma ora siamo andati oltre, con l’offesa che diventa sessista e insopportabilmente volgare.

Sullo sfondo resta il numero di voti favorevoli con è passato l’articolo 2: 160. Un numero che non può soddisfare Renzi che nonostante la pace ritrovata e l’apporto dei verdini non arriva all’autosufficienza, fissata a quota 161. Dunque, i 177 voti toccati appena due giorni prima dalla maggioranza al Senato si sono ridotti. Un numero, 160, che non piace al partito di maggioranza ma che piace a Forza Italia e in particolare a Paolo Romani perché gli permette di dire che senza il contributo determinate di verdini (suoi ex compagni di partito) il governo non ha la maggioranza.

Dopo l’ufficio di presidenza e una volta terminato l’esame dei pareri di costituzionalità sul decreto recante misure urgenti per la finanza pubblica, l’Aula del Senato tornerà ad occuparsi del ddl riforme con l’esame dall’articolo 6, in quanto dopo il via libera all’articolo 2, i successivi articoli hanno già ottenuto una doppia lettura conforme e quindi non devono essere rivotati.

Oggi il Senato ha approvato  l’articolo 6 del ddl Boschi. I voti a favore sono stati 163, quelli contrari 85. 3 gli astenuti. Inoltre l’Aula ha bocciato a scrutinio segreto un emendamento di Roberto Calderoli sulle minoranze linguistiche all’articolo 6 del ddl Boschi sulle riforme. I “no” sono stati 160, i si’ 107 e 2 gli astenuti.

Intanto dopo la ritrovata unità ci pensa Bersani a risollevare qualche polemica interna: “Non mi preoccupo di Verdini e compagnia – ha scritto sulla sua pagina facebook – mi preoccupo del Pd e delle politiche di governo. Sembra che valori, ideali e programmi di centrosinistra si sviliscano in trasformismi, giochi di potere e canzoncine. Sembra, e non da oggi, che ci sia una circolazione extracorporea rispetto al Pd e alla maggioranza di governo. Tanta nostra gente pensa che sia ora di rendere più chiaro dove si stia andando, senza cortine fumogene, giochi di parole e battute assolutorie. Anch’io la penso così”. Parole a cui ha risposto il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini invitando a non perdersi “in sterili polemiche”. “Non credo – ha detto – sia utile che ogni settimana, anche da parte di Bersani, si costruisca una nuova polemica. Il rispetto per il Pd è anche non aprire ogni giorno un fronte interno e non alimentare tensioni che non servono a nessuno”. Una dichiarazione pressoché identica è arrivata dalla Serracchiani tanto che  l’esponete della minoranza Gotor ha sottolineato: “Vedo che i due vicesegretari del Pd sperimentano un nuovo format, quello delle dichiarazioni all’unisono. Le parole di Bersani pongono un problema serio e non servirà fare gli struzzi o qualche battuta a effetto per farlo scomparire”. “Al di là delle canzoncine di Verdini e delle strizzate d’occhio a reti unificate tra lui e Renzi sta crescendo tra gli iscritti e gli elettori del Pd la preoccupazione di vedere
progressivamente ammainati i valori e gli ideali di centrosinistra del partito, insieme con la sensazione di essere condotti dove non sanno e con compagnie sempre più imbarazzanti”, sottolinea Gotor. “Bersani è stato per 4 anni segretario del Pd: le sue prole meritano minore arroganza, maggiore rispetto e magari un minimo di ascolto in più”.

Ginevra Matiz

 

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