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Opinioni e commenti
 

LA BUCCIA DI BANANA
Pubblicato il 08-10-2015


Roma-Marino-dimissioni

Le ultime notizie sull’uso della carta di credito intestata al Comune di Roma, sono state quelle che hanno dato la spinta decisiva al precipitare della crisi e alle dimissioni di Ignazio Marino che per tutta la giornata si era trincerato in Campidoglio respingendo le richieste di liberare la poltrona di Sindaco che gli arrivavano da ogni parte.

“Care romane e cari romani – ha scritto nella lettera con cui poco prima delle venti ha comunicato pubblicamente le sue dimissioni – ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città”.  “Presento le mie dimissioni sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche”.

Qui di seguito il videomessaggio delle dimissioni dell’ex Primo cittadino della Capitale

Dimissioni chieste dalla sua stessa maggioranza e che per tutto il giorno sono rimaste sospese nell’aria fino alla sera. A far traboccare il vaso e a rendere indifendibile la sua posizione è stata la questione delle spese, sembra personali, che sarebbero state pagate utilizzando la carta di credito intestata al Comune.

L’eventualità, una certezza per molti, che dalla procura di Roma possa presto arrivare una comunicazione al Primo cittadino con l’accusa di peculato per aver speso soldi pubblici a fini personali, ovvero di aver messo a conto dell’amministrazione capitolina alcuni conti di ristorante, è poca cosa nella sostanza – alcune migliaia di euro che si è già impegnato a rifondere – ma anche un vero macigno sul cammino pubblico di Marino, insomma è la classica ‘buccia di banana’ su cui si cade un uomo politico per non più rialzarsi.

“La situazione – riassumeva nella mattinata il senatore Pd e assessore ai Trasporti a Roma Stefano Esposito a Sky Tg24 – ci porterà inevitabilmente alla fine di questa amministrazione”; “si è manifestato un quadro che non ci consente di andare avanti con autorevolezza. Chiunque arriverà a maggio troverà una situazione molto complicata per la bonifica della macchina amministrativa”.
E già perché una cosa è certa, all’infortunio pubblico di Marino, alla possibile frana politica del suo partito, il PD, si aggiunge il disastro della crisi del Campidoglio che inevitabilmente sta già soffrendo, da mesi, la debolezza del suo vertice, bersagliato quasi quotidianamente da un’infinità di infortuni, inchieste, rivelazioni shock. Da ‘mafia capitale’ in poi, è tutto un susseguirsi di fatti che dipingono una Capitale malgovernata, un’inefficienza cronica, un ladrocinio continuato che spazia dalla gestione dei rifiuti a quella dei trasporti passando per la vergogna di una rete stradale in condizioni drammatiche. Il fatto che di tutto questo Marino avesse indubbiamente solo una responsabilità limitata e che l’eventualità di elezioni anticipate possa portare l’opposizione dei 5 Stelle al Campidoglio, gli ha consentito di sopravvivere; almeno fino a oggi.

Manifestanti pro e contro Marino nella piazza del Campidoglio

Manifestanti pro e contro Marino nella piazza del Campidoglio

Il partito di maggioranza, il partito di Marino, il PD, già da ieri gli aveva dato un ultimatum: o ti dimetti o noi dimettiamo in blocco tutti i nostri in Comune e andiamo alla sfiducia in Aula. Ultimatum che è stato rafforzato oggi anche da Sel, finora l’alleato più solido del Sindaco. Intanto avevano lasciato il vice sindaco Marco Causi e l’assessore ai Trasporti Stefano Esposito. Dimessa in mattinata anche l’assessore al Turismo di Roma, Luigina Di Liegro entrata in giunta con Causi, Esposito e Rossi Doria nell’ultimo rimpasto, quello che avrebbe dovuto aprire la “fase due” della giunta Marino, l’ultimo tentativo per farlo sopravvivere a se stesso.

“Anche per la dignità di Roma – commenta il segretario romano del PSI, Loreto Del Cimmuto – avremmo preferito una fine diversa e più gloriosa, legata al venir meno di una fiducia politica della quale si sarebbe dovuto prendere atto da tempo. Invece si scivola su una faccenda di scontrini e di moralità pubblica. Il rischio è che ad essere travolta sia la stessa idea di politica e di partecipazione; che a prevalere sia il rancore sociale accompagnato alla rassegnazione. Bisognerà riflettere bene e il PD, che di tutta questa faccenda porta oggettivamente le responsabilità maggiori, deve sapere che occorrerà faticare parecchio per ricostruire un quadro politico e di governo credibile e autorevole, anche nei rapporti con i propri alleati. Per parte nostra ribadiamo quello che diciamo da tempo: bisogna uscire dall’autoreferenzialità, guardare alle migliori energie che si muovono nella società, coinvolgerle in un progetto condiviso di rinascita. Soprattutto bisognerà avere il coraggio di affondare il bisturi sulle tante sacche di grandi e piccoli poteri, anche occulti, che oltraggiano la città e ne hanno sequestrato il futuro”.
”Se esiste ancora il buon senso – aggiungeva assieme al consigliere regionale socialista Daniele Fichera – le dimissioni di Ignazio Marino sono inevitabili. Poi ci vorranno molta intelligenza e coraggio politico per ricostruire una credibile proposta di governo per Roma e la sua area metropolitana”.

Il futuro del dopo-Marino – difficile davvero credere che si possa ricostruire una maggioranza attorno a lui nei venti giorni di tempo che gli concede la legge – prevede che le chiavi della Città vadano al Commissario per il Giubileo, l’ex capo della protezione civile e prefetto di Roma Franco Gabrielli, già chiamato dal Governo ad ‘affiancare’ Marino nella delicatissima partita dell’Anno Santo straordinario, evento desiderato e temuto per una Capitale esausta.
In primavera poi, così come vuole la legge – e forse dicono alcuni con lo stesso Gabrielli candidato a Sindaco dal PD – elezioni anticipate assieme a Napoli, Milano, Bologna. Un ‘rischia tutto’ politicamente esplosivo per il Governo di Matteo Renzi che solo con la concomitanza delle elezioni politiche potrebbe sperare di mettere a frutto i risultati delle ‘sue’ riforme, di godere del ‘traino’ politico della sua straripante immagine pubblica mentre altrimenti, nelle sole elezioni locali, rischia di essere travolto con tutto il suo partito dalla marea pentastellata. Il Movimento 5 stelle è l’unica formazione politica di opposizione che può legittimamente affermare di non avere mai avuto alcuna responsabilità nell’amministrazione pubblica delle città che vanno al voto. E questo soprattutto nella Capitale.

Marino è stato per tutta la giornata arroccato in trincea, anzi in un bunker da dove non voleva più uscire. Da ieri promette di pagare di tasca sua tutte le spese sostenute con la carta di credito del Comune di Roma e di restituirla all’amministrazione capitolina. Ha ricordato – così come ha poi ripetuto nella lettera – il suo impegno per la trasparenza, indicato nella moltitudine di nemici che si è fatto combattendo il malaffare l’origine dei suoi mali e nell’approssimarsi del Giubileo, occasione di affari capitali, la ragione del precipitare della crisi. “Marino vai avanti contro demagoghi, codardi e imbroglioni. Si sono mangiati Roma – scrive su Facebook il senatore Enrico Buemi, uno dei rarissimi difensori del Sindaco – e vengono a fare i moralisti adesso?”.

Quanto all’opposizione pentastellata Alessandro Di Battista assicura che non si candiderà: “Io ho deciso di non candidarmi e non ho mai avuto questa ambizione, per correttezza e onestà devo finire il mio mandato in Parlamento e spero che a Roma si vada al voto al più presto”. Proprio il suo partito, il Movimento 5 stelle, ha fatto una conferenza stampa per illustrare la battaglia per ottenere la pubblicazione dei conti della carta di credito del Sindaco. Almeno a Roma, la ‘battaglia degli scontrini’ sembra proprio che l’abbiano vinta loro.

Armando Marchio

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