domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ITALICUM ALLA SBARRA
Pubblicato il 26-10-2015


Italicum-Alfano-Boschi

Una raffica di ricorsi sta sommergendo l’Italicum. La nuova legge elettorale è stata impugnata con una serie di ricorsi depositati in contemporanea in una quindicina di Corti d’appello, tra cui Roma, Milano, Napoli. Nel mirino, tra le altre cose, premio di maggioranza e ballottaggio. Ora spetta ai giudici valutare se accogliere le istanze. L’Italicum è stato approvato dal Parlamento il 4 maggio scorso e la sua entrata in vigore è prevista per luglio 2016. Ora sulla nuova legge elettorale pende una spada di Damocle. A promuovere l’iniziativa dei ricorsi è stato il Coordinamento democrazia costituzionale, a cui aderiscono numerosi giuristi, insieme a diversi comitati locali. Tra le Corti d’appello presso cui i ricorsi sono stati depositati, oltre a Roma, Milano, Napoli, anche Venezia, Firenze, Genova, Catania, Torino, Bari, Trieste, Perugia.

Tra i punti della legge che sono state impugnate, per il Coordinamento, figurano il premio di maggioranza assegnato alla lista che supera il 40%; il ballottaggio senza soglia previsto invece tra i due partiti più votati se nessuno supera quota 40%; la contraddizione è ravvisata nel fatto che chi raggiunga, per ipotesi il 39,9% dei voti deve comunque andare a ballottaggio; le norme sulle minoranze linguistiche che non consentono – secondo i ricorrenti – la rappresentanza di tutte le minoranze riconosciute, ma solo di alcune. L’iniziativa sarà presentata nel dettaglio nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio il 29 ottobre alle 14.30.

Molti i sostenitori del ricorso. Giuristi, associazioni, sigle sindacali e anche diversi parlamentari della sinistra Pd. Tra i suoi aderenti anche diversi senatori e deputati della minoranza Dem tra cui Vannino Chiti, Lucrezia Ricchiuti, Erica D’Adda, Paolo Corsini, Felice Casson e Maria Grazia Gatti, Corradino Mineo e Walter Tocci, ai quali, a Montecitorio, si affiancano Alfredo D’Attorre e l’ex Pd Stefano Fassina. Presenti, nella rete di aderenti anche parlamentari dell’opposizione come gli esponenti Sel Loredana De Petris e Giorgio Airaudo, e giuristi come Gustavo Zagrebelsky e Luigi Ferrajoli e Felice Besostri.

Obiettivo del Coordinamento è “difendere e valorizzare i principi della democrazia della nostra Costituzione nata dalla Resistenza, operando per attivare l’opinione pubblica, largamente inconsapevole del significato e dei contenuti del processo di riforme istituzionali in atto, e per promuovere un dibattito politico che consenta la partecipazione di tutti i cittadini e faccia avanzare la consapevolezza della posta in gioco per gli anni futuri”. I ricorsi contro l’Italicum non sono ancora stati materialmente presentati, ma lo saranno in forma coordinata nel corso dei primi dieci giorni di novembre, presumibilmente tra il 2 il 9. E saranno presentati nei tribunali dei capoluoghi dei distretti di Corte d’appello.

Da Lima il presidente del consiglio Matteo Renzi, che sta partecipando al Forum economico Italia-Perù, è tornato a difendere le riforme del Governo, Italicum compreso:  “Le riforme che l’Italia sta facendo – ha detto – inclusa la riforma della legge elettorale servono per dare stabilità, certezza e regole più efficaci”. “Il mondo sta cambiando”.

Intanto una delegazione del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha presentato alla Corte di Cassazione due quesiti per l’effettuazione di altrettanti referendum abrogativi dell’Italicum. I quesiti riguardano la cancellazione della priorità assegnata alla figura dei capi-lista nei vari collegi con la facoltà loro concessa di candidature plurime e l’abbandono del meccanismo del premio e del ballottaggio. I quesiti presentati – è spiegato – chiedono in particolare la restituzione ai cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti, mediante la cancellazione della priorità assegnata alla figura dei capi-lista nei vari collegi e della facoltà loro concessa di candidature plurime (fino a 10), che consente alle segreterie di partito il potere di nominare gran parte dei deputati; e inoltre l’abbandono del meccanismo del ‘premio’, che assegna di fatto la maggioranza assoluta alla lista (cioè al partito) che ottiene il 40% dei voti, e del ‘ballottaggio’, che amplifica gli effetti negativi del ‘premio’, assegnandolo alla lista che, pur non avendo ottenuto nemmeno il 40%, vince il secondo turno indipendentemente dal numero dei votanti.

“Si potrebbe così assegnare un potere assolutamente sproporzionato a un partito – si legge ancora – che avesse ottenuto meno del 25% (per esempio) dei consensi. Il quesito è volto a ristabilire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e ad assicurare il carattere rappresentativo della assemblea parlamentare”.

A difendere la legge elettore un altro costituzionalista, Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Pd che definisce “senza senso” i ricorsi contro l’Italicum. “Non hanno senso né sul metodo né nel merito”. “Sul metodo – spiega il professore – perché non c’e’ nessun procedimento elettorale in corso e quindi nessun caso concreto sulla base del quale chiedere la tutela di un diritto alla Corte d’Appello. “Quanto al merito – aggiunge Ceccanti – i ricorsi sono sbagliati perché la Corte costituzionale con la sentenza del 2014 sulla legge elettorale chiedeva una soglia per il premio di maggioranza e di evitare liste bloccate lunghe, requisiti che sono rispettati dall’Italicum“.

A parere del costituzionalista, l’iniziativa appare un atto di “manifestazione politica”: “Una sorta di antipasto della raccolta delle firme per il referendum abrogativo della legge
elettorale, che è già stata preannunciata per la prossima primavera. Anche ove raccogliessero le firme e i quesiti fossero ammessi – avverte però Ceccanti – non sarebbero sottoposti agli elettori prima della primavera del 2017”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Anche il sottoscritto e molti altri Socialisti hanno firmato l’appello del Coordinamento per una Democrazia Costituzionale e scrivetelo per cortesia. Se poi c’è qualche compagno che si è dimenticato la storia del PSI e dei Socialisti questo giornale ha il dovere e il compito di ricordaglielo.

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