domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le banche che “giocano”
con la giustizia  
Pubblicato il 28-10-2015


Amnistia finanziariaIn considerazione del fatto che aumenta a dismisura il numero dei protestati, dei segnalati alla “centrale rischi” e dei falliti, è necessario che il governo si faccia promotore di un’amnistia finanziaria. L’obiettivo è quello di favorire concretamente l’accesso al credito, oggi di fatto impedito e vincolato ai criteri discrezionali delle Banche, le quali, senza alcun vincolo e in modo del tutto arbitrario, operano legittimamente sulla base della rigorosa normativa europea: Basilea docet.

L’amnistia si configura come un vero e proprio “perdono” a beneficio di chi ha sbagliato. Essa conferisce sostanza al diritto a rifarsi una vita, ovvero alla necessità di rimuovere  dalla memoria collettiva un errore commesso nel passato che non incide più nella vita commerciale. Una volta infatti che gli effetti dell’illecito commesso non sono più capaci di nuocere all’economia, perché non riabilitare il protestato? L’amnistia è un “dono”, una possibilità di riscatto che verrebbe offerta al segnalato o protestato che abbia già ripreso a svolgere la propria attività imprenditoriale, senza però poter beneficiare della possibilità di un affidamento, in quanto le informazioni sul suo conto sono condizionanti più per i terzi che per le stesse banche.

Il colpo di spugna costituirà una vera e propria rinascita; l’amnistia consentirà a chi ne abbia beneficiato di ritornare a produrre reddito per la costituzione di una futura linea di credito. In questo modo, si renderebbe nuovamente possibile per l’ex debitore l’accesso a prestiti e fondi bancari, necessari per ritornare ad essere sul mercato, rivitalizzando così tanto l’attività commerciale e imprenditoriale del beneficiario, quanto complessivamente quella del settore in cui opera (si pensi ad esempio alle eventuali aziende con cui collabora e  non in ultimo, agli stessi dipendenti). In tal senso, ad essere favoriti sarebbero i mercati produttivi e finanziari, compresi, ovviamente, gli istituti di credito, i quali proprio dall’incremento degli investimenti e della circolazione monetaria trarrebbero indiscutibili vantaggi in termini finanziari.

Questi sono solo alcuni dei benefici che l’amnistia finanziaria arrecherebbe, limitatamente al campo economico. Nondimeno, l’amnistia può essere concepita anche come uno strumento avanzato di giustizia sociale. Si pensi, ad esempio, a quanti ancora oggi in Italia, a quasi otto anni dall’esplosione della crisi, vanno ad incrementare le statistiche sui suicidi: una drammatica e disperata risposta all’incedere incalzante della spirale di indebitamento. All’origine di questa tendenza che non accenna a diminuire vi sono proprio quelle clausole vessatorie degli usurai, tanto quelli che operano illegalmente quanto coloro che operano nell’ipocrisia delle regole creditizie del sistema bancario. Il risultato è l’inasprirsi delle condizioni di immiserimento, non solo materiale, ma “morale” e umano: è il caso ad esempio di tutte le vittime “costrette” al gioco d’azzardo. Il gioco d’azzardo è l’ultima disperata frontiera prima dell’inferno per coloro che, illudendosi di “giocarsi” qualche chance, traggono consolazione rifugiandosi nel gioco, ignari del fatto che, più che d’un rifugio, si tratta di un abisso, in cui non si può che “perdere” e sprofondare.

Angelo Santoro e Enrico Buemi

 

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