domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

In arrivo la kermesse
‘Il made in Italy’
Pubblicato il 02-10-2015


Il Made in Italy apre le porteUn evento che, nel piccolo, replica a suo modo “Expo” per principi e intenti. Si tratta di “Il made in Italy apre le porte”. Una tre giorni, che si terrà dall’8 al 10 ottobre prossimi, promossa dalla piattaforma e -commerce Madeitstore della moda Made in Italy. Alla sua prima edizione, vedrà il coinvolgimento di varie aziende di abbigliamento, calzature e cashmere di Marche e Umbria. Obiettivo è rilanciare l’economia, il made in Italy per rendere autentici e riconoscibili uno stile e una qualità tutti italiani, che favoriscano il senso di identità e di appartenenza, per far ripartire la produttività dall’interno del nostro Paese e non dall’estero, da fuori, dove regna una sempre più forte delocalizzazione della produzione stessa, con perdita in ricavato, ma soprattutto di immagine rappresentativa di una nazione come la nostra, come l’Italia che deve ripartire dalle piccole, ricche e preziose realtà aziendali: imprese ancora vive, che occorre valorizzare, far conoscere, tutelare, sostenere e coadiuvare, creando intorno ad essere un vero e proprio flusso ricettivo e di fruizione, anche di stampo turistico oltre che prettamente commerciale.

E qui, all’interno delle aziende stesse, acquistare a prezzi di fabbrica. Perché l’export non domini sull’import, con un incremento del +5% e un’incidenza pari persino a oltre il 54% della produzione regionale umbra o il 26,3% di quella delle Marche (con un 11% a livello nazionale per quanto riguarda il settore del calzaturificio). Per questo l’intento è quello di far sì che sia la gente stessa ad andare dalle e nelle aziende, che si preparano ad accogliere e ricevere questi “nuovi turisti”, richiamando a sé nuova clientela e nuovi curiosi attenti e interessati. Per far trionfare, nell’era dell’e-commerce, delle vendite e degli acquisti online tramite ‘Zalando’ o ‘Ebay’ (ma con una leggere titubanza da parte dei clienti) un rapporto diretto in loco, per un confronto aperto, diretto, chiaro, trasparente, che solamente il “face to face” con un dialogo “one to one” possono dare. Rimanendo ancorati al territorio, sulla base della filiera corta effettuata nell’agroalimentare (altro settore coinvolto). L’incontro potrà avvenire grazie anche alla collaborazione di strutture ricettive alberghiere che si rendono disponibili ad accogliere chi fosse interessato ad aderire e partecipare a questa prima edizione degli Open Days. Prendervi parte sarà più facile grazie all’Hotel Horizon di Montegranaro (FM), a “Le Cavie” e all’Intown Luxury House, entrambi a Camerino (MC), all’Agriturismo Pomod’Oro a Torre San Patrizio (FM) e all’Hotel Brunamonti a Bevagna (PG).

