sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La flessibilità delle pensioni slitta al 2016
Pubblicato il 22-10-2015


I sindacati contro l’annuncio del premier Matteo Renzi di rimandare al 2016 l’intervento sulla flessibilità pensionistica. E’ “sbagliato rinviare la scelta e pensare si tratti di qualche aggiustamento emergenziale, scaricando gli oneri sui lavoratori” ha dichiarato il leader della Cgil, Susanna Camusso, in linea con la Uil che considera un ”errore gravissimo” rinviare al 2016 le modifiche alla legge Fornero sulla previdenza. ”È un gravissimo errore – ha affermato il segretario confederale Domenico Proietti – non affrontare nella legge di Stabilità il tema della flessibilità di accesso alla pensione. Si continuano a penalizzare i lavoratori over 62 anni e i giovani che vedono ancora bloccato il turn over nel mercato del lavoro. La Uil non si rassegna a derubricare questo tema e continuerà la mobilitazione in tutto il Paese”. “Non si può rinviare al 2016 la controriforma della riforma Fornero, abbiamo bisogno subito già nella legge di Stabilità di un segnale importante. Sarebbe una risposta per le imprese, per i giovani e per tutti i lavoratori”. Lo ha detto Annamaria Furlan segretario generale della Cisl alla conferenza organizzativa della Cisl torinese.”Vogliamo capire – ha aggiunto – se per il governo, che ha fatto tante ipotesi, ha chiuso e riaperto più volte, questa è una cosa seria o se sono solo annunci a seconda degli spot televisivi che poco interessano agli italiani”.

La flessibilità in uscita nelle pensioni slitta al 2016 “quando i numeri saranno chiari”. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, spiegando che intervenire troppo rapidamente, entro quindi i termini della legge di stabilità, potrebbe risultare “un danno”, perché attuato “senza saggezza e senza cifre chiare”. Quello che invece entrerà nella manovra sarà “una misura ad hoc” per facilitare il lavoro dei professori universitari, riportando eventualmente in Italia quelli espatriati all’estero. A 500 di loro, ha assicurato il presidente del Consiglio, sarà dato “un gruzzolo” per portare avanti progetti di ricerca nelle università, “slegandoli dalle dinamiche burocratiche della Pubblica Amministrazione”. Il presidente del Consiglio, intervistato da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, ha quindi ribadito che questa legge di stabilità sarà concentrata sul taglio delle tasse, prima Imu e Tasi sulla prima casa e poi Ires e superammortamenti. “Siamo i primi ad abbassare davvero le tasse”, ha rimarcato Renzi scherzando sul fatto che l’abolizione della tassa sulla prima casa Berlusconi la annuncio “ma poi rimase sui posteroni”.

Allo stesso tempo nella manovra si punterà a combattere la povertà, con misure specifiche per circa un milione di bambini poveri. Attenzione sarà riservata anche al mondo del servizio civile e dell’associazionismo. In vista del prossimo Cdm resta però ancora l’incognita coperture, nonostante lo slittamento della flessibilità pensionistica. Il Parlamento ha già dato il via libera ad utilizzare il deficit fino al 2,4% del Pil l’anno prossimo (circa 17,9 miliardi), sfruttando il più possibile la flessibilità europea, ma a Bruxelles la partita resta ancora – almeno in parte – da giocare. Il disco verde della Commissione non è infatti prevedibile al momento su tutto l’importo, ma solo sulle clausole riguardanti le riforme e gli investimenti, lasciando temporaneamente da parte invece la più complessa ed articolata questione migranti, da cui l’Italia puntava ad ottenere uno 0,2% di deficit. Circa 3 miliardi insomma, senza i quali la flessibilità utilizzabile si riduce a meno di 15. In questa cifra vanno però considerati anche i 5 miliardi destinati al piano di investimenti cofinanziati dall’Ue: al netto le coperture apparentemente disponibili scendono quindi ancora, a circa 10 miliardi. A queste devono comunque sommarsi circa 7 miliardi di spending review, a partire dai costi standard ribaditi da Renzi, probabilmente un miliardo dalla riforma dei giochi e, secondo le stime più ottimistiche, altri 3 miliardi di entrate dovute nel 2016 alla voluntary disclosure. In tutto 21 miliardi, che non basterebbero però se nella manovra dovessero entrare tutte le misure di cui si è parlato in questi giorni. La cancellazione delle clausole di salvaguardia e di Tasi e Imu, vale da sola di 20,5 miliardi. Il pacchetto imprese, comprensivo di ammortamenti, varrebbe 1,8 miliardi, cui aggiungere nel capitolo welfare 500 milioni per la rivalutazione strutturale delle pensioni, circa 800 milioni (da compensare sull’indebitamento) per esodati e opzione donna. Rinnovare, anche se con un decalage, la decontribuzione potrebbe costare un altro miliardo, mentre il piano povertà sarebbe compreso tra 500 milioni e un miliardo. Il costo della proroga dell’ecobonus è calcolato in 350 milioni, quello del contratto degli statali 300 milioni, ed altrettanti la messa a punto del nuovo regime per le partite Iva. Non va inoltre dimenticato che, con i primi introiti della voluntary disclosure, il governo è riuscito a sterilizzare l’aumento delle accise e il ritocco degli acconti Ires per circa 1,5 miliardi fino a fine anno, non anche nel 2016. Neutro, ai fine del bilancio, sarebbe invece il passaggio, su cui si sta ragionando, degli 80 euro da prestazione sociale a detrazione che avrebbe invece un impatto sulla pressione fiscale.

Inps. Prestazioni assistenziali e dichiarazioni di responsabilità 

Fra le incombenze cui sono tenuti gli invalidi civili titolari di provvidenze economiche, la normativa e le disposizioni dell’ente erogatore (Inps) prevedono l’obbligo di presentare periodicamente (ogni anno) dichiarazioni annuali relative alla permanenza di alcune condizioni. La scadenza è fissata al 31 marzo di ogni anno. Si tratta di specifiche dichiarazioni di responsabilità relativa previste in origine dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, articolo 1 commi 248 e 249 e dall’articolo 1, comma 35, della legge 24 dicembre 2007, n. 247.

Come di consueto, quindi, l’Istituto chiede annualmente ai titolari delle provvidenze economiche d’invalidità civile l’attestazione della permanenza o meno dei requisiti amministrativi di assenza di periodi di ricovero gratuito e della mancanza di attività lavorativa, ai sensi di quanto disposto dalla sopra indicata normativa vigente (art. 1 Legge 662/1996, Legge 247/2007). Lo stesso requisito di assenza del ricovero è rilevante anche ai fini della misura dell’assegno sociale (Legge 335/1995 e Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 13 gennaio 2003). Viene inoltre richiesta, ai titolari di assegno sociale ovvero di pensione sociale, l’attestazione sulla permanenza del requisito della residenza stabile e continuativa in Italia. I modelli relativi alle dichiarazioni di responsabilità di cui si tratta sono:

per gli invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento o assegno mensile: modello Icric, per dichiarazioni relative ad eventuali ricoveri gratuiti; modello Iclav; per dichiarazioni relative allo svolgimento di attività lavorativa. In caso di disabilità intellettiva o psichica e in assenza di  un tutore/curatore non va resa alcuna dichiarazione, ma, ai sensi dell’art.1 comma 254 della legge n. 662/1996, deve essere consegnato un certificato medico recante l’indicazione delle patologie neuropsichiatriche direttamente alla struttura territorialmente competente;

per i minori titolari di indennità di accompagnamento, indennità di frequenza: modello Icric, per dichiarare eventuali periodi di ricovero o, in caso di minori di età compresa tra i 5 e i 16 anni, la frequenza scolastica obbligatoria o la frequenza di centri ambulatoriali. Importante, per i minori tra i 5 e i 16 anni deve essere dichiarata solo l’eventuale variazione:

– cessazione della frequenza scolastica; il cambio di scuola rispetto all’anno scolastico precedente, ovvero trasferimento ad altro istituto scolastico, passaggio da elementare a media inferiore e da media inferiore a media superiore. In tale ipotesi devono essere segnalati i riferimenti del nuovo istituto scolastico (la denominazione della struttura frequentata dal minore \ il suo indirizzo completo \ il cod. fiscale – partita Iva \ l’indirizzo di posta elettronica o Pec ).

Per gli intestatari di pensione sociale: modello Acc.As/Ps, per dichiarare la residenza effettiva in Italia;

per i titolari di assegno sociale: modello Acc.As/Ps, per dichiarare la residenza effettiva in Italia ed eventuali ricoveri gratuiti. Nei casi di ricovero con retta a parziale o totale carico di enti pubblici va consegnata direttamente alla sede territorialmente competente, la documentazione  rilasciata dall’istituto o comunità di ricovero che attesti l’esistenza e l’entità del contributo a carico degli enti pubblici e di quello eventualmente sostenuto dall’interessato o dei suoi familiari.

Dal 2011 le dichiarazioni vanno inviate esclusivamente per via telematica. L’interessato ha due modalità per presentare questa dichiarazione. Può rivolgersi ad un Centro di Assistenza Fiscale (Caf, Centri autorizzati di assistenza fiscale) o ad un professionista abilitato trasmetteranno i dati direttamente al sistema informatico dell’Inps. Bisogna presentarsi con la lettera ricevuta (che contiene anche dei codici a barre) e con la documentazione relativa all’invalidità, all’eventuale lavoro svolto o all’eventuale ricovero periodico per patologie legate alla propria invalidità. In alternativa il Cittadino può trasmettere direttamente via internet le informazioni che lo riguardano utilizzando il codice Pin (Personal Identification Number) in suo possesso. In questo caso, sarà sufficiente seguire le istruzioni che trovano sul sito www.inps.it, nella sezione Servizi al Cittadino. 803164 è il numero verde di Inps.

Inps. Contributi figurativi 

I contributi figurativi sono contributi “fittizi”, cioè non versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore. Essi hanno lo scopo di tutelare il lavoratore nel caso in cui si sia verificata una temporanea sospensione o la cessazione del rapporto di lavoro: tali eventualità, comportando il venir meno della retribuzione, comporterebbero anche il venir meno del conseguente obbligo assicurativo e quindi della copertura assicurativa a fini pensionistici. Per evitare ciò, il nostro ordinamento prevede che i contributi figurativi vengano accreditati sul conto assicurativo del lavoratore per periodi in cui si è verificata una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa, in conseguenza della quale non c’è stato il versamento dei contributi obbligatori da parte del datore di lavoro . Sono quindi contributi accreditati, senza onere a carico del lavoratore, per periodi durante i quali: non ha prestato attività lavorativa né dipendente né autonoma; ha ricevuto un’indennità a carico dell’Inps; ha percepito retribuzioni in misura ridotta. Lo strumento non comporta alcuna spesa in capo al lavoratore e sono utili, in linea generale, sia per il diritto che per la misura della pensione. Per ottenere l’accredito dei contributi figurativi è necessario che sia stato versato almeno un contributo obbligatorio in una qualsiasi delle Gestioni degli Enti previdenziali.

A cosa servono? L’accertamento del diritto alla prestazione viene effettuato con la totalizzazione. Sono utilizzabili: “a copertura” se il periodo, durante il quale si è verificato l’evento, è completamente scoperto di contribuzione e non risultano, quindi, accreditate settimane per attività lavorativa soggetta a contribuzione obbligatoria; “ad integrazione” se nel periodo, durante il quale si è verificato l’evento, è stata corrisposta una retribuzione ridotta che ha determinato l’obbligo del versamento contributivo e, il conseguente, accredito di settimane sul conto assicurativo dell’assicurato; “ad incremento” se l’attività lavorativa è stata svolta nel settore agricolo. All’operazione si accede di norma previa richiesta diretta dell’interessato. Sono in particolare accreditabili solo a domanda, i periodi di: servizio militare; malattia e infortunio; assenza dal lavoro per donazione sangue; congedo per maternità durante il rapporto di lavoro; (ex astensione obbligatoria per gravidanza e puerperio); maternità al di fuori del rapporto di lavoro corrispondente al congedo per maternità; congedo parentale (ex assenza facoltativa post partum); riposi giornalieri (ex per messi per allattamento); assenze dal lavoro per malattia del bambino; congedo per gravi motivi familiari; permesso retribuito ai sensi della Legge 104/92 (handicap grave); congedo straordinario ai sensi della legge n. 388/2000 (handicap grave); periodi di aspettativa per lo svolgimento di funzioni pubbliche elettive o per l’assunzione di cariche sindacali. Sono invece accreditati d’ufficio, senza specifica domanda, i contributi figurativi per i periodi durante i quali il lavoratore è stato: in cassa integrazione guadagni straordinaria; assunto con contratto di solidarietà; impegnato in lavori socialmente utili. oppure ha beneficiato: di indennità di mobilità; di indennità di disoccupazione; di assistenza antitubercolare a carico dell’Inps.

Carlo Pareto 

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