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Opinioni e commenti
 

In Cile Renzi ha perso l’occasione di aprire
una riflessione su Craxi
Pubblicato il 26-10-2015


In Cile Renzi ha perso l’occasione di aprire una riflessione su Craxi
Il viaggio del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in America latina, in particolare la visita dei giorni scorsi in Cile, ora le prossime mete saranno Perù, Colombia e Cuba.

www.huffingtonpost.it del 26 ottobre 2015

Lo stile della politica estera di Matteo Renzi è tutto imperniato nell’esaltazione dell’orgoglio italiano e nella valorizzazione delle eccellenze del nostro paese. Anche in Cile, il presidente del Consiglio ha giustamente sottolineato il ruolo strategico di Enel in quel paese, simbolo di un nuova Italia competitiva che riparte.

Eppure Renzi a Santiago ha perso una grande occasione. Se si parla di orgoglio italiano in un paese come il Cile allora bisogna fare i conti con la storia del nostro paese che è legata indissolubilmente a quella della democrazia cilena. Non basta commuoversi citando il martire Allende; un presidente del Consiglio italiano ha il dovere di ricordare che la sinistra italiana fu in prima linea contro il golpe del 1973. Ed in particolare, un uomo, Bettino Craxi, che alla causa cilena legò indissolubilmente il proprio nome.

Craxi, infatti, da leader del Psi, fu il primo politico italiano a recarsi in Cile dopo il Golpe a seguito di una delegazione dell’Internazionale Socialista. E si fece persino arrestare dai militari davanti la tomba di Allende a Vina del Mar. Successivamente nel 1986, da Presidente del Consiglio, Craxi pose con coraggio, ancora una volta per primo fra i leader occidentali, la questione cilena davanti al Congresso Usa, sfidando una superpotenza, come gli Stati Uniti, che aveva grandi responsabilità nella salita al potere di Pinochet.

Durante gli anni della dittatura, i socialisti italiani – ed anche i comunisti, certo – non fecero mancare il proprio supporto alla causa della democrazia cilena, non soltanto sul piano politico-ideale, ma anche economicamente. Non è infatti un mistero che il Partito Socialista Italiano di Craxi finanziasse in maniera cospicua il movimento di liberazione cilena (e non solo) attraverso i canali dell’Internazionale socialista e non solo.

La sinistra cilena e il suo leader Lagos, dopo il referendum del 1988, non dimenticarono questa pagina di storia, dimostrando gratitudine e riconoscenza nei confronti di Craxi e dei compagni italiani fino ad oggi. Fu invece la sinistra italiana, sul solco di Tangentopoli, a dimenticarsene colpevolmente e in maniera strumentale, con l’obiettivo di ridurre la lunga storia del PSI ad una mera questione di tangenti, nani e ballerine.

Purtroppo Matteo Renzi, in questo si è dimostrato poco innovatore rispetto ai vecchi leader postcomunisti, continuando nell’opera di rimozione storica nei confronti del socialismo riformista italiano. Come se su Craxi, il nuovo Pd renziano, non potesse fare un’analisi rigorosa al netto di pregi ed errori commessi dal leader socialista.

Inoltre, la storia che lega il Psi craxiano al Cile democratico dovrebbe fare parte del patrimonio d’orgoglio di questo paese. Prima che come riformisti o presunti tali, dovremmo come cittadini italiani rendere omaggio al coraggio di coloro che in quegli anni difficili non si rassegnarono ad abbandonare il Cile al proprio destino e che cercarono di legare la politica estera italiana alle battaglie per la democrazia nel mondo, senza complessi di inferiorità nei confronti di nessuno.

Ma Renzi di Craxi non vuole parlare; ha paura anche soltanto a pronunciare pubblicamente il suo nome. Eppure il leader riformista che ha portato il Pd nel Pse non può pensare di eludere la questione. Il nuovo riformismo italiano 2.0 prima o poi sarà costretto a fare i conti con la storia perché non ci può essere futuro senza memoria. Altrimenti il rischio sarà quello di rimanere in uno stato di infantilismo grottesco e riformismo di facciata, ripercorrendo la strada già segnata dall’esperienza dell’Ulivo di Prodi.

A Santiago del Cile, insomma, Renzi avrebbe potuto aprire finalmente una riflessione su Bettino Craxi e sul Psi. Senza alcuna tentazione agiografica o nostalgica, ma con rispetto per la storia di un paese come l’Italia che nonostante le molte pagine oscure o mediocri, conserva momenti altissimi di orgoglio nazionale, come quello che lega Craxi e il Psi al Cile.

Marco Palillo
Phd student alla London School of Economics, blogger, attivista per i diritti civili

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Marco
    Sarebbe necessario, oltre che importante, che oggi un Parlamentare socialista prendesse la parola e si pronunciasse in Parlamento su quanto tu hai ricordato. Non ho potuto resistere a frenare un nodo di commozione nel ripercorrere il ricordo di quegli avvenimenti in cui i valori del PSI furono esaltati dal Patriota e Statista Bettino Craxi
    Je suis socialiste

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