sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il ritorno dei cattivi maestri
Pubblicato il 19-10-2015


L’assoluzione dello scrittore Erri De Luca sanzionata oggi dal tribunale di Torino è certamente una buona notizia. Pretendere di perseguire penalmente chi professa delle opinioni, per quanto aberranti (quelle di De Luca in merito alla Tav lo sono), è sbagliato e non reca alcun beneficio alla giusta causa che un Paese civile vuol difendere e soprattutto alla libera formazione di un’opinione che il cittadino ha il diritto di esercitare vivendo, fino a prova contraria, in uno stato democratico.
L’azione penale promossa dalla Procura torinese ha unicamente provocato, come da prevedibilissimo copione, che si creasse un caso attorno ad un personaggio dal profilo artistico-culturale discutibile, in cui hanno assunto ruoli da protagonista i ben noti intellettuali de la gauche francese, supporter dell’ergastolano fuggitivo Cesare Battisti, nonché i nostri esponenti degli esclusivi ed elitari  circoli paraculturali radicalchic che hanno ottenuto dalla vicenda un formidabile assist per uscire dal dimenticatoio in cui erano finiti da un po’ di tempo a questa parte, almeno da quando ha tagliato loro l’erba da sotto i piedi il dirompente fenomeno del grillismo, miscela esplosiva di ribellismo, nichilismo  e  giacobinismo.

A Erri De Luca è stata offerta un’occasione irripetibile di autopromozione che ha sfruttato con consumata  perizia, pari all’arrogante supponenza che da sempre contraddistingue gli invecchiati militanti di Lotta Continua. Esemplari sono gli opinabili argomenti usati nella sua dichiarazione resa al termine del dibattimento, prima che venisse pronunciata la sentenza, che l’hanno portato a definire la sua elegia del sabotaggio  paragonabile alle lotte non violente di Gandhi e di Mandela.
In una società in cui storia e  cultura hanno un valore assoluto simili dichiarazioni susciterebbero il pubblico dileggio.
Esattamente il contrario di ciò che, c’è da scommetterci, avverrà nelle prossime ore e nei prossimi giorni in cui il profeta del luddismo post moderno diventerà un’icona, intanto per il movimento No Tav e i suoi fiancheggiatori politici come il M5S, che dalla vicenda trarranno rinnovati argomenti per persistere nella loro avversione, spesso violenta, alla Tav e poi per  gli orfanelli di quei cattivi maestri che portano per intero la responsabilità storica delle pagine più oscure dell’eversione terroristica, che da oggi, neppur loro forse lo speravano, hanno trovato un nuovo portavoce.
E codesta è davvero una non buona notizia.

Emanuele Pecheux

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