Le aziende – Tra le aziende che “apriranno le porte”, hanno aderito all’iniziativa le seguenti ditte: “Rosso Latino” di Marco e Maria Cristina Cipolletti, che da quattro generazioni curano il fashion delle scarpe delle Marche e le fanno testare ad oltre 30 insegnanti e ballerini. Poi c’è il design artigianale per calzature di Mario Bruni, sul mercato dal 1935; direttamente da Montegranaro. Sempre in tema di scarpe da donna, c’è il marchio “Loriblu” (originario di Porto Sant’Elpidio), che si contraddistingue per eleganza e lusso, e soprattutto per il suo fiore all’occhiello della “scarpa Gioiello”. In tale ambito, inoltre, c’è anche Giovanni Fabiani. Oppure, sempre dalle Marche, il brand “Cappelletti”, che lo scorso anno ha festeggiato i 60 anni di attività lanciando la linea “KK” con l’eccezionale lavorazione “soft goodyear”. Proposte inedite di calzature per uomo e donna vengono anche da “Primabase”, con idee più moderne come quelle per le sneakers. Altro calzaturificio storico è quello di Vittorio Virgili, progettato da Guerriero Virgili, attivo nel pieno degli anni ‘30 nelle Marche, a Sant’Elpidio a Mare, e fino agli anni ’70. Lo stesso vale per il brand artigianale “Chérie”, in grado di conquistare persino l’ambito premio Linea D’oro di Parigi. E poi c’è la scarpa da bambino di “Baby Katty”, dal 1984, che realizza le sue collezioni a Monte San Giusto (Mc); sfruttando, per la colorazione, la cosiddetta tecnica particolare della “lavorazione tuffato”, grazie alla quale si riesce ad avere un effetto vintage sui pellami con tinte personalizzate. Scarpe, ma anche borse: è il caso del “Borsettificio Lara”, l’impresa artigiana di Isola Sgariglia fondata nel 1976. O del cashmere. Si pensi a “Badiali Cashmere” di Adele Badiali, che dall’Umbria porta il miglior cashmere all’estero, in tutto il mondo, a partire dal 1983. Lo stesso fa, producendo la maglieria di miglior qualità, il brand “Lamberto Losani Cashmere” dal 1940, quando fu fondato nell’antico Palazzo Penna (oggi museo di arte moderna) il primo laboratorio di maglieria appunto. 100% Cashmere Pashmina, superlight e termoregolatore, adatto per ogni stagione e molto particolare nell’originalissimo effetto “sbiancato vintage”, viene dalla ditta Pashmere, nome derivante da quello di un tipico filato chiamato “peshma” dalle popolazioni del Tibet; ed anche il simbolo è ripreso dalla capra Hircus Botus Laniger, che vive lì tra Tibet e Mongolia. Per quanto riguarda tale prestigioso tessuto arriva infine quello lavorato con raffinatezza ed eleganza da “Tasselli cashmere”. Ma ci sono anche i cappelli del marchio “TirabassoGroup”, una realtà solida dal 1967.

Il Made in Italy apre le porte, come titola la manifestazione; ovvero sarà possibile incontrare tali aziende, in questa tre giorni del’8, 9 e 10 ottobre prossimi, la mattina dalle ore 9 alle ore 12 e il pomeriggio dalle ore 14 alle ore 18. Per ripartire dalla vasta e storica tradizione italiana, per riscoprire la validità della manifattura, dell’artigianato e del design, per diffondere un nuovo marchio quasi, un brand sovrastrutturale, comune, quello “Italia” o meglio “cultura Italia(na)”. Per un’Italia che si muove, che produce, che può insegnare e fare strada nel campo della moda, dell’abbigliamento, dei tessuti e delle scarpe, ma persino in ambito più generale: nel modo di fare marketing, commercio e turismo, sfruttando le nuove tecnologie, ma non facendosi alienare da esse, ritrovando il rapporto umano per riuscire poi ad individuare l’umanità che c’è dietro ogni tipo di prodotto, qualsiasi esso sia. Per non perdere ricchezze economiche così come risorse umane. Infatti, allo stesso modo della fuga di cervelli, si sta registrando una triste tendenza che con questa iniziativa si vuole ostacolare: che le nostre eccellenze facciano la fortuna all’estero e rischino di “morire” o “chiudere” qui, di non trovare spazio e vitalità in Italia per dare linfa e ossigeno al nostro Paese e alla nostra economia, ma vadano ad incidere positivamente sui “bilanci” stranieri e non italiani. Aziende che vengono completamente assorbite quasi da multinazionali straniere anche, ma in grado di produrre un fatturato (come la moda) di circa 61-65 milioni. Bisogna tornare a comprare all’interno, non fuori, sulla linea dei prodotti a Km 0. Per una sorta di protezionismo delle merci alla francese, senza fanatismi o nazionalismi esasperati, ma che siano fonte di giusta dimostrazione di attaccamento alla patria.

Barbara Conti 

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