sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

KAPUTT MUNDI
Pubblicato il 29-10-2015


Marino ritira dimissioni

Dimissioni all’Italiana quelle del sindaco di Roma Ignazio Marino che evidentemente non erano irrevocabili. Poco prima dell’apertura del consiglio comunale previsto per la serata, sarebbe stata raggiunta la quota dei 25 consiglieri comunali pronti a dimettersi. Ai 19 del Pd si unirebbero quattro dell’opposizione e due della maggioranza.

L’ultima giornata di un estenuante braccio di ferro tra il Pd e il sindaco-medico. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, al suo rientro dal suo viaggio nell’America centrale, non poteva trovare situazione più complicata. Infatti dopo tanto attendere le dimissioni di Marino non sono state confermate bensì ritirate. Insomma a quattro giorno dallo scadere del tempo di riflessione il sindaco dimissionario ci ha ripensato e ha firmato la lettera con la quale ritira le dimissioni presentate lo scorso 12 ottobre. Se non fosse intervenuto questo ripensamento, le sue dimissioni sarebbero state effettive dal 2 novembre. “Alla presidente del consiglio Comunale Valeria Baglio esprimerò la mia intenzione di avere una discussione aperta, franca e trasparente nell’aula Giulio Cesare”. Ha detto il sindaco di Roma Ignazio Marino anticipando la sua richiesta di convocazione dell’Aula. E subito dopo, come se nulla fosse, Marino si è recato ad un incontro pubblico per annunciare il riutilizzo delle ex caserme. “Sono felice di essere qui perché stasera viene presentato il lavoro di trasformazione della nostra città in questi due anni, un lavoro che la sta cambiando” grazie al “lavoro straordinario della giunta”. Giunta che però si sta sciogliendo.

Infatti dopo la firma sono arrivate le dimissioni dell’assessore ai trasporti Stefano Esposito e il vicesindaco di Roma Marco Causi. “Le mie dimissioni sono già partite, e non credo che sarò il solo”, ha detto Esposito. Entrambi erano entrati nella giunta Marino con l’ultimo rimpasto, quello della “fase due” che doveva servire a rilanciare e dare spinta all’azione della giunta. Subito dopo sono arrivate quelle dell’assessore alla scuola Marco Rossi Doria e successivamente quelle dell’assessore alla Legalità Alfonso Sabella.

Una giornata tesa per il Capidoglio iniziata con la riunione convocata dal commissario del Pd di Roma Matteo Orfini con i consiglieri comunali dem. Una riunione che serviva a disegnare le contromosse al temuto ritiro delle dimissioni, cosa poi avvenuta. Per staccare la spina al governo del chirurgo dem servono le dimissioni contestuali di 25 consiglieri comunali. Nelle fila del Pd ce ne sono 19. A loro potrebbero aggiungersi l’esponente di Centro Democratico e qualcuno della Lista civica Marino. Per raggiungere quota 25 serviranno i voti dell’opposizione. Un’ipotesi mal digerita in casa dem visto che alcuni consiglieri hanno detto di essere indisponibili a votare con la destra. Un riunione che si era conclusa con una decisione forte:quella delle dimissioni in blocco dei consiglierei del Pd. Dunque, si va alla rottura totale e per questo Orfini ha chiamato al Nazareno tutti i consiglieri comunali del Pd dettando la linea. Intanto una nuova riunione di Giunta in Campidoglio è convocata in serata.

Netto il segretario della federazione romana del PSI Loreto Del Cimmuto. “Marino ritira le dimissioni. Va avanti senza giunta e senza una maggioranza. Per fare cosa lo sa solo lui. Ora la palla passa al PD e al Consiglio Comunale. Si evitino scaramucce a base di cavilli e interpretazioni di norme e regolamenti e si evidenzino pubblicamente e in maniera limpida, nella sede istituzionale più idonea, le ragioni di una crisi profonda e l’evidente mancanza delle condizioni politiche minime per poter continuare a governare la città. Occorre senso di responsabilità e senso della realtà, nell’interesse dei romani. Altrimenti tutto scadrà in una grottesca rappresentazione da teatro dell’assurdo. I romani – ha concluso – hanno diritto di tornare al più presto a votare per scegliere un governo credibile e affidabile, che gli restituisca la fiducia e cerchi di sollevare la città dal baratro in cui sta lentamente e inesorabilmente sprofondando”.

Ora le dimissioni sono arrivare. E si attendono le decisioni dei consiglieri. Una situazione paradossale con un sindaco non più voluto da chi aveva deciso di candidarlo. Ma in questo caso la differenza è nella legge elettorale che dà al sindaco dei poteri decisamente più forti rispetto a quelli provenienti da elezioni di tipo indiretto come quella del presidente del Consiglio, che viene nominato non dai cittadini ma dal Parlamento. Da qui Marino riesce a trarre la forza per resistere.

In mattina, prima del ritiro delle dimissioni del sindaco, il segretario del Psi Riccardo Nencini, ad Agorà su Raitre aveva affermato che “Marino se ne deve andare per un motivo molto semplice, perché non si gioca con una città”. “Se io sostengo, quindici giorni fa, che mi devo dimettere, anzi mi dimetto, e poi utilizzo questo elastico dei venti giorni previsti dalla legge per dire forse ci ripenso, e il ripensare è legato a dinamiche interne al partito che lo sostiene e all’interno del consiglio comunale di Roma Capitale, trovo questa condotta preoccupante: giochi con la pelle di una grande città come Roma”.

Sel, il cui gruppo in Consiglio conta quattro consiglieri, ha già confermato che “non firma le dimissioni dal Consiglio Comunale. Marino venga in Aula dove lo vogliamo ascoltare”. Lo stesso ha detto il capogruppo della Lista civica Marino “Siamo felici che il sindaco di Roma abbia ritirato le dimissioni. Il nostro è un gruppo libero dove la posizione del capogruppo non orienta il gruppo stesso, non abbiamo commissari e mi dispiace per i colleghi costretti ad accettare diktat. Ma, dalle informazioni che ho, ritengo che tutto il gruppo sarà compatto nel voler ascoltare il sindaco in Aula senza aderire a richieste di dimissioni che peraltro nessuno ci ha formulato”. Il Movimento 5 Stelle non ha nessuna intensione di dimettesi e di togliere le castagne dal fuoco del centrosinistra. Lo stesso vale per la destra che vede le elezioni come fumo egli occhi. Insomma l’obiettivo 25 consiglieri non è per nulla scontato.

Daniele Unfer

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento