lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La guerra di tutti contro tutti
Pubblicato il 01-10-2015


L’obiettivo comune da distruggere dovrebbe essere l’Isis, i barbari dei tagliagola, che attaccano la nostra civiltà a suon di bombe e di attentati. Che proclamano la guerra santa contro l’Occidente e che si sono impadroniti di un territorio che va da larga parte della Siria all’Iraq, ma che sono presenti anche in Libia e altrove. Poi se assieme all’Isis si riuscisse anche a defenestrare quel tiranno sanguinario di Assad non sarebbe male. Però nella guerre è necessario fare la scelta del meno peggio, turandosi il naso, come fece il più volte ricordato Churchill a proposito della seconda guerra mondiale, quando disse di preferire il diavolo (dunque anche Stalin) a Hitler.

Oggi siamo invece al caos completo. Da oltre un anno i terroristi avanzano distruggendo vite umane e beni culturali, stuprando e facendo prigioniere donne, crocifiggendo seguaci di altre religioni. Nella pressoché totale indifferenza della comunità internazionale che si è affidata ai soli curdi per combattere questo scempio di umanità e di civiltà. Gli americani sono stati assenti rispetto alla rivolta siriana, rifiutandosi di intervenire per appoggiarne la componente laica e democratica, poi hanno inviato armi e risorse quando ormai l’integralismo islamico risultava preminente, di fatto appoggiando gli insorti ormai sconfinati nel terrorismo, infine hanno iniziato qualche azione coi droni colpendo a vanvera anche i civili. E ben sapendo che le guerre si vincono solo attaccando da terra.

È partita la Turchia, paese Nato, che lasciava transitare i guerriglieri che si arruolavano con l’Isis, e che poi ha deciso di colpire con una bomba l’Isis e con l’altra i curdi che a loro volta combattevano l’Isis. La Francia, come già fece in Libia, è partita da sola con qualche bombardamento contro obiettivi terroristici in Siria, e adesso c’è Putin che, chiamato in causa dall’amico Assad, ha dispiegato le sue forze contro gli oppositori, non si capisce se solo i terroristi o anche gli altri. Obama, il vero grande assente, che certo non può lasciare l’iniziativa ai russi, pare deciso adesso a guidare una grande alleanza internazionale contro i terroristi che, non dimentichiamolo, possiedono un territorio e hanno fondato uno stato. I paesi arabi sono anche loro divisi, con l’Egitto di Al Sisi impegnato per quel che può contro il terrorismo interno ed esterno, la Giordania anche, mentre Arabia Saudita e Quatar vengono descritte come paesi canaglia.

Unire le forze dunque, come sarebbe necessario? La verità è che manca un strategia comune. Obama vuole scalzare Assad e nel contempo combattere l’Isis, Putin vuole salvare Assad e combattere tutti i rivoltosi libici, la Turchia vorrebbe combattere sopratutto i curdi, ma non può evitare di combattere anche l’Isis. L’Europa che non c’è è naturalmente divisa, con la Francia già in campo, la Germania assente e l’Italia che diffida dall’intervento armato e che reagisce all’uccisione di un suo connazionale solo con un desolante ricordo funebre. Renzi ha detto che non si può ripetere l’errore della Libia. Non capisco cosa c’entri la Libia. Li si è attaccato il rais che deteneva il potere e che garantiva una sufficiente sicurezza e si è generato il caos. In Siria si dovrebbe attaccare l’Isis che sconvolge la sicurezza e mette in discussione Assad. La dichiarazione di Renzi ha un senso solo se in linea con la strategia di Putin, che intende garantire il potere a chi ce l’ha. Ma Renzi se n’è reso conto?

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Commenti all'articolo
  1. Direttore, è troppo poco quello che scrivi. Sembra quasi che i protagonisti delle sorti del mondo si muovano alla cieca in una stanza. Bisogna individuare invece i sentieri che stanno seguendo per capire perché si vede solo il caos.

  2. Bettino Craxi sarebbe perfettamente d’accordo con Renzi. Essere amici degli Stati Uniti non significa essere loro sudditi, contro gli interessi italiani. Sul fatto che per sconfiggere l’Isis ci vogliano le truppe di terra, cioè i nostri soldati morti, ho parecchi fondati dubbi! Meglio i droni per combattere chi non attribuisce alcun valore alla vita umana!

  3. Quello che sta succedendo in Siria, penso siano le prove generali di un conflitto di più ampia scala, che vede contrapposti la Russia e gli Stati Uniti, vorrei potermi sbagliare, ma quando fra i due potenti del mondo non si comunica più i risultati sono questi, per quello che riguarda l’Europa purtroppo sembra non esistere, e l’Onu da molti anni è un carrozzone burocratico la cui azione mediatrice può dirsi ad oggi non pervenuta. Qui non si tratta di essere sempre pronti a dire signorsì ai nostri alleati gli Stati Uniti e se diciamo no siamo più simpatici e più indipendenti, qui si tratta di prendere atto che negli ultimi quindici anni gli Stati Uniti dalla guerra a Saddam all’Afghanistan, non ne hanno indovinata una e, Putin in modo subdolo cerca di guadagnare posizioni sia in Ucraina, nel mar Nero e nello scacchiere del Medioriente per due motivi semplici perché la c’è il petrolio, e se aumenta il prezzo alla Russia maggior produttore mondiale non può che andare bene oppure cosa ancora più fondamentale in quelle terre ci passano gli oleodotti, per l’Europa.
    Obama è un Presidente vicino alla fine del suo mandato e senza maggioranza al congresso può fare poco forse troppo buono, troppo arrendevole in politica estera, ha risollevato il Paese dalla crisi del 2007, ma n politica estera mi ricorda Carter,.
    E in questo frangente cosa fa l’Italia ? siamo si in una posizione strategica nel Mediterraneo, potremmo avere un ruolo rilevante di cerniera tra l’Europa e i Paesi del Nord Africa, ma la nostra politica estera in ambito internazionale conta quanto il due a briscola. Molti si ricorderanno quando Craxi a Sigonella oppose il gran rifiuto agli Usa, per alcuni fu un momento di orgoglio nazionale, anche se di breve durata, perché poi i repubblicani fecero cadere il governo, ma in quel momento l’Italia poteva anche dire di no, al suo maggiore alleato perché aveva una politica estera che seguiva una strategia precisa, eravamo un crocevia importante per il dialogo con i Paesi del Medio Oriente.

  4. Direttore, condivido la tua analisi, ma mi permetto di fare alcune riflessioni:
    Dopo il fallimento, più volte sostenuto da molti osservatori, del tentativo di imporre una soluzione a proprio uso e consumo, alla Questione Sadam, gli Stati Uniti non sono più in grado di risolvere da soli o con l’appoggio dei soli Paesi Occidentali conflitti che esplodono nei vari scenari Medio Orientali o altrove.
    O l’Europa si rende conto che è giunto il momento di fare veramente squadra, di non tollerare fughe in avanti da parte di Paesi membri dell’Unione, darsi una unica Politica Estera, o il destino sarà quello della dissoluzione dell’Unione stessa.
    Si può criticare duramente, anzi è giusto farlo, la politica di Putin nei confronti dei vecchi satelliti dell’ex Unione Sovietica, ma non possiamo come europei relegarlo solamente al ruolo di “cattivo” mettendo in atto delle inutili sanzioni dannose per noi , perché volute dagli Stati Uniti.
    O l’Europa si adopera per coinvolgere Putin su tutte le questioni e cerchi gradualmente di rendere la sua partecipazione fattiva e integrata nell’Unione, o situazioni come quella che stiamo vivendo si aggraveranno con esiti catastrofici.
    Se il Pontefice e tanti ignoti e non, pensatori, sostengono che per rimediare ad una situazione così ingiusta, turbolenta sotto tutti gli aspetti “l’esodo di milioni di esseri umani dalle guerre e dalla fame, ci devono far riflettere” necessita un nuovo Ordine Mondiale.
    In questo contesto l’Europa deve giocare un ruolo di leadership e il coinvolgimento della Russia nelle decisioni europee non esclude il mantenimento di rapporti di collaborazione con gli USA, che sono certamente insostituibili per il supporto che hanno dato e possono dare per il progresso e la Pace nel Mondo.

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