mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La stepchild adoption
Pubblicato il 19-10-2015


Letteralmente significa ‘adozione del figliastro’, ossia la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner. In Italia la tanto discussa ‘stepchild adoption‘ – prevista dall’articolo 5 del disegno di legge Cirinnà (dal nome della senatrice Pd, ndr) che sta spaccando la maggioranza di governo – è già prevista per le coppie eterosessuali a condizione che queste o siano sposate da almeno tre anni o abbiano vissuto ‘more uxorio’ (‘secondo il costume del matrimonio’, ossia in convivenza) per almeno tre anni; al momento della richiesta devono essere però sposate. Nel nostro Paese la ‘stepchild adoption‘ non è dunque valida per le coppie omosessuali, non essendo – ancora – riconosciuto il matrimonio, né altre forme di unione per le persone dello stesso sesso. In tutto il mondo sono 28 i Paesi che la prevedono per le coppie gay: ventuno contemplano anche la possibilità di adottare bambini che non hanno legami biologici con nessuno dei due partner (Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Norvegia, Danimarca, Austria, Islanda, Malta, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda); altri sette riconoscono soltanto la stepchild adoption (Colombia, Germania, Estonia, Croazia, Slovenia, e Australia).

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