venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La strana storia del ‘faraone’ di Arconate
Pubblicato il 26-10-2015


Mario MantovaniGiornalista freelance, Ersilio Mattioni collabora con “L’ Espresso” online e “Il Fatto Quotidiano”. Nel 2011 ha fondato il settimanale “Libera Stampa L’Altomilanese”, diretto fino al luglio 2014.

Mattioni è cresciuto ad Arconate, comune circa 6600 abitanti in provincia di Milano. Ha condotto numerose inchieste giornalistiche sull’ex sottosegretario e senatore PDL Mario Mantovani, che del paese è stato sindaco per molti anni. Mantovani, vicegovernatore della Lombardia ed ex assessore alla sanità, è considerato vicinissimo a Silvio Berlusconi.
Il numero due del Pirellone è stato arrestato la mattina del 13 ottobre scorso, nell’ambito di un’indagine condotta dalla procura di Milano, con accuse di concussione, corruzione e turbativa d’asta.
Ne ripercorriamo la storia con Mattioni.

Mario Mantovani, classe 1950. Docente poi imprenditore. Poi ancora parlamentare europeo con Forza Italia, sindaco di Arconate, senatore, sottosegretario di Stato, consigliere regionale, assessore regionale e vicepresidente della regione Lombardia.

Parliamo del Mantovani prima della “discesa in campo” , nel 1994,  con Forza Italia e Berlusconi…
Per la verità il Mantovani politico non nasce con Forza Italia, bensì con la Democrazia Cristiana. Ad Arconate, dal 1983 al 1988, è assessore all’Urbanistica. E già si registrano, secondo il racconto dei protagonisti dell’epoca, polemiche e scandali. Fu Mantovani, per esempio, a dichiarare guerra al giornale comunale, fino a tagliare il numero di uscite provocando le dimissioni di direttore e redazione. Il motivo: era insofferente alle critiche e forse mal sopportava che sul giornale scrivesse anche l’opposizione. In altre parole, mal sopportava i principi democratici. Mantovani, sempre in quegli anni, si oppose poi all’acquisto da parte del comune di palazzo Taverna, una villa del ‘600 che era stata offerta all’amministrazione al vantaggiosissimo prezzo di 150 milioni di vecchie lire. Mantovani e i suoi fedelissimi, in giunta e in consiglio comunale, fecero fallire l’affare adducendo problemi di bilancio. Oggi, dalle carte dell’inchiesta ‘Entourage’ della Procura di Milano, apprendiamo che quel palazzo del ‘600 fu comprato, appena dopo la rinuncia da parte del comune, da una società immobiliare (Le Ginestre Srl), che secondo la Procura è riconducibile a Mantovani. Circostanza, quest’ultima, da sempre nota ad Arconate. Tanto che nel 1988, proprio per colpa dell’affare palazzo Taverna, la Democrazia Cristiana fu sconfitta per la prima volta dal dopoguerra alle elezioni comunali. A quel punto Mantovani, che è un professore alle scuole medie di religione e di francese, scompare dalla scena pubblica locale, pur continuando a frequentare i piani alti della Dc regionale: suo referente era Serafino Generoso (che ebbe guai con ‘mani pulite’ nel 1992). E’ in quel periodo che fiuta il business dell’assistenza agli anziani: nel 1990 fonda la prima cooperativa (Sodalitas) e nel 1996 nasce la Fondazione Mantovani Onlus. Molte altre ne seguiranno. L’impero Mantovani, che si alimenta di finanziamenti pubblici grazie ai contributi di Regione Lombardia, cresce rapidamente.

Sappiamo quindi che nel 1990 apre una onlus che gestisce residenze e colonie estive. Nel 1996 dà vita alla  Fondazione Mantovani che si occupa di residenze sanitarie assistenziali (RSA) per anziani. In particolare la società “Immobiliare Vigevanese” costruisce le strutture socio-assistenziali, mentre la Fondazione provvede alla gestione.  Ci sono poi anche numerosi centri diurni per disabili. Tutte le strutture riconducibili a Mantovani sono accreditate presso la regione Lombardia che, attraverso le ASL, provvede a coprire le spese di parte delle rette pagare dai pazienti. Per intraprendere un’attività imprenditoriale del genere occorrono discreti capitali. Mantovani era un docente di religione e francese alle scuole medie.  Può descriverci come avviene questo primo “salto” nel mondo degli affari?
Questo è uno dei punti interrogativi più grandi, di cui si sta occupando la Procura di Milano con un filone d’indagine parallelo rispetto all’inchiesta ‘Entourage’. In generale, Mantovani va ripetendo da decenni di essere “figlio di contadini”, di avere “origine contadine”, come a lasciare intendere che si è fatto da sé. Sarebbe interessante capire come, con quali soldi. La prima società interessante, che oggi scopriamo essere controllata da Mantovani attraverso una fiduciaria, si chiama Spem Srl e nasce nel 1987. Oggi tale società vanta un tesoro immobiliare che i magistrati stimano in oltre 11 milioni di euro: 40 immobili, 8 terreni e pure una mega villa del ‘700 con annesso grande parco nel cuore della valle del Ticino. Capire come Spem abbia costruito questo patrimonio significa capire in sostanza tutto nell’impero Mantovani. La fitta rete di cooperative e fondazioni che il politico-imprenditore gestisce (e che si occupano di case di riposo e centri per disabili) godono di un regime fiscale ultra agevolato, perché sono Onlus e devono chiudere i bilanci in pareggio. Se c’è un utile, tale utile non può essere suddiviso tra i soci, ma deve essere rinvestito in servizi. Credo che la chiave di volta – ma è una mia ipotesi – sia da ricercare nei soggetti che lavorano con queste Onlus. Per esempio, i servizi di ristorazione e di lavanderia sono affidati a due società, entrambe controllate da Spem e amministrate dal cognato di Mantovani. Oppure, le manutenzioni e le ristrutturazioni degli immobili sono spesso affidate a una società amministrata dal fratello e dai nipoti di Mantovani. Ancora, i parenti di Mantovani figurano in più cooperative, percependo stipendi elevati. Ci sono i corsi di formazione, con un conseguente flusso di denaro che esce dalle casse delle cooperative. Infine, molti immobili utilizzati dalla Fondazione Mantovani e da altre cooperative pagano l’affitto a Spem. Insomma, un giro intricato di soldi, servizi, società. Ecco, secondo me sono queste le verifiche da svolgere.

Che cosa sono esattamente e come funzionano le “residenze e colonie estive” di Mantovani?
Il 90 per cento del business Mantovani è rappresentato dagli anziani e dunque dalle case di riposo. All’incirca si contano 900 posti letto suddivisi in una decina di strutture sparse in Lombardia, in particolare in provincia di Milano. Questi 900 posti sono tutti (tutti, nessuno escluso: una cosa rarissima) accreditati presso Regione Lombardia. Il che vuol dire ricevere, per ogni degente, 1.000 euro al mese, per un totale di circa 900.000 euro mensili, che in un anno fa quasi 11 milioni di contributi pubblici. A ciò vanno ad aggiungersi le rette degli anziani (ognuna di queste stimabile in circa 2.200 euro). Un sacco di soldi. L’assistenza agli anziani, anche se Mantovani si è sempre presentato al pubblico come “l’uomo della solidarietà”, è un affare enorme. I centri per disabili occupano quasi tutto il resto del business del politico di Forza Italia, mentre le colonie estive di Igea Marina (Rimini), che un tempo rappresentavano una parte importante dei suoi affari, oggi vanno considerate residuali.

Nel 1999 viene eletto al Parlamento Europeo con Forza Italia. Nel 2001 diventa sindaco di Arconate e amministra la città ininterrottamente fino al 2008. Quindi si dimette per essere riconfermato nel 2009. Chi governa oggi il Comune?
In realtà, come detto, Mantovani nasce democristiano e fa l’assessore all’Urbanistica ad Arconate dal 1983 al 1988. Poi si dedica agli affari e torna in pista nel 1996 (non nel 1994, quando Berlusconi fonda Forza Italia: anche se lui afferma il contrario, in quegli anni Mantovani sta a guardare, poi decide di collocarsi dalla parte del Cavaliere) come candidato alle elezioni provincia di Milano, collegio di Desio, in Brianza. Nel 1997 circola il suo nome come assessore al Welfare a Milano, con Albertini sindaco. Ma il primo cittadino, quando ‘La Repubblica’ tira fuori una vecchia storia di Mantovani (che avrebbe sbattuto fuori di casa, con metodi poco ortodossi, un inquilino da un suo appartamento di Milano), toglie il suo nome dalla lista dei papabili. Nel 1999, da perfetto sconosciuto, si candida al parlamento europeo e viene eletto con 37.000 preferenze.
Nasce il fenomeno Mantovani: la sua capacità di raccogliere consenso, in effetti, è sbalorditiva. Anche nel 2004, quando si ricandida al parlamento di Strasburgo, fa un exploit: 48.000 preferenze. Nel frattempo, nel 2001, diventa sindaco di Arconate con il 51%, riconfermato nel 2006 con il 66%. Nel 2008 succede un fatto inaspettato: i consiglieri di maggioranza si dimettono in massa qualche giorno prima della metà della legislatura, dichiarando di farlo per consentire a Mantovani di svolgere un terzo mandato da sindaco, cosa che la legge sul doppio mandato non consente, se non con questo ‘trucco’. Mantovani viene rieletto con il 65%. Eppure qui comincia il suo declino. Il sindaco, che nel 2008 è diventato anche senatore e sottosegretario alle Infrastrutture nel governo Berlusconi, perde il contatto con la realtà. Ad Arconate c’è di meno, si dà arie da ‘faraone’ (come infatti viene soprannominato) e sembra vivere dieci metri sopra la terra, come se a lui tutto fosse dovuto. Nel 2013, per la prima volta, si registra un’inversione di tendenza: ad Arconate, durante un comizio in piazza, Mantovani viene fischiato. Non era mai accaduto in 13 anni. Devo aggiungere che, da cittadino di Arconate prima che da giornalista, sono orgoglioso di aver creato il movimento ‘Salviamo Arconate – Emergenza Democratica’, da cui è nata la lista civica ‘Cambiamo Arconate’, che dopo una campagna violentissima (durante la quale Mantovani ha insultato gli altri candidati sindaci, i componenti della lista, al solito i giornalisti e ha pure promesso, in un video diventato famoso, posti di lavoro in cambio di voti), ha vinto le elezioni comunali del 2014 con il 46%, mentre la lista Mantovani (candidato sindaco: la nipote Samanta Rellamonti) si è fermata al 41%. Nessuno ci credeva. Quando c’è stata la sicurezza aritmetica, ai seggi è scoppiata una festa incredibile, come se l’Italia avesse vinto i campionati del mondo. Il paese tornava finalmente libero e sereno. In altre parole, normale. Il nuovo sindaco, Andrea Colombo, è il simbolo di questa serenità ritrovata, anche se oggi deve gestire un’eredità pesante e non del tutto lineare”.

Ritiene che l’arresto e le vicende giudiziarie dell’ex sindaco possano ripercuotersi sulla nuova amministrazione comunale?
La nuova amministrazione, che ha fondato la sua campagna sui valori della legalità, trae da questa inchiesta una nuova legittimazione. Tuttavia l’inchiesta chiama in causa alcune grandi questioni locali: i finanziamenti alle scuole, la casa di riposo privata e la compravendita di un palazzo del ‘600, oggi sede comunale. Per queste due ultime questioni è indagato anche per abuso d’ufficio. In altre parole, il paese rischia l’immobilismo nei grandi cantieri. Bisognerà spiegare le ragioni ai cittadini.

La magistratura, penale e contabile, ha mai aperto indagini sulla gestione del Comune di Arconate durante i mandati amministrativi di Mantovani?
In un paio d’occasioni, per via di un capannone privato e a seguito di un esposto sulla casa di riposo privata. Ma non ci furono conseguenze.

Le forze politiche di opposizione arconatesi, in questi anni, hanno sollevato obiezioni, interessando l’autorità giudiziaria o la Corte dei Conti, in merito all’uso del denaro e del patrimonio pubblico?
L’opposizione ha fatto tutto il possibile, preferendo comunque quasi sempre la via politica a quella giudiziaria. Il problema è che fare opposizione ad Arconate era molto difficile. Mantovani, che in consiglio comunale portava sempre la sua claque di trombettieri, vessava e insultava i suoi oppositori, definendoli “cialtroni”. Una volta ha chiesto ai vigili di buttare fuori dall’aula il capogruppo Giuseppe Rolfi, perché aveva osato interromperlo. Un’altra volta disse all’ex sindaco Luciano Poretti (che, sconfitto alle elezioni, era rimasto sui banchi della minoranza) che se n’era andato dal comune “come un ladro”. In quegli anni i consigli comunali erano diventati una specie di circo, dove il sindaco rideva, scherzava e faceva battute in dialetto col pubblico in sala. Ho sempre pensato che l’aspetto più deleterio del ‘mantovanismo’ fosse questa continua umiliazione delle istituzioni: l’apice fu toccato con la proclamazione di Rosa Berlusconi, madre dell’ex premier, cittadina onoraria di Arconate. Tutto avvenne in piazza, per acclamazione di popolo. Il consiglio comunale fu chiamato a ratificare.

Come reagisce di solito Mantovani alle critiche dei giornalisti o agli attacchi degli avversari politici?
Da sempre intollerante alle critiche, raggiunge vette inimmaginabili dagli anni 2012-2013, arrivando pubblicamente a definire i giornalisti che non scrivono di lui in termini lusinghieri (pochi, per la verità: solo io e i ‘miei’ cronisti di Libera Stampa l’Altomilanese’) come “stampa malata” e “giornalisti del fango”. Per averlo criticato sono stato trascinato, assieme a un ‘mio’ giovane cronista, Paolo Puricelli, davanti al tribunale civile di Busto Arsizio con una richiesta danni di 325.000 euro per 69 articoli che avrebbe leso l’immagine di Mantovani. Faccio notare che nessuno di questi 69 articoli è mai stato querelato e che buona parte dei temi da noi sollevati (conflitto di interessi, nomine, casa di riposo, società e cooperative) oggi si ritrovano nell’inchiesta giudiziaria.

Quante querele o citazioni in giudizio avete ricevuto finora?
Dalla causa civile in corso a Busto Arsizio già ho detto. Da Mantovani non abbiamo mai ricevuto né una querela né una smentita né una richiesta di rettifica. Abbiamo ricevuto invece molte querele, soprattutto nel periodo ‘caldo’ delle inchieste sulla ‘ndrangheta in Lombardia e in Provincia di Milano. Moltissime sono state archiviate prima di arrivare al processo. In ogni caso non abbiamo mai ricevuto una condanna.

A che punto è l’iter processuale delle azioni giudiziarie intraprese da Mantovani contro di voi?
“L’unica azione giudiziaria, la citata causa civile, è in corso: il prossimo 2 dicembre c’è un’udienza. Non so se Mantovani potrà essere presente”.

Arconate è un piccolo centro dove probabilmente vi conoscete tutti. Per la sua attività giornalistica Lei e i suoi collaboratori, oltre alla predetta citazione in giudizio, avete mai ricevuto minacce o siete mai stati oggetto di pressioni, vessazioni o trattamenti discriminatori?
“Moltissime volte. Non solo ad Arconate. Nel dicembre 2012, sempre durante le inchieste di ‘ndrangheta, ricevetti in redazione una busta con la mia fotografia e un proiettile. Le gomme della mia auto furono più volte squarciate, le auto dei miei cronisti danneggiate, la ‘mia’ cronista Ester Castano fu intimidita ripetutamente, il ‘mio’ cronista Francesco Colombo fu inseguito di notte e bloccato da un’auto, poi per fortuna riuscì a scappare in un luogo affollato. Ad Arconate, mentre mi trovavo ai seggi elettorali nel maggio 2014, Vittorio Mantovani, figlio del vicegovernatore della Lombardia, mi insultò, mi minacciò e mi mise le mani addosso davanti a testimoni. Presentai una denuncia, ma non successe nulla. Il clima ad Arconate è insostenibile. Io, per la verità, da anni vivo a Milano e torno al paese, dove c’è la mia fidanzata e i miei amici, solo nel weekend. Quindi avverto meno l’aria pensate che si respira”.

Il vicepresidente della regione(autosospesosi) si trova nel carcere milanese di San Vittore dal 13 ottobre. Il gip di Milano Stefania Pepe ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dai suoi legali. Nel frattempo è stata bocciata la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione in consiglio regionale – M5S e centrosinistra – contro il governatore Roberto Maroni. Quali effetti potrà avere, a suo avviso, la vicenda Mantovani sugli equilibri interni del PDL e del centrodestra in Lombardia?
“Nessuno. Gli attuali consiglieri di Forza Italia e Nuovo Centrodestra, che costituiscono l’ossatura della maggioranza, farebbero carte false pur di non andare a votare, perché resterebbero quasi tutti disoccupati. L’unico che può staccare la spina alla giunta Maroni è Matteo Salvini. Il quale però non sembra intenzionato a farlo. Almeno per ora”.

Pier Paolo Palozzi

